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Expo. Da vetrina mondiale a rigurgito politico. Nell’ombra le coop

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L’Expo doveva essere l’orgoglio, la rinascita, il rilancio delle nostre eccellenze e l’unica cosa in cui abbiamo eccelso è sotto gli occhi di tutti, nello sfacelo amministrativo e politico. 1,3 miliardi di euro l’investimento pubblico nella realizzazione dell’Expo, finora sono 258 milioni il valore degli appalti ”turbati” scoperti dalla procura di Milano. Tra lavoro non retribuito, ritardi dei lavori, pochi biglietti venduti, padiglioni incompleti. Dei promessi 70mila posti di lavoro solo la metà ha trovato un impiego, poi ci sono i circa 8 mila volontari che lavorano senza alcuna retribuzione. I dati sull’affluenza non ci sono, tuttavia basta parlare con i responsabili dei vari padiglioni i quali, a parte i pochi noti, lamentano gravi perdite. Ma quanto hanno speso le Regioni? Un esempio di protocollo ci viene dal Lazio: ”visto che Padiglione Italia Expo 2015 ha inoltrato in data 6 marzo 2014 alla Regione Lazio un proposta per la partecipazione della Regione e della città di Roma all’Expo 2015 in uno spazio espositivo all’interno di Palazzo Italia al costo di euro 1.600.000,00 oltre IVA (oltre agli oneri di gestione e funzionamento dello spazio espositivo da definirsi con Padiglione Italia Expo 2015)”. In termini di spesa pubblica, quanto hanno versato le singole regioni? ”Come sempre, – risponde il presidente di Federcontribuenti, Marco Paccagnella, – risalire ai reali costi quando parliamo di spesa pubblica, è impossibile. Non crediamo si siano bruciati meno di 8 miliardi di euro, calcolando anche le spese nei bilanci degli anni 2009/2015 di Expo ”. Chiuso dopo appena un giorno dall’inaugurazione il cluster Bio-Mediterraneo organizzato dalla Regione Sicilia, costato 18 milioni di euro.

A proteggere la credibilità dell’Expo ben 23 Enti tra cui: presidenza del Consiglio; ministero dei Trasporti e della Agricoltura; corte dei Conti; Comune, Provincia e Regione; Camera di Commercio; Prefettura, Vigili urbani; Asl e l’Expo S.P.A. con il suo collegio di supervisori. Quegli appalti vinti al ribasso e poi schizzati alle stelle, padiglioni ancora chiusi o aperti in fretta senza essere del tutto ultimati. Sarà solo una coincidenza, ma a beneficiare di questa mostruosa messa in scena le cooperative aderenti alla Legacoop. ” Basta aprire gli occhi, le uniche imprese in attivo sono quelle ammanigliate. Sono le cooperative che quasi scivolano sulle corsie referenziali oliate dai soliti noti. Ci chiediamo, come mai le coop di Legacoop hanno sempre gara facile negli appalti pubblici? Lo dica apertamente Renzi che il polmone del suo PD sono proprio le coop, quelle che distruggono il mondo del lavoro, quelle che rendono schiavi gli assunti e quelle che alimentano la corruzione in Italia”.

8,5 milioni i soci di Legacoop, 15 mila le imprese aderenti, 67 miliardi il fatturato complessivo che equivalgono al 12% del PIL: i reggenti del Partito Democratico.

Perchè Poletti, fino a febbraio presidente della Legacoop, quando infiammava una nuova stagione di scandali sulle coop rosse, veniva nominato ministro del lavoro?

Non esiste prodotto alimentare che non venga dalle cooperative, non esiste ambito lavorativo diventato coop. Un sistema nel sistema capace di decidere la politica economica italiana e fiscale. In Italia abbiamo 30 mila stazione appaltanti, i controllo sono inefficaci, svolti per lo più da referenti e a vincere gli appalti è sempre lo stesso gruppo di imprenditori. Monopolio non solo affaristico, ma un gigantesco bacino di voti e consensi che annullano di fatto le urne elettorali. Chi controlla i 840 miliardi di spesa pubblica annuale? Chi i 420 miliardi di produzione dei 300 enti controllati dal parlamento? Di alcune società partecipate non si riesce a sapere nulla, né quanti dipendenti hanno, né quanto spendono o producono, in barba ad ogni grido di trasparenza.

Così risponde Renzi sulla questione Greganti: ”Greganti? La buona politica fa il suo lavoro e non mette becco in quel che fa la magistratura”. Eppure Primo Greganti, arrestato per gli appalti all’Expo ce lo trasciniamo da Mani Pulite, sinistriano da sempre.

”Per quanto ci riguarda la ”buona politica” consegna alla magistratura i pezzi deviati, per quanto ci riguarda i ministri quando a conoscenza di particolari utili alla giustizia interviene in difesa dello Stato per quale esercita le sue funzioni. Troppe volte le cosiddette coop rosse hanno riempito con scandali i giornali di Italia, chiediamo ufficialmente il commissariamento della Legacoop”. Dopo l’Expo, non è previsto nessun piano per riqualificare l’area interna ed esterna, chi coprirà le spese per la riqualificazione o lasceremo all’erbaccia il compito di coprire l’inutilità dell’Expo?

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