Pasticcio pensioni: introdurre reato di responsabilità politica. Per i rimborsi rivolgersi ai responsabili

14 miliardi di euro netti da restituire a 5 milioni di pensionati perchè la riforma Fornero è incostituzionale. Quando l’hanno ideata sapevano di violare questi principi? Federcontribuenti ”Nel nostro ordinamento dobbiamo introdurre il reato di responsabilità politica: chi sbaglia deve pagare di propria tasca”. La Consulta ha invece peccato di lentezza, inoltre, vietò di toccare i privilegi della magistratura e gli stipendi dei manager statali. ”Le ”supremi” pensioni, sono costituzionali?

Abbiamo obbligato 5 milioni di italiani a vivere sotto la soglia di povertà, gli abbiamo imposto assegni da fame, addirittura manovre che non prevedevano alcun sostentamento economico, vedi esodati: non era chiaro che ci si muoveva contro la Costituzione?

Ora la Fornero accusa di maschilismo o di incompetenza i tecnici, la Ragioneria di Stato di averla ”costretta” alla manovra: perchè non ha denunciato a suo tempo questi abusi?

La verità è che il sistema pensionistico in Italia è un puttanaio di codici e cavilli assurdi, nessuna riforma, dalla più vecchia alla recentissima Fornero, è stata in grado di fare chiarezza e giustizia.

Da un lato abbiamo un INPS che ammazza letteralmente le imprese, i suoi costi sono tra le prime voci di fallimento o debito, dall’altro pensioni da fame che non giustificano gli esborsi annuali dei lavoratori. Poi abbiamo le pensioni di invalidità e la pensione sociale che risulta la più facile da avere e che assicura maggiori tutele tra tutte. Chi non ha mai versato un contributo a 70 anni riceve un assegno da 700 euro e non è aggredibile da Equitalia.

Disparità è il termine che padroneggia nel sistema pensionistico.

”Adesso dobbiamo trovare questi 14 miliardi di euro e sistemare una volta per tutte il sistema pensionistico, – spiega il presidente di Federcontribuenti, Paccagnella, -, per prima cosa troviamo giustissimo che chi ha creato un simile pasticcio paghi di propria tasca senza tirare fuori dal cilindro il solito discorso dell’Europa e dell’impossibilità di superare la soglia del 3% del patto di stabilità. In settimana ci sarà un consiglio dei ministri apposito, bene, che decretino di utilizzare i 23 miliardi annui della spesa politica, per rimborsare i pensionati. Significa richiedere a tutti gli allora membri del governo Monti di restituire le spese politiche, vale a dire, consulenze, pensioni, stipendi, auto blu..ect con qualche doverosa penalità come si usa per gli onesti e calpestati contribuenti, poi, riscrivere l’intero sistema pensioni”. Dopo i 65 anni tutti, al di la della propria attività lavorativa, dovrebbero percepire una pensione minima pari a mille euro e una massima di 5 mila, aumentabile in base ai dati ISTAT di anno in anno solo per le fasce minime, chi desidera ulteriori assegni, si paghi un fondo specifico. Via L’INPS. I contributi sotto forma di tasse andranno versate direttamente all’Erario con un risparmio ad azienda pari all’attuale 40% del costo dei contributi. Le 200 voci circa nel libro paga dell’Inps, Mastrapasqua parlava di 400 miliardi di euro, nessuno è stato in grado di fare chiarezza su questa dichiarazione.

Ci mancano dei dati, voci di spesa difficili da reperire, argomenti da più interrogazioni parlamentari, da commissione di inchiesta. Inoltre, gli enti non versano da mesi i contributi per i propri dipendenti, da non dimenticare l’accorpamento con l’Inpdap e i suoi oltre 10 miliardi di disavanzo. Il mistero degli esodati. Errori strutturali gravissimi. Per prima cosa bisogna far rientrare i contributi non versati dagli enti, anche pignorando gli stipendi dei responsabili così come avviene per i contribuenti, comuni mortali. Obbligare le grandi aziende che delocalizzano, a pagare pesanti penali, creando un fondo per la cassa integrazione. Bisogna impedire alle piccole e medie imprese di chiudere o venir confiscate dalle banche o da Equitalia. La Consulta cui compito è guidare riforme e Leggi rispettose della Costituzione rischia di trasformarsi nell’estremo braccio politico. ”Non abbiamo la cultura di rendere punibili i politici che mettono con il loro agire a rischio la tenuta sociale”.