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Rimborsi dei canoni di depurazione, i consumatori hanno diritto fino a 1.000 euro.

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La Corte di Cassazione emette una sentenza storica, (Sentenza Sez. 3 Num. 7947 del 20 aprile 2020): ‘‘nessuna condizione di procedibilità per ottenere il rimborso dei canoni di depurazione, anche se l’impianto è esistente”. Federcontribuenti: ”ad un rapido calcolo parliamo di mille euro a famiglia. Questa sentenza chiarisce un dubbio mai risolto fin ora sul diritto alla restituzione delle somme versate a titolo di canone per depurazione”. L’acqua è pubblica o privata? ”Pubblici gli investimenti, privati i profitti”. Guida alla richiesta decennale per i rimborsi.

La tariffa del servizio idrico integrato si configura, in tutte le sue componenti, come corrispettivo

di una prestazione commerciale complessa perché determinato nel suo ammontare

in base alla legge non in linea però con la Costituzione su cui si basa la Cassazione andando in favore dei consumatori.

L’Italia con la sua rete fognaria e gli impianti di depurazione è tre volte a carico dei cittadini.

”Da decenni – incredibilmente – troviamo un investimento pubblico (soldi dei contribuenti) pari al 20% su tre miliardi l’anno più una media di 200 euro a famiglia l’anno come spesa fissa in bolletta per la gestione del ciclo integrato dell’acqua: acquedotti, depurazione, fognatura.

Sotto questo punto di vista il nostro Paese è il peggiore in Europa. Secondo i dati ufficiali dell’Istat 2019, solo il 44% dei Comuni italiani è dotato di un impianto di depurazione adeguato agli stardard imposti dall’Unione europea, di questi, quasi il 47% dispone a malapena di vasche

Imhoff, il 9% di impianti con trattamento primario e solo il 44,2% può contare su depuratori con un trattamento secondario o avanzato.

Ancora peggio: in 342 comuni è totalmente assente il servizio di depurazione delle acque reflue urbane e sapete dove finiscono? Lì dove corrono i vacanzieri!”.

In Italia il 40% delle acque che non viene trattato è riversato nei fiumi, quindi in mare.

Il 21% dei maggiori comuni italiani ha la rete fognaria non allacciata a un depuratore.

La stessa Legambiente ci ricorda che ”l’inquinamento da cattiva depurazione, scarichi fognari e idrocarburi rappresenta, come numeri, la seconda voce del mare illegale per un totale di 7.813 infrazioni contestate nell’intero 2019, pari al del 33,1% delle illegalità accertante, con ben 9.433 persone denunciate e/o arrestate e ben 3.177 sequestri eseguiti dalla Capitaneria di porto e dalle Forze dell’ordine. Per questo grave deficit strutturale, che rappresenta la vera opera pubblica incompiuta del nostro Paese, siamo puntualmente bacchettati e sistematicamente sanzionati dall’Unione europea con il pagamento di una multa di 25 milioni di euro, più 30 milioni per ogni semestre di ritardo nella messa a norma”.

Nell’estate 2019 la Commissione europea ha stabilito che ci sono 620 agglomerati in 16 regioni italiane che «violano palesemente le norme europee in materia di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane».

Sommando anche la multa europea i contribuenti italiani pagano per ben 3 volte un servizio idrico carente e gravemente lesivo alla salute pubblica oltre che al decoro.

Tornando al diritto al rimborso del canone fognatura e depurazione.

”Tutti i contribuenti che risiedono nei comuni non dotati di un adeguato servizio fognario e impianto di depurazione hanno diritto al rimborso del canone fino al 10 anno trascorso. Le società erogatrici hanno dei moduli scaricabili ma, invitiamo a contattare l’Associazione laddove tale rimborso non venga concesso. Chiederemo inoltre al ministro Costa e a tutto il governo di intraprendere una discussione seria e concreta che porti alla realizzazione di un servizio idrico integrato efficiente e in tempi rapidi, visti anche i finanziamenti fin qui elargiti senza alcun controllo sulla realizzazione”.

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