ROMA, 22 GENNAIO – “L’analisi della CGIA di Mestre che dipinge l’aumento del gettito fiscale come il naturale e positivo effetto della maggiore occupazione è un’illusione ottica che nasconde una realtà drammatica: lo Stato sta mungendo i lavoratori e le imprese come mai prima d’ora”. Con questa dichiarazione in una nota Stampa, Federcontribuenti interviene duramente nel dibattito economico nazionale, smontando la tesi di una crescita fiscale “virtuosa”. Secondo l’associazione, i numeri sbandierati come prova di buona salute dell’economia raccontano in realtà una storia diversa. L’aumento delle entrate tributarie, spiegano dal centro studi di Federcontribuenti, “non deriva da una crescita solida e strutturale, ma da due meccanismi distorsivi che stanno erodendo il reddito reale di famiglie e imprese. Il primo è il fiscal drag. L’inflazione, sommata ai rinnovi contrattuali, ha spinto milioni di lavoratori in scaglioni Irpef più elevati, facendo crescere automaticamente il prelievo fiscale”. Un “drenaggio” che ha permesso allo Stato di incassare di più mentre, nello stesso periodo, il potere d’acquisto dei cittadini è diminuito di circa il 7%. Il secondo elemento è la qualità dell’occupazione: dietro i dati positivi sul lavoro si nasconde spesso un esercito di contratti precari o part-time. Tassare questi redditi bassi, osserva Federcontribuenti, significa colpire la tenuta economica delle famiglie senza alcun ritorno in termini di servizi o welfare. Nel mirino finisce anche uno dei mantra più ricorrenti della politica fiscale italiana: «pagare tutti per pagare meno». Per Federcontribuenti si tratta di «una delle più grandi fake news economiche della storia repubblicana». Nonostante il recupero dell’evasione abbia raggiunto livelli record grazie alla tracciabilità dei pagamenti, la pressione fiscale reale continua a salire: ufficialmente al 42,8%, ma con punte che per i contribuenti onesti superano il 47%. «Il gettito recuperato non è stato utilizzato per ridurre le tasse – accusa l’associazione – bensì per alimentare una spesa pubblica inefficiente. Oggi paghiamo tutti, ma paghiamo sempre di più». «L’analisi della CGIA di Mestre che dipinge l’aumento del gettito fiscale come il naturale e positivo effetto della maggiore occupazione è un’illusione ottica che nasconde una realtà drammatica: lo Stato sta mungendo i lavoratori e le imprese come mai prima d’ora». Con questa dichiarazione, Federcontribuenti interviene duramente nel dibattito economico nazionale, smontando la tesi di una crescita fiscale “virtuosa”. Secondo l’associazione, i numeri sbandierati come prova di buona salute dell’economia raccontano in realtà una storia diversa. L’aumento delle entrate tributarie, spiegano dal centro studi di Federcontribuenti, non deriva da una crescita solida e strutturale, ma da due meccanismi distorsivi che stanno erodendo il reddito reale di famiglie e imprese. Il primo è il fiscal drag. L’inflazione, sommata ai rinnovi contrattuali, ha spinto milioni di lavoratori in scaglioni Irpef più elevati, facendo crescere automaticamente il prelievo fiscale. Un “drenaggio” che ha permesso allo Stato di incassare di più mentre, nello stesso periodo, il potere d’acquisto dei cittadini è diminuito di circa il 7%. Il secondo elemento è la qualità dell’occupazione: dietro i dati positivi sul lavoro si nasconde spesso un esercito di contratti precari o part-time. Tassare questi redditi bassi, osserva Federcontribuenti, significa colpire la tenuta economica delle famiglie senza alcun ritorno in termini di servizi o welfare. Nel mirino finisce anche uno dei mantra più ricorrenti della politica fiscale italiana: «pagare tutti per pagare meno». Per Federcontribuenti si tratta di “una delle più grandi fake news economiche della storia repubblicana”. Nonostante il recupero dell’evasione abbia raggiunto livelli record grazie alla tracciabilità dei pagamenti, la pressione fiscale reale continua a salire: ufficialmente al 42,8%, ma con punte che per i contribuenti onesti superano il 47%. «Il gettito recuperato non è stato utilizzato per ridurre le tasse – accusa l’associazione – bensì per alimentare una spesa pubblica inefficiente. Oggi paghiamo tutti, ma paghiamo sempre di più». Da qui la richiesta di una svolta strutturale e la proposta di un nuovo modello, definito da Federcontribuenti “fisco dei cittadini”. Tre i pilastri indicati: la detassazione totale degli aumenti salariali destinati a compensare l’inflazione; la destinazione automatica delle somme recuperate dall’evasione a un fondo per ridurre le aliquote Irpef sui redditi medio-bassi; l’introduzione di un vero quoziente familiare, con la deducibilità integrale delle spese essenziali – sanità, istruzione, mutuo – per sostenere famiglie e natalità. «Chiediamo un confronto immediato con il Governo», conclude la presidenza di Federcontribuenti. «Non si può spacciare un prelievo record per un successo economico. Se il gettito cresce ma i cittadini sono più poveri e i servizi pubblici sono al collasso, siamo davanti a un fallimento del sistema, non a un primato di cui vantarsi. Non si può spacciare un prelievo record per un successo economico. Se il gettito cresce – conclude Federcontribuenti – ma i cittadini sono più poveri e i servizi pubblici sono al collasso, siamo davanti a un fallimento del sistema, non a un primato di cui vantarsi”.
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