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Banca Veneto e Popolare di Vicenza, un dossier in procura su “le cessioni operate dai componenti del cda”

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Un dossier di 40 pagine indirizzato alla procura a motivare l’urgenza di un ”sequestro preventivo dei beni mobili e immobili degli ex dirigenti di Banca Veneto e Popolare di Vicenza per il fondato sospetto di un repentino passaggio di mano dei patrimoni”. La Federcontribuenti teme un tentativo di nascondere ”la refurtiva di un disastro annunciato

Aziende, ville e molto altro nel dossier della Federcontribuenti che ricostruisce il patrimonio dei dirigenti delle due banche e ”la richiesta di sequestro preventivo dei beni degli indagati. Vogliamo che la Procura applichi ad amministratori ed ex presidenti delle banche popolari una serie di sequestri preventivi riguardanti quote societarie e proprietà immobiliari perchè abbiamo il fondato sospetto che Zonin e gli ex amministratori di entrambe le banche, stiano svuotando i propri patrimoni in maniera fittizia per lasciare con un pugno di mosche in mano gli azionisti che hanno deciso di intraprendere le cause civili per riavere almeno in parte quanto hanno perso. Negli ultimi mesi sono aumentati i movimenti delle azioni e soprattutto degli immobili”.

Un centinaio di risparmiatori preoccupati per le poche azioni concrete messe in campo sia dal governo sia da altre associazioni si sono rivolte infine alla Federcontribuenti, ”hanno la legittima paura che il tutto finisca nel silenzio quando è evidente che qui si debba indagare per truffa aggravata a danno di una intera comunità”. Per questo l’avvocato Marco Alberto Zanetti promette ”battaglia in sede civile e in sede penale. I risparmiatori hanno diritto ad essere risarciti e faremo richiesta di ulteriore risarcimento anche a danno dei funzionari e dirigenti che vendevano azioni e obbligazioni che sapevano in anticipo essere sola carta straccia”.

7 miliardi di euro polverizzati e nessuno a dare l’allarme, ”una delle tante testimonianze, – racconta Marco Paccagnella presidente della Federcontribuenti -, riguarda la signora Chiara che ci dice di come sia stato facile per la banca farla passare al momento dell’acquisto delle obbligazioni come esperta di finanza, le hanno compilato un modulo e le hanno chiesto di firmare. Chiara ha perso tutto, non è truffa questa? Minacciare di tagliare o non concedere ulteriore credito non è estorsione? Non informare i soci del reale pericolo o della reale situazione in cui versava la banca cos’è se non un reato grave? Le prove sono i risparmi andati in fumo di migliaia di cittadini”.

La tesi dell’avvocato Zanetti è ”che possano essere ritenute nulle le cessioni di azioni e immobili operate da Zonin nel momento in cui lo stesso avesse avuto l’evidenza della deriva inesorabile che aveva preso la banca negli ultimi anni. Bisogna richiamare l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. al fine della declaratoria di inefficacia degli atti posti in essere in pregiudizio dei creditori; sequestro conservativo secondo l’art. 2905 c.c. e 671 c.p.c e una richiesta di risarcimento rivolta anche ai funzionari e direttori di banca che hanno mentito sapendo di mentire a danno dei risparmiatori”.

Infine, ”questa vicenda è una pagina di cronaca nera – con rabbia il presidente Paccagnella – perchè racconta della morte economica di migliaia di famiglie, dell’uccisione in massa di tante piccole realtà imprenditoriali e alle famiglie delle vittime vien fatta mancare la certezza di un giusto e sacrosanto risarcimento”.

In attesa che la procura prenda visione al più presto del dossier, Marco Paccagnella, per non far calare il silenzio sulla vicenda, organizza un “safari” a Vicenza a bordo di un pullman a mostrar la consistenza del patrimonio immobiliare degli ex dirigenti della banca e che rischia di passar di mano visto che chi di dovere non ha pensato bene di – sequestrare in via cautelare -. ”Come è possibile che dei dirigenti polverizzino i risparmi di una intera comunità e non perdano loro stessi un terreno, una casa, un aggeggio qualsiasi? La responsabilità in questo Paese è ancora vigente?

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