Roma, 19 marzo – Federcontribuenti segnala come l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche – dal conflitto in Iran, alla guerra in Ucraina, fino all’instabilità persistente in Medio Oriente – stia producendo un impatto macroeconomico significativo sull’economia italiana, con effetti diretti e indiretti sul reddito disponibile delle famiglie.
Sulla base delle elaborazioni dell’associazione su dati ISTAT, Eurostat e dei principali centri studi nazionali, l’inflazione importata nei comparti energia e alimentare ha determinato un incremento cumulato della spesa familiare pari a +18,5% nel biennio 2022–2024, a fronte di una dinamica salariale sostanzialmente stagnante. Il potere d’acquisto reale risulta ridotto di –12,5%, mentre il costo macroeconomico complessivo dei conflitti – tra rincari energetici, aumento dei tassi di interesse e rallentamento dell’export – è stimato in circa 2,9% di PIL all’anno nel triennio considerato.
Ulteriori indicatori confermano il deterioramento del quadro economico:
- Tasso di risparmio delle famiglie ai minimi dal 2003, con una contrazione stimata tra –25% e –30% rispetto al periodo pre-crisi.
- Costo del credito in aumento: i tassi sui mutui a tasso variabile risultano superiori del +42% rispetto al 2021, con un impatto diretto su circa 3 milioni di nuclei familiari.
- Consumi alimentari in calo del –4,2% in volume, segnale di una compressione strutturale della domanda interna.
- Pressione sui costi delle imprese energivore: incremento dei costi operativi fino al +70%, con effetti su prezzi finali, margini e occupazione.
- Export in rallentamento: la domanda estera netta registra una contrazione stimata tra –1,1% e –1,4% su base annua, in particolare nei settori meccanica, metallurgia e agroalimentare.
Secondo Federcontribuenti, l’effetto combinato di questi fattori ha inciso in modo significativo sul tessuto sociale del Paese: rispetto al periodo pre-crisi, la popolazione in condizione di povertà assoluta o relativa è aumentata fino al +30%, con milioni di cittadini scivolati dalla fascia di vulnerabilità economica verso forme più gravi di esclusione sociale.
Le proiezioni per il 2025–2026 indicano che, in assenza di interventi correttivi, l’inflazione importata potrebbe generare un ulteriore incremento dei prezzi compreso tra +3% e +5%, mentre la platea dei cittadini a rischio povertà potrebbe ampliarsi di ulteriori 500.000–600.000 unità. Il potere d’acquisto delle famiglie potrebbe subire una nuova erosione stimata tra –2% e –3%, con effetti negativi sulla domanda interna e sulla crescita potenziale.
“Ci troviamo di fronte a un’emergenza sociale silenziosa – afferma il presidente Marco Paccagnella – in cui l’aumento del costo della vita, unito alla stagnazione dei redditi, sta erodendo in modo strutturale la capacità di spesa delle famiglie italiane. È necessario un intervento urgente e coordinato per sostenere il potere d’acquisto, mitigare gli effetti delle crisi internazionali e preservare la coesione sociale del Paese”.
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