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Zanardi Editore, un anno fa il suicidio. Oggi la rinascita tra mille fatiche

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Zanardi Editore, il riscatto di chi non si arrende. Un anno fa Giorgio Zanardi, titolare dell’azienda, attanagliato dai debiti con le banche e con il fisco, preoccupato per la sorte della propria famiglia ed impiegati, si suicidava. I suoi impiegati, la sua famiglia non sono arresi e l’azienda diventa cooperativa per ricordare, commemorare e non lasciar morire un marchio prestigioso e la memoria di un uomo che ha ceduto sotto il peso di uno Stato ingrato ed egoista. La Zanardi Editore, dopo la tragedia, diventa la cooperativa Lavoratori Zanardi, partita in produzione il 3 novembre 2014, 9 mesi dal suicidio, per un ritardo del tribunale di Padova e l’insopportabile lentezza della procedura di concordato che rischiava di far morire la nascente cooperativa: contano 21 lavoratori. Inizialmente l’azienda ne aveva 300. Questi lavoratori, diventati la famiglia di Giorgio Zanardi, si sono rimboccati le maniche, hanno messo in campo le proprie risorse economiche, hanno lavorato gratis pur di dar vita ad un sogno che sa di riscatto, di voglia di non darsi per sconfitti. I primi 2 mesi di attività, nonostante i ritardi e i silenzi istituzionali, sono riusciti a fatturare 360 mila euro, poca cosa per una azienda che produce libri esclusivi, dalla tiratura limitata, dove una copia arriva a costare anche 2.500 euro. Ora sono decisi più che mai a recuperare i clienti, soprattutto quelli esteri, con l’obiettivo di riportare in azienda gli impiegati di un tempo. Non hanno ricevuto l’aiuto e l’appoggio di nessuno, sia chiaro, questa cooperativa ce l’ha fatta da sola. «Di suicidi non si parla più, – precisa il presidente della Federcontribuenti, Paccagnella -, non perchè la gente non si ammazza più, ma perchè la notizia è passata di moda e poi diventerebbe una nota troppo stonata davanti alle scoppiettanti dichiarazioni di ottimismo del governo Renzi. Le aziende continuano a fallire, gli impiegati vengono licenziati di continuo, le banche insistono nel loro gioco al massacro e il fisco distrugge ogni rimasuglio di speranza». 40 suicidi dal 1 gennaio 2015.

L’aspirante suicida è una persona che ha perduto il lavoro e non ha altri redditi, rimasta senza risparmi perchè li ha utilizzati di volta, in volta, per arrivare alla fine del mese o pagare qualche fattura o bolletta insoluta. L’aspirante suicida ha figli, tiene famiglia, un’aggravante dal punto di vista del peso morale. Ha dai 35 ai 65 anni, quel periodo di vita dove una minima fonte di reddito può fare la differenza tra vita e morte.

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