Roma, 15 gennaio – Un terremoto giudiziario scuote i vertici dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Le recenti perquisizioni presso la sede dell’Authority e l’apertura di un’indagine per peculato e corruzione che vede coinvolti il presidente Pasquale Stanzione e i membri del Collegio, hanno sollevato un’ondata di sdegno tra le associazioni a tutela dei cittadini.
L’accusa: “Tradito il mandato istituzionale”
In una nota ufficiale, Federcontribuenti esprime profondo sconcerto per l’indagine. “Se le accuse fossero confermate – si legge nel comunicato – sarebbe gravissimo che proprio l’Autorità incaricata di tutelare la riservatezza dei cittadini abbia invece tradito il proprio mandato. La fiducia nelle istituzioni si fonda sulla trasparenza e sull’esemplarità di chi è chiamato a vigilare sui diritti fondamentali, come quello alla privacy”.
Il rischio, sottolineano gli esperti, non è solo morale ma operativo: il Garante gestisce dossier sensibili che vanno dal fascicolo sanitario elettronico alla sorveglianza sui colossi del web. Un’ombra sulla sua integrità mina la credibilità dell’intero sistema di controllo nazionale ed europeo.
Le richieste: dimissioni e accesso totale agli atti
Federcontribuenti non si limita alla condanna verbale, ma delinea una linea d’azione netta:
Dimissioni immediate: Viene chiesta l’uscita dei vertici coinvolti per tutelare l’integrità dell’Autorità e l’interesse pubblico.
Trasparenza per i consumatori: L’associazione chiede che venga garantito l’accesso agli atti alle rappresentanze dei consumatori. L’obiettivo è verificare se le presunte condotte illecite abbiano portato a violazioni sistemiche o ad abusi nel trattamento dei dati personali dei cittadini, magari favorendo soggetti privati in cambio di utilità.
“Chiediamo di poter analizzare i processi decisionali degli ultimi anni”, fa presente Federcontribuenti, “per capire se vi siano stati trattamenti di favore o mancate sanzioni che hanno esposto milioni di utenti a rischi informatici o violazioni della propria sfera privata”.
Il commento del Presidente Paccagnella
A chiudere l’intervento è il presidente di Federcontribuenti, Marco Paccagnella, che richiama l’attenzione sulla natura del diritto alla protezione dei dati:
“Serve fare piena luce su quanto accaduto. La riservatezza non è un privilegio concesso dall’alto o una merce di scambio, ma un diritto inviolabile. Se chi deve custodire le chiavi della nostra cassaforte digitale è il primo ad aprirla per interessi personali, il sistema è al collasso”.
L’associazione ha già annunciato che, qualora l’inchiesta dovesse far emergere danni diretti agli utenti, è pronta a promuovere una class action istituzionale per il risarcimento dei danni da mancata vigilanza.
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