ROMA, 27 MARZO – “La sentenza di Los Angeles è un terremoto globale: certifica che i social non sono piattaforme neutre, ma macchine progettate per creare dipendenza. Non è più tecnologia: è doping digitale”. Così il Presidente di Federcontribuenti, Marco Paccagnella, commenta la decisione del tribunale americano che ha paragonato i colossi del web alle lobby del tabacco e dell’alcool.
“Queste piattaforme non vendono servizi: vendono dipendenza. Vendono dopamina. Hanno costruito un modello di business sulla manipolazione neurologica degli utenti, soprattutto dei minori. E lo hanno fatto scientemente, con algoritmi che funzionano come slot machine digitali”, incalza Paccagnella.
La realtà italiana conferma l’allarme. Il caso del tredicenne che ha accoltellato l’insegnante di francese non è un episodio isolato, ma il sintomo di un ambiente digitale fuori controllo, dove contenuti estremi, modelli distorti e dinamiche emulative vengono assorbiti senza filtri. “Quando un ragazzino arriva a un gesto del genere, significa che il sistema ha fallito. E che qualcuno deve rispondere”, afferma Federcontribuenti.
La sentenza americana dimostra che il mito dell’intoccabilità della Silicon Valley è finito. “Se un prodotto danneggia la salute pubblica, chi lo ha progettato ne risponde. Punto. È ora che anche in Italia si passi dall’indignazione alla battaglia legale. Basta con la sudditanza culturale verso le big tech”, prosegue Paccagnella.
“Il progresso non può essere un lasciapassare per la distruzione psicologica dei nostri figli. Se un prodotto è tossico, si regola. Se crea schiavitù mentale, si combatte. Non servono più convegni: serve una legge che metta la persona al centro e riconosca il diritto di disconnettersi senza essere esclusi dalla vita sociale”, conclude il Presidente.
Federcontribuenti vuole essere in questo un baluardo primario per l’Italia, innestando un dipartimento preventivo e di sostegno a famiglie, singole persone o classi intere di danneggiati.
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