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Troppi centri commerciali: rischio estinzione per le piccole imprese

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Centri storici svuotati, una lunga scia di saracinesche chiuse, aree a rischio desertificazione. I piccoli commercianti schiacciati da una concorrenza sleale e da richieste di esborsi non regolamentati dai gestori dei centri commerciali: ecco dove muore l’economia nazionale. In Italia ci sono oltre 2400 centri e nuovi in progetto.

 

Sorgono ovunque, velocemente e sono un’attrattiva sempre più crescente per i consumatori.

Un’attrattiva che nasconde un dramma per i piccoli commercianti che in cerca di clientela si vedono costretti ad abbandonare il vecchio negozio sotto casa ed entrare nell’inferno dei parchi commerciali. L’ultima meschina invenzione delle lobbies del consumo estremo.

Cosa significa per un commerciante migrare in questi enormi parchi commerciali? Significa fare i conti con ingaggi a costi elevati e contratti da “strozzo” che non li tutela in alcun modo. Un costo che varia dalle 300 ai 650 euro a mq e il danno maggiore riguarda la tipologia contrattuale che li rende permanentemente “precari” e senza possibilità di avere alcuna tutela secondo le norme precise previste dal codice civile. Un allarme già lanciato dalla Federcontribuenti ma a cui nessun politico o istituzione ha dato seguito: la denuncia riguarda una falla nel codice civile che non regolamenta i centri commerciali e soprattutto non tutela i commercianti.

I contratti firmati dagli esercenti non sono di locazione, ma di ramo d’azienda e proprio questo cavillo giuridico nega al piccolo imprenditore di potere cedere l’attività e di avere in caso di risoluzione del contratto alcuna indennità di avviamento. Anzi gli tocca la penale e la perdita di ogni diritto sul negozio. Un negozio all’interno di uno di questi centri commerciali costa mediamente 36 mila euro l’anno solo per l’occupazione di un locale da 100mq, con punte di 90 mila. A questo esborso vanno aggiunti i costi condominiali con un ulteriore incidenza del 30%. Quanti centri commerciali ci sono in Italia? Abruzzo (57); Basilicata (17); Calabria (60); Campania (122); Emilia-Romagna (188); Friuli-Venezia Giulia (55); Lazio (172); Liguria (58); Lombardia (595); Marche (66); Molise (13); Piemonte (253); Puglia (100); Sardegna (43); Sicilia (116); Toscana (174); Trentino-Alto Adige (34); Umbria (46); Valle d’Aosta (7); Veneto (293).

Un altro dato spaventa: nei parchi commerciali difficilmente figurano negozi privati, i marchi sono quasi tutti franchising, quasi fosse una condizione imposta. Certo è, il ritorno in termini di economia e di occupazione di questi grandi parchi è spaventoso: per ogni nuovo posto di lavoro nella grande distribuzione se ne perdono circa cinque nelle piccole e medie imprese.

I centri storici svuotandosi non solo hanno compromesso l’economia ma anche il ”passeggio” rendendo isolate zone dove a tutte le ore si registrava un andirivieni di cittadini.

In un momento storico di crisi economica, che vede in grande affanno la piccola e media impresa, alle prese con difficoltà di accesso al credito, con la diminuzione del potere d’acquisto dei salari e degli stipendi, il proliferare di colossi commerciali che possiedono un potere di contrattazione rispetto ai propri fornitori non paragonabile a quello delle PMI, rappresenta un attacco mortale per tutte quelle piccole attività che non hanno i presupposti per competere con colossi commerciali di questo tipo. Prezzi, saldi, offerte, promozioni che attraggono l’attenzione del consumatore e che non possono essere proposti dal piccolo imprenditore. La Federcontribuenti invita i commercianti legati a questi pericolosi contratti a chiedere assistenza e tutela alle sedi dislocate in ogni regione al fine di vedersi tutelati e promuovere anche azioni collettive volte a modificare questo sistema assassino. Si inizino a sbattere i pugni sui tavoli. Non si capisce perchè un commerciante non possa aprire all’interno di un parco con le stesse modalità con le quali aprirebbe su strada.

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