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Le banche richiamano i clienti: ”rinuciate alla sospensione del mutuo o rischiate guai peggiori”

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Federcontribuenti: ”ci muoviamo in un campo minato dove diventa di primaria importanza dare agli imprenditori la giusta informazione su come tutelarsi. In ballo abbiamo le indicazioni dell’EBA, (European Banking Authority), la proroga sulla sospensione dei mutui fino al 30 giugno 2021 per effetto dell’ art 65 D.L. 104/2020 e successivamente con la Legge di Bilancio 2021 e la vita degli imprenditori”. La velata minaccia delle banche data agli imprenditori richiamati in banca in questi giorni: ”la posizione resterebbe in FORBORNE PERFORMING per 24 mesi e ciò può avere effetti negativi sull’esito di eventuali future richieste di finanziamento, sul prezzo applicato ad eventuali futuri finanziamenti e eventuali ulteriori richieste di allungamento del piano potrebbero non aver seguito”.

Il fatto.

Una imprenditrice ci chiama cercando un aiuto: ”sono stata chiamata in banca e mi è stato chiesto di rinunciare alla sospensione delle rate del mutuo per evitare conseguenze gravi. Ho scoperto così che altri mie colleghi imprenditori hanno ricevuto la telefonata dalla banca: le comunicazioni avvengono esclusivamente per mezzo verbale, le banche si rifiutano di fornirci documentazione scritta. Cosa dobbiamo fare? Perchè il nostro governo prevede una sospensione dei mutui fino al prossimo 30 giugno e invece le banche ci fanno pressioni per rinunciare alla sospensione del pagamento delle rete? Mi è stato fortemente consigliato dalla banca di riprendere il versamento delle rate a partire da febbraio 2021 o rischio una segnalazione come cattivo pagatore quando io, e molti altri, eravamo in una posizione in bonis”.

Cosa sta succedendo.

A fronte della seconda ondata pandemica, l’E.B.A. (European Banking Authority) ha riattivato la possibilità per le banche di non classificare automaticamente gli affidamenti “in bonis” oggetto di moratoria ex lege, al verificarsi di determinati presupposti, come crediti in “default”. L’avvocato Fortunato Forcellino, responsabile ufficio legale della Federcontribuenti spiega questo passaggio: ”nella sostanza le banche hanno avuto l’autorizzazione di inserire quegli imprenditori, che per effetto del covid hanno deciso di usufruire della sospensione mutui e che erano nei confronti della banca in bonis, in una posizione negativa sull’erogazione del credito da parte del sistema bancario stesso. Va detto però che tale sospensione dei pagamenti dei mutui è stata concessa per decreto legge e in gioco forza con la situazione pandemica in atto. Per tanto non è stata volontà o negligenza dell’imprenditore, ma una situazione maturata in un ambito di emergenza globale”.

Nella sostanza chi prima della sospensione aveva una situazione di rate pagate regolarmente ed era quindi in una poszione “in bonis” non ha assolutamente nulla da temere e può quindi declinare la richiesta della banca di rinunciare alla sospensione”.

Cosa succederà dopo il 30 giugno 2021?

Le conclusioni a cura della Federcontribuenti:

”Queste attività produttive magicamente non avranno liquidità per coprire tutte le rate sospese anche perchè non hanno comunque potuto lavorare. Inoltre le banche avranno facoltà di modificare i contratti per durata e tassi di interesse oltre che per importo rata e se Draghi non prenderà per tempo le dovute precauzioni queste imprese finiranno nelle fauci delle banche, finiranno brandelli. Ci sono intere filiere chiuse da 13 mesi e per loro occorre pensare ad un piano di rientro dalla sospensione soft, in concerto con la UE e le banche. Agli imprenditori preoccupati diciamo di rivolgersi a noi per tempo”.

La soluzione potrebbe essere, per salvare l’economia interna italiana dal default e dalle mafie l’attivazione della Lirabond:

” la ripresa sarà lenta e i debiti accumulati, quelli passati e presenti a carico di tutte le PMI e delle famiglie, sono un rischio reale che dobbiamo scongiurare. Stampando tante Lirabond quante occorrono a ripianare i debiti per tornare a sperare. Possiamo immettere le LIRE nel nostro circuito interno, escludendo ogni canale estero dove resterebbe l’Euro, una forma di criptovaluta interna. Se lo fanno gli altri Paesi UE possiamo farlo anche noi”!

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