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La morte di Merlo e quella frase ”mi hanno detto che intaso il pronto soccorso per due placche alla gola”. Cosa sta succedendo nei nostri pronto soccorso?

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Federcontribuenti: ”Da Nord a Sud accedere alle cure nei pronto soccorso è a distanza di 16 mesi dallo scoppio della pandemia ancora complicato e non per i familiari, ma per i malati. A meno che non si sia in imminente pericolo di vita i pazienti che richiedono accesso nei pronto soccorso attendono ore prima di essere assistiti e come nel caso di Merlo spesso si è maltrattati e malgestiti”. Di chi è la colpa? ”Le Regioni assieme al ministro Speranza devono rivedere sia i protocolli di accesso nei pronto soccorso sia il dissequestro degli ospedali trasformati in covid hospital”.

E’ successo a Michele Merlo come alla figlia della nostra vicepresidente come a milioni di altri cittadini, Merlo ha pagato con la vita come tanti altri: ”mia figlia dopo giorni di cure a domicilio con febbre oltre i 40 e dolori addominali insopportabili è stata portata nel pronto soccorso più vicino dove, pur con febbre altissima e svenimenti in corso è stata tenuta fuori senza assistenza in attesa dell’esito del tampone che non arrivava poiché il reagente era finito. Dopo ben 5 ore è stata fatta entrare subendo una visita approssimativa prima di essere rispedita a casa. Il giorno dopo è stata riportata presso un altro pronto soccorso dove riscontravano il valore del PCT 10 volte la soglia ricoverandola di urgenza. Fuori dal pronto soccorso ho visto vittime di incidenti con sospette fratture attendere ore perchè prima si deve avere l’esito del tampone. Isteria? Protocolli sbagliati?”.

Ogni provincia si è vista requisire nosocomi trasformandoli in hospital per i pazienti positivi, l’accesso nei pronto soccorso si è quindi dirottato presso quei pochi ospedali rimasti senza che venissero aumentati il numero dei medici o degli infermieri o aumentando il numero delle risorse di sicurezza come umane. Quindi se prima un pronto soccorso gestiva mille accessi al giorno, con il covid quello stesso pronto soccorso e con lo stesso numero di medici pre covid si è visto quadruplicare il numero di accessi. A distanza di 16 mesi dallo scoppio della pandemia, di mesi dove importanti stanziamenti pubblici, 121,370 miliardi, dovevano garantire nuove assunzioni negli ospedali e da altrettanti mesi dalle prime vaccinazioni l’accesso alle cure per i malati è tutt’ora a rischio.

”Siamo vittime non solo di una generale isteria ma, anche di una grave disattenzione del ministro Speranza. L’80% dei malati oncologi da un anno si è visto impedito il diritto alle cure; le liste di attesa si sono allungate di mesi; tra il personale medico impiegato nei pronto soccorso serpeggia ancora uno stato psicologico isterico dovuto anche da turni massacranti e da protocolli che gli impediscono di offrire immediate cure. Adesso basta!”.

Il Covid-19 è un moltiplicatore di disuguaglianze

È sotto gli occhi di tutti come la pandemia abbia condizionato il livello di accessibilità al Servizio Sanitario Nazionale da parte dei pazienti non Covid e come questa criticità abbia aumentato il numero di morti in casa.

”Chiediamo al ministro Speranza di iniziare subito un tour presso i pronto soccorso per meglio comprendere il grave stato in cui versano e le gravi ripercussioni sui pazienti. Di dissequestrare gli ospedali covid finalmente senza più pazienti e di restituirli alla popolazione e di rivedere i protocolli di accesso alle cure. La sicurezza sanitaria è questa, dare a tutti il diritto alle cure onde evitare ulteriori morti. Sia chiaro che non puntiamo il dito contro i medici in prima linea ma, contro questa politica quasi paralizzata dall’isteria da covid. Molti politici non accedono nei comuni pronto soccorso potendo contare su cure presso i privati e questo privilegio nega loro l’accesso allo stato reale delle cose”.

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