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Coesione sociale: ” A rischio se ci sarà continuità politica ”

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PERSONEOggi in Italia hanno un lavoro 56 persone su 100 tra i 15 e i 64 anni. In Francia sono 64, in Germania 73. Su 100 giovani fra i 15 e i 24 anni, in Italia lavorano in 17, in Francia 28, in Germania 47. E’ a rischio di povertà ed esclusione sociale il 28,4 per cento dei residenti nel nostro Paese. In questa fase, qualunque politica economico-sociale per l’Italia deve rispondere a tre obiettivi immediati imprescindibili: il mantenimento della coesione sociale, la tutela dei risparmiatori, il rispetto della Costituzione italiana e delle regole dell’Unione europea. Se si rompe la coesione della società è in pericolo la democrazia, ogni azione pubblica verrebbe paralizzata. Il rapporto tra classe politica, pubblica amministrazione e cittadino è quindi cruciale e va al più presto ripristinata. Rappresentanti dei cittadini percepiti come chiusi alle istanze di cambiamento, un fisco che finisce per essere vessatorio nei confronti del contribuente onesto, uffici pubblici inefficienti e sordi alle legittime richieste della popolazione alimentano sfiducia e conflittualità tra le parti sociali, ostacolano le scelte necessarie per riformare l’economia e migliorare il funzionamento della società. Per questo tutte le componenti dell’economia e della società italiana sono chiamate a trovare soluzioni innovative e a condividerle, così da mobilitare, comunicando fiducia nel futuro, le tante risorse umane di alta qualità disponibili nel Paese e da attrarre persone di valore che operano all’estero. « Per troppi anni, nel bilancio pubblico, le spese hanno ecceduto le entrate, causando l’accumularsi del debito. I creditori dello Stato sono per due terzi gli stessi cittadini italiani. Quindi, garantire la sostenibilità del debito pubblico significa assicurare che le famiglie italiane non vedano parte dei propri risparmi evaporare. Il nuovo governo ha il dovere, – dichiara il presidente della Federcontribuenti, Paccagnella – di agire in questo contesto con mano ferma, tagliando le spese inutili e abbassando le uscite rispetto alle entrate ». La Costituzione contiene principi fondamentali a tutela del lavoro, della famiglia, del risparmio, dell’iniziativa economica, della proprietà, dei diritti civili e sociali ai quali è giusto e doveroso attenersi. Essa è stata recentemente modificata per garantire meglio l’equilibrio tra le entrate e le spese pubbliche ed evitare che si seguano comportamenti nella gestione del bilancio pubblico come quelli che hanno determinato la situazione attuale e fortemente indebolito l’economia e la società italiane. Fra il 2008 e il quarto trimestre 2012, in Italia il PIL è sceso di quasi il 6 per cento, in Francia è rimasto stazionario, in Germania è aumentato di oltre il 2 per cento. Nel medesimo periodo, in Italia il reddito disponibile delle famiglie, al netto dell’inflazione, è diminuito di quasi il 10 per cento: in termini pro-capite è tornato ai livelli di venti anni fa. Rispetto al 2008, l’occupazione è diminuita di 681mila unità. Il tasso di disoccupazione è tornato ai livelli del 2001, quello giovanile ha raggiunto quasi il 38 per cento. Troppe imprese sopravvivono solo con l’evasione tributaria e contributiva, praticando condizioni di lavoro illegali e basate sullo sfruttamento della forza lavoro, anche grazie a legami opachi con le pubbliche amministrazioni. Esse frenano l’aumento dell’efficienza del sistema economico, occupano indebitamente uno spazio di mercato, alimentano un diffuso senso di illegalità e di corruzione. Da quando è iniziata la crisi le imprese, soprattutto quelle di media, piccola e micro dimensione, hanno avuto ricorrenti e crescenti, problemi di accesso al credito bancario. «Ci spaventa la continuità politica, perchè, i soggetti chiamati oggi a formare il nuovo governo sono gli stessi che, direttamente o indirettamente, ci hanno portato a questo disastroso risultato. Se verrà mantenuta la linea dura, se non si daranno segnali di credibilità politica ed istituzionale, se non si garantirà ai cittadini la sopravvivenza e quindi la tutela di redditi, se non si daranno chiari segnali di indubbia moralità, il sistema fin qui retto con sottili e fragili fili, imploderà». L’inefficienza delle pubbliche amministrazioni e la pesantezza degli oneri burocratici tra i principali fattori che penalizzano il nostro Paese e scoraggiano gli investimenti. Le politiche fin qui seguite hanno incontrato principalmente due ostacoli, legati al fatto che la semplificazione si è dimostrata una “tela di Penelope”, in quanto i pubblici poteri introducono nuovi oneri burocratici. Completare il pagamento dei debiti commerciali verso le imprese, rafforzare gli obiettivi di riduzione degli oneri, potenziare la disciplina pro-semplificazione per garantirne l’effettiva attuazione, accelerare l’adozione dei costi e dei fabbisogni standard, aumentare la trasparenza delle prestazioni delle singole amministrazioni attraverso la diffusione dei dati sui servizi resi, i loro costi e le pratiche migliori. Inoltre, si considera necessario intervenire sull’efficienza della giustizia civile, afflitta in Italia dalla lunga durata media dei processi e dall’accumulo di processi pendenti. È un’autentica emergenza, che arreca un pregiudizio gravissimo all’economia, seminando incertezza fra gli operatori economici, scoraggiando gli investitori esteri e minando la reputazione internazionale del Paese.

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