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Dal 1980 l’autostrada italiana non viene ampliata. Il prossimo 18 giugno Federcontribuenti scende al fianco del Comitato autostrade con il sen. Mattia Crucioli

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”Non possiamo che appoggiare e condividere l’azione promossa dal senatore Mattia Crucioli che ha organizzato per il prossimo 18 giugno, dalle 18, davanti alla Prefettura di Genova una manifestazione per chiedere che venga interrotta la trattativa per l’acquisizione onerosa delle quote di Autostrade per l’Italia da parte dello Stato per 9 miliardi di euro più i debiti di cui si andranno a fare carico tutti i contribuenti italiani”. Marco Paccagnella: ”questa battaglia non riguarda solo la Liguria ma dalla Liguria deve partire. Dal 1980 la rete autostradale italiana non viene ampliata, un deficit infrastrutturale inspiegabile visto quanto ce la fanno pagare! La delegazione ligure sarà rappresentata da Oriana Moreschini”.

Da uno studio di Deloitte-Luiss l’Italia risulta essere il maggior beneficiario dei finanziamenti della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), che negli ultimi cinque anni ha erogato €328,48 miliardi per sostenere la realizzazione di progetti infrastrutturali sostenibili. L’Italia è il Paese che più di tutti ha beneficiato dei Green Loans con circa €48,73 miliardi con un utilizzo modesto nel settore dei trasporti (€5,32 miliardi). Stando allo studio di Deloitte l’Italia dovrebbe investire nella rete autostradale circa 138 miliardi di euro.

Federcontribuenti: ”per un ventennio le convenzioni autostradali non sono state rese pubbliche a

discapito dell’interesse generale alla conoscenza; ciò è accaduto nonostante la rilevanza economica della materia che avrebbe richiesto l’opportunità di un controllo diffuso. Solo nel 2019 sono state pubblicate le linee guida sulla manutenzione della rete”.

Il mantenimento dello status quo ha accentuato le inefficienze riscontrate nel sistema, in ordine alla razionalità degli ambiti delle tratte, dei modelli tariffari, di molte clausole contrattuali particolarmente vantaggiose per le parti private. Inoltre, costante è risultata, nel tempo, la diminuzione degli investimenti.

L’attività di controllo sulla complessa gestione della rete autostradale italiana è ostacolata, come riconosciuto dallo stesso Ministero, dalla scarsità del personale dedicato, benché nelle concessioni

il controllo e la vigilanza del concedente risultino immanenti al sistema, in quanto posti in essere anzitutto nell’interesse dello stesso concedente. Il sistema autostradale assume, anche alla luce dei principi europei, un ruolo fondamentale che incide sul concreto esercizio del diritto di circolazione e di soggiorno nel territorio e che si riflette sullo sviluppo economico del Paese. Occorre cogliere l’opportunità di individuare il punto di equilibrio fra remunerazione del capitale e tutela degli interessi pubblici e dei consumatori, in un contesto di una più concreta attuazione dei principi della concorrenza e dell’efficienza gestionale.

Cosa chiederemo il 18 giugno?

Che venga riavviato il procedimento di caducazione della concessione autostradale per le gravi inadempienze che hanno provocato la tragedia del Ponte Morandi, nonché l’isolamento della Liguria con i relativi danni economici e i continui disagi per i cittadini e che tutta la gestione della rete autostradale italiana venga riformata sulla base delle direttive europee in piena trasparenza e tutela della sicurezza dei consumatori e contribuenti.

Da un articolo di Primocanale dell’editore Maurizio Rossi: “Negli ultimi giorni siamo venuti a sapere che lo stato per riprendersi in mano Autostrade dà soldi allo stesso manutentore. Sono soldi nostri che stiamo dando agli azionisti di Autostrade. Mattia Crucioli ha dato a tutti noi una via, una possibilità di parlare, è una iniziativa a difesa di tutti i cittadini”.

Lo Stato si appresta ad acquistare quella concessione che Autostrade ”ha spremuto come un limone, evitando di fare manutenzione, mettendo a rischio la vita degli utenti, rovinando l’economia ligure, i suoi porti, il turismo, costringendoci a passare ore e ore ogni giorno in coda nella migliore delle ipotesi se non andando a rischiare la vita in incidenti negli innumerevoli scambi di carreggiata e tratti a corsia unica. Per non parlare dei pannelli fonoassorbenti pericolanti ormai smontati e da ricostruire, i viadotti che perdono pezzi sulla testa dei cittadini che ci abitano sotto, le gallerie che crollano e invase dall’acqua. E noi italiani a questi concessionari dovremmo dare 9 miliardi per togliere il disturbo?”.

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