Le Nuove Norme Sui Mutui Dopo Il Decreto Anticrisi
Tetto al 4% sui vecchi mutui prima casa a tasso variabile per tutto il 2009 e indicizzazione al tasso ufficiale Bce sui nuovi prodotti sottoscritti dopo il primo gennaio. Il decreto anti-crisi rappresenta un tentativo del Governo in soccorso dei risparmiatori in difficolta' con il caro-rata, ma cosa cambia all'atto pratico per le famiglie italiane? Al momento (e qualora i termini del decreto dovessero essere confermati) e' difficile dare una risposta, tutto dipendera' dall'andamento dei tassi interbancari (gli Euribor ai quali sono indicizzati i mutui variabili sottoscritti finora) nei prossimi 12 mesi.
Rate in calo del 2-8% per i vecchi mutui
Scattando una fotografia ai valori di oggi (l'Euribor a 1 mese, parametro di riferimento per due terzi dei finanziamenti variabili, e' al 3,57%) il "risparmio" che si puo' ottenere dipende dallo spread (cioe' dal ricarico) praticato da ciascuna banca: se si prende in esame un prestito da 100mila euro contratto nel dicembre 2005 (prima della stagione di rialzo dei tassi), la rata mensile con il tasso calmierato al 4% (compreso spread e altre voci) scenderebbe a 610 euro, con un effetto positivo rispetto ai valori attuali che varia dal 2 all'8% a seconda appunto dello spread applicato (vedi tabella).
I tassi interbancari (tranne la parentesi di ieri sulla scadenza a un mese) sono pero' in continuo calo da inizio ottobre e, con la nuova sforbiciata che la Banca centrale europea si appresta a dare gia' da giovedi' prossimo sul costo del denaro, c'e' da mettere in conto che possano continuare a scendere fino a rendere le mosse del decreto poco piu' che virtuali.
Tetto
al 4% sui vecchi mutui prima casa a tasso variabile per tutto il 2009 e
indicizzazione al tasso ufficiale Bce sui nuovi prodotti sottoscritti
dopo il primo gennaio. Il decreto anti-crisi rappresenta un tentativo
del Governo in soccorso dei risparmiatori in difficolta' con il
caro-rata, ma cosa cambia all'atto pratico per le famiglie italiane? Al
momento (e qualora i termini del decreto dovessero essere confermati) e'
difficile dare una risposta, tutto dipendera' dall'andamento dei tassi
interbancari (gli Euribor ai quali sono indicizzati i mutui variabili
sottoscritti finora) nei prossimi 12 mesi.Rate in calo del 2-8% per i vecchi mutui
Scattando una fotografia ai valori di oggi (l'Euribor a 1 mese, parametro di riferimento per due terzi dei finanziamenti variabili, e' al 3,57%) il "risparmio" che si puo' ottenere dipende dallo spread (cioe' dal ricarico) praticato da ciascuna banca: se si prende in esame un prestito da 100mila euro contratto nel dicembre 2005 (prima della stagione di rialzo dei tassi), la rata mensile con il tasso calmierato al 4% (compreso spread e altre voci) scenderebbe a 610 euro, con un effetto positivo rispetto ai valori attuali che varia dal 2 all'8% a seconda appunto dello spread applicato (vedi tabella).
I tassi interbancari (tranne la parentesi di ieri sulla scadenza a un mese) sono pero' in continuo calo da inizio ottobre e, con la nuova sforbiciata che la Banca centrale europea si appresta a dare gia' da giovedi' prossimo sul costo del denaro, c'e' da mettere in conto che possano continuare a scendere fino a rendere le mosse del decreto poco piu' che virtuali. Un esempio? Se l'Euribor di riferimento dovesse scendere sotto il 3%, anche aggiungendo uno spread dell'1% il mutuo in essere avrebbe un tasso inferiore al tetto del 4%. E' dunque probabile che le sole forze di mercato siano sufficienti ad alleviare le difficolta' dei mutuatari, anche senza l'intervento del Governo che, vale la pena di ricordarlo, e' per il momento limitato al solo 2009. In questo modo il decreto anti-crisi, per quanto attiene al tema mutui, verrebbe ad assumere una valenza essenzialmente precauzionale: nel caso il tasso dovesse superare il 4% sarebbe lo Stato ad assumersi il pagamento della rata.
Nuovi mutui
Anche per quanto riguarda l'indicizzazione dei nuovi prestiti variabili al tasso ufficiale Bce anziche' all'Euribor, gli effetti saranno da misurarsi nel tempo. Il tasso fissato a Francoforte (ora al 3,25%) e' infatti generalmente inferiore rispetto all'interbancario, oltre che piu' trasparente e meno volatile. Resta pero' da vedere in che modo questa innovazione verra' tradotta in pratica dalle banche, che di norma si finanziano al tasso Euribor e potrebbero quindi chiedere un prezzo superiore in termini di spread per coprirsi dal rischio di eventuali crisi sui mercati interbancari.
Sul tema il ministro delle Finanze, Giulio Tremonti, e' stato piuttosto chiaro: <
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