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Tributi e riscossione: il legislatore in piena violazione

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elettori Tributi e metodo di riscossione, due principi regolamentati dalla stessa mano che introduce nuovi tributi ed è chiamato a tutelare i contribuenti salvaguardandone i diritti sanciti nello Statuto del Contribuente e nello stesso codice civile. Il codice tributo è un codice unico identificativo alfanumerico che definisce la tipologia di tributo o entrata, sanzione o interessi da pagare attraverso la compilazione di F23 o F24. In Italia abbiamo 8.958 codici tributi. Di cui 243 codici appartengono all’Irpef.

Veniamo ai principi costituzionali del diritto tributario traditi dal legislatore.

L’indice di capacità contributiva, articolo 53 della Costituzione.

Il legislatore nel corso dei vari governi ha, furbamente, travisato i criteri che determinano la capacità contributiva di ognuno, facendo passare, ad esempio, il possesso del televisore, piuttosto che dell’auto, (canone Rai e bollo auto) o l’imposta sostitutiva sui finanziamenti a medio-lungo termine come indici di reddito.

Sempre in materia tributaria troviamo nella costituzione l’articolo 23.

Un tributo deve essere emanato dal parlamento e non dal governo. La Corte Costituzionale ammette alcune eccezioni, ma, negli ultimi anni, è diventata la regola imporre nuovi tributi senza passare per il parlamento. Un decreto legge convertito con voto di fiducia sposta tutto il potere al governo, il parlamento può solo accettare oppure far cadere il governo, come fosse una minaccia, una ritorsione. L’articolo 77 della Costituzione recita che solo in casi di urgente necessità un governo può disporre un nuovo tributo. La Corte Costituzionale ha ribadito, in assenza dei requisiti di necessità e urgenza, l’incostituzionalità. Se poi dobbiamo accettare il fatto che a causa dei mancati tagli allo spreco del denaro pubblico, sussiste l’urgenza, possiamo anche dire che Paperino era più fortunato di Gastone. Per noi di Federcontribuenti sussistono i termini per impugnare una lunga serie di tributi istituiti negli ultimi anni per presunta incostituzionalità. L’ufficio legale sta studiando tutti i tributi degli ultimi 10 anni.

Riscossione.

Qualcosa è cambiato in casa Equitalia, ma, restano i nodi più grandi, quelli che spazzano via ogni tentativo, da parte del governo e dei deputati, di riapparire credibili agli occhi degli elettori.

Il primo nodo riguarda il conflitto di interessi visto che i giudici tributari vengono stipendiati dal ministero dell’Economia, in barba al principio di imparzialità. Secondo nodo, il metodo stesso utilizzato da Equitalia, un metodo così contorto da costare, alla società stessa, qualcosa come oltre 50 milioni di euro di spese legali per contenzioso esattoriale. Sono così numerosi i casi in cui Equitalia viola leggi e diritti da soccombere in molte aule.

Facciamo un esempio: qualche giorno fa in casa Federcontribuenti arriva una telefonata dall’Abruzzo. Un signore, mezz’ora prima, aveva ricevuto una raccomandata da Equitalia dove lo avvisava del pignoramento dello stipendio presso la propria ditta, la ditta aveva ricevuto una raccomandata con la richiesta di versare l’intero mensile, fino a raggiungere circa 19 mila euro, sul conto corrente intestato alla società di riscossione. Una norma prevede che per il pignoramento presso il datore di lavoro o l’ente pensionistico potrà essere pignorato 1/10 dello stipendio sotto i 2.500 euro mensili di reddito, 1/7 tra 2.500 e 5.000 euro 1/5 sopra questa soglia. Il contribuente in questione ha subito due violazioni di legge: la prima perchè è stato chiamato a pagare tributi vecchi di 20 anni, la seconda perchè rischia di subire il pignoramento dell’intero reddito. In questo caso ha 20 giorni di tempo per fare ricorso, pagare un avvocato e relative spese legali per vedersi riconosciuti diritti sanciti per legge.

Come si spiega tale modus operandi? Equitalia punta sulla legge dei grandi numeri: su 100 contribuenti che subiscono tale violazione, 60 pagheranno perchè ignoranti sui propri diritti, 15 supereranno i termini per il ricorso, solo in 25, su 100, andranno in giudizio e si vedranno tutelati.

Attendiamo da anni una riforma sul sistema della riscossione in linea con lo Statuto del contribuente e con il codice civile.

 

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