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Spalmare i 200 miliardi di euro dei crediti in sofferenza mentre dilaga l’allarme, ”vendete tutto”

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Banca Intesa vale 50 miliardi di euro e il sistema bancario italiano non è solido e concorrenziale. Lo ha detto Renzi che ha dimenticato di citare il totale dei crediti in sofferenza delle altre banche italiane: 200 miliardi di euro. Da Scotland intanto arriva l’allarme, ”vendete tutto”.

I tasselli del puzzle messi insieme svelano un quadro complesso, spericolato, di difficile risoluzione a breve termine. Renzi ha venduto le sue calze più belle, Unicredit e Banca Intesa che valgono 90 miliardi di euro, gettando un tappeto sopra i 200 miliardi di euro di crediti in sofferenza frutto di manovre da codice penale di amministratori senza scrupoli. Ecco perchè Renzi, consapevole di questa bolla pronta ad esplodere, ha fretta di ristrutturare il tessuto bancario nazionale, l’intenzione è di spalmare questi debiti sperando di vederli in gran parte assorbiti rischiando, tra l’altro, di contaggiare le banche sane o inventare holding infettate in partenza. Tutto questo negli ambienti è risaputo, ”ma stanno sottovalutando la fragilità dell’Euro ormai svalutato”. Nessuno dall’alto è intervenuto puntando il dito sugli organi di vigilanza, o cautelando il risparmio degli italiani spogliando dei beni i responsabili. Infatti attendiamo con viva curiosità la risposta, se ci sarà, sulla interrogazione a risposta scritta presentata dal deputato Baldasarre l’11 gennaio scorso,

( 4-11589): ”passato un mese dal «decreto salva banche» ancora non risulta che sia stato disposto alcun provvedimento cautelare e conservativo del patrimonio degli amministratori, dei revisori e di chi avrebbe dovuto vigilare e sorvegliare sulla situazione finanziaria delle banche; è di tutta evidenza che le banche responsabili dell’amministrazione e i soggetti di cui sopra possono facilmente spogliarsi di tutti i loro beni anche cedendoli a persone complici o a prestanome improvvisati; ad oggi non risulta attivata alcuna procedura di fallimento o di liquidazione coatta amministrativa nei confronti delle banche in dissesto né sono stati nominati i relativi organi che si occupano della situazione fallimentare delle stesse banche salvo l’avvio della procedura di risoluzione delle quattro banche oggetto del suddetto decreto. Il presidente Roberto Nicastro, nominato il 22 novembre 2015 dalla Banca d’Italia presidente del consiglio di amministrazione di Nuova Banca Marche, Nuova Carife, Nuova Banca Etruria e Nuova Cari Chieti, non ha iniziato alcuna procedura nei confronti dei patrimoni degli amministratori responsabili, neanche il congelamento dei loro beni, ma si è limitato a redigere una «lettera aperta»”. Non solo hanno utilizzato, gli amministratori delle banche, la propria poltrona per salvare società proprie o quelle degli amici, ma, ci hanno tratto profitto, quando sarebbe giusto e logico chiedere indietro il malloppo così come avviene per i cittadini che non pagano o saldano una rata del mutuo.

”Siamo una strana società, – replica Paccagnella di Federcontribuenti -, da un lato abbiamo un sistema bancario severo e rigoroso con la clientela privata, con i cittadini ai quali non concede nessuna forma di prestito senza avere adeguate garanzie a copertura o applicare tassi pazzeschi e previa firma di fideiussioni assassine e dall’altro concede soldi, tanti soldi, a chicchessia senza lasciare traccia tant’è, che i debiti accumulati, si tramutano in soldi spariti nel nulla, un corpo del reato a cui difficilmente la magistratura risalirà. Perchè sia chiaro, questi 200 miliardi di credito deteriorato, non sono prestiti dati ai piccoli imprenditori o alle famiglie, ma prestiti elargiti come forma di favoritismo e il dolo ci sta tutto, per gli amministratori, loro consulenti e contabili ma, soprattutto, per gli organi di controllo nazionale che in silenzio si son fatti complici”. Altra cosa schivata da Renzi, il pericoloso effetto domino che rischia di colpirci, un allarme lanciato dagli analisti di Scotland che invitano a vendere tutto e sappiatelo, mai l’Eurozona è stata tanto fragile come in questo momento. ”Abbiamo costruito e svenduto un castello di sabbia e non reggerà alla tempesta ormai prossima. Occorrono correzioni legislative in Italia e una rivisitazione dello Stato europeo se vogliamo uscirne vivi, ma, è una guerra di strategia che deve trovare ispirazione dentro ognuno di noi o ne resteremo travolti come gemme sotto una grandinata”. In favore di una amministrazione privata abbiamo seppellito il nostro tessuto imprenditoriale lasciando un deserto ai giovani con una percentuale di disoccupazione terrificante, a chi hanno dato i soldi che servivano a finanziarie le piccole e medie imprese?

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