Commissioni tributarie, appello degli avvocati: piegati i diritti dei contribuenti

Federcontribuenti: ”Dallo scoppio della pandemia nelle commissioni tributarie si è deciso di introdurre il “contraddittorio cartolare coatto”, ovvero, le ”note di trattazione scritta” che hanno preso il posto della garanzia procedurale dell’interlocuzione diretta con il giudice. Il fatto gravissimo è che pur di fronte alla notifica di avvenuto deposito delle note di trattazione scritta in molte sentenze si legge che, a difesa del contribuente, non è comparso il difensore con la grave conseguenza di vedersi, lo stesso contribuente, soccombere senza possibilità alcuna di far valere le proprie ragioni”. Durissime conseguenze per i contribuenti, soprattutto per gli autonomi che rischiano di perdere il diritto ai bonus previsto dal decreto Ristori

Quante volte abbiamo parlato della disorganizzazione delle commissioni tributarie, della necessità di una riforma che renda il contribuente eguale dinnanzi alla giustizia tributaria al pari degli Enti resistenti; quante volte abbiamo denunciato la gravità dell’attuale sistema fiscale e tributario, dove il suo malfunzionamento mette un contribuente spalle al muro condannandolo alla morte economica.

Un contribuente a cui viene negato il principio del diritto alla difesa è un lavoratore a cui viene negato il DURC, a cui viene negato il bonus ristori perché, agli occhi dell’Ente impositore sarà sempre ritenuto un irregolare e quindi non degno di essere considerato, cioè ristorato nei suoi diritti.

Questa procedura, il contraddittorio cartolare coatto, imposto contro la volontà delle parti, è una disposizione che contrasta con i principi regolatori del giusto processo (articolo 111, comma 2, della Costituzione), il diritto di difesa (articolo 24) ed i diritti fondamentali di cui all’articolo 6, paragrafo 1 della Cedu, come interpretato dalla Corte di Giustizia, dovendo le parti avere sempre la possibilità di esporre oralmente le loro ragioni, in contraddittorio, e con la garanzia procedurale dell’interlocuzione diretta con il giudice.

”Alla data del 30 settembre 2020 le controversie tributarie pendenti, sono 366.870, aumentate dell’1,21% rispetto al 30 settembre 2019 e risultano in crescita del 2,92% rispetto all’inizio del trimestre”.

Tutto questo durerà fino alla cessazione degli effetti del nuovo stato emergenziale da Covid-19, quale scenario per i contribuenti?

In guerra con il fisco sono soprattutto i lavoratori autonomi che hanno sulle proprie spalle una cascata di scadenze fiscali: tutti i ristoratori, tutti i titolari di palestre o scuole di ballo, tutti i lavoratori nel settore turistico e tutti gli agenti di commercio sono a pezzi e la loro rabbia è solo frutto di una giusta paura di non sopravvivere a questo anno con il fatturato quasi a zero; di non sopravvivere a tutte le scadenze fiscali che si sono accumulate; di non ottenere i bonus perché non in regola con i pagamenti precedenti.

Cosa fare?

”Impugnare i propri diritti è il primo vero passo verso una rivoluzione dell’attuale sistema anti democratico. Vietato rassegnarsi ma combattere con gli strumenti giuridici di cui disponiamo che se anche – azzoppati – risultano essere l’unica vera arma attualmente valida”.