Il Fisco bussa alla porta del Quirinale
Raccontano che Giorgio Napolitano non ha battuto ciglio e ha fornito tutti i documenti del caso. Eppure non è cosa di tutti giorni veder recapitare al presidente della repubblica una richiesta di chiarimenti fiscali. È proprio quello che è successo qualche settimana fa al capo dello stato, raggiunto da una lettera dell'Agenzia delle entrate.
Il tutto premettendo il tipo di operazione portata avanti dal Fisco. «L'ufficio», si legge nella lettera, «sta effettuando il controllo formale della dichiarazione modello Unico presentata nell'anno 2008 per il periodo d'imposta 2007». Per questo, prosegue il documento, «la Sua collaborazione consentirà di verificare la corrispondenza tra i dati esposti in dichiarazione e quelli risultanti dalla relativa documentazione da Lei conservata». A tal fine, dice la carta dell'Agenzia delle entrate verso la conclusione, «è necessario che Lei trasmetta a questo ufficio, entro 30 giorni dal ricevimento della presente, la documentazione, anche in copia fotostatica».
Insomma, toni decisi quelli dell'amministrazione finanziaria, dello stesso tenore di quelli utilizzati per qualsiasi altro contribuente. Del resto l'Agenzia delle entrate, guidata da Attilio Befera, ha sempre affermato che nei controlli contro eventuali evasioni fiscali non si devono fare sconti a nessuno. E così è stato anche per Napolitano.
Il presidente della repubblica ha fornito nei giorni scorsi tutta la documentazione, ha confermato a ItaliaOggi lo staff del Quirinale, il quale ha ricondotto l'operazione dell'Agenzia delle entrate nell'alveo di una procedura normale: «Si è trattato di un controllo di routine, il presidente ha fornito tutti i chiarimenti e l'amministrazione finanziaria ha chiuso la questione». Insomma, Napolitano ha trasmesso le carte e l'Agenzia ha archiviato tutto riconoscendo la regolarità della posizione del presidente. Il punto è che la vicenda, forse, non è poi tanto di routine, dal momento che il destinatario della procedura è il capo dello stato. E in effetti si racconta che i piani alti dell'Agenzia delle entrate, tra cui la direzione accertamento di Luigi Magistro e quella audit guidata da Stefano Crociata, abbiano reagito con qualche preoccupazione nel momento in cui sono venuti a conoscenza dell'iniziativa di un ufficio locale delle Entrate nei confronti di Napolitano. Probabilmente il sistema avrebbe dovuto segnalare prima, e meglio, che il «bersaglio» scaturito da quel controllo automatizzato ex art. 36 ter era proprio il presidente della repubblica.
Napolitano, dal canto suo, non ha fatto una piega e con grande trasparenza e disponibilità ha fornito ogni chiarimento. Sarebbe soltanto curioso sapere come avrebbe reagito qualche suo illustre predecessore, in genere abituato a dare «picconate» per vicende anche minori.
Ferma Equitalia.
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