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Liberalizzazione, concorrenza. L’Italia ultima in tutto.

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concorrenzaAppare evidente che le politiche per la tutela della libera concorrenza, che costituiscono un importante stimolo allo sviluppo economico e all’efficienza e che hanno effetti positivi, in termini di minori costi, sui settori strategici, ristagnano nei meandri delle lobbies. La concorrenza aumenta il benessere dei consumatori, perché accresce le loro possibilità di scelta e porta una riduzione dei prezzi e costituisce un potente catalizzatore per l’innovazione, che è uno strumento fondamentale per rafforzare la crescita e la competitività. Un mercato aperto e concorrenziale richiede la certezza delle regole del gioco ed il fatto che i giocatori non barino. L’applicazione a livello dell’Unione europea delle regole antitrust e di quelle che vietano gli aiuti pubblici alle imprese, nonché delle direttive per il mercato interno e per i processi di liberalizzazione hanno prodotto importanti risultati. In Italia sussistono barriere che bloccano alcuni settori e rendono difficile, anche nei mercati aperti e liberalizzati, l’effettiva partecipazione di nuovi attori economici.

In Italia abbiamo 15 Autority , in arrivo altre due: una per il sistema bancario e una per i trasporti locali. Capita di sovente che, nomi di membri degli organismi da vigilare siano collegabili direttamente o indirettamente con le commissioni che costituiscono le autority. Manca una tutela diretta contro le pratiche commerciali scorrette e la pubblicità ingannevole, occorre: un rapido recepimento della nuova direttiva UE sui diritti dei consumatori; garanzia di una migliore informazione del consumatore, anche attraverso l’uso di siti pubblici espressamente dedicati (per esempio, sui prezzi giornalieri dei carburanti praticati dai differenti distributori); miglioramento della disciplina della class action in modo tale da renderne più agevole l’esercizio; valorizzazione del ruolo delle associazioni di tutela dei consumatori.

Tra i settori di particolare rilievo che consentono interventi realizzabili nel breve termine si segnalano i seguenti:

Trasporto aereo e ferroviario, va istituita quanto prima l’Autorità vigilante o delegarne una esistente per la regolazione del settore dei trasporti prevista dal Decreto “Cresci Italia”, la cui mancanza pesa soprattutto sul settore ferroviario, dove al medesimo soggetto è riconducibile la rete e la gestione del servizio, ma anche sullo sviluppo della concorrenza nel trasporto pubblico locale.

Il settore assicurativo nel ramo RC auto appare caratterizzato da elementi che condizionano il pieno dispiegarsi delle dinamiche competitive, con evidenti ricadute sull’andamento dei premi: nel periodo 2007-2012 la crescita dei prezzi è stata doppia di quella osservata nell’Eurozona. Pertanto, va modificato il meccanismo del rimborso diretto e vanno diffuse le clausole contrattuali che associano l’uso della scatola nera a congrui sconti sui premi pagati dai consumatori. Va poi favorita la mobilità degli assicurati, garantendo chiarezza e certezza in merito alle “classi interne”, rendendo trasparente e non penalizzante il cambiamento della compagnia.

Settore energetico, cruciale per lo sviluppo del Paese. Tra le varie priorità c’è quella di ridurre i costi dell’energia, in un contesto di salvaguardia ambientale. Il mercato elettrico è un mercato liberalizzato, ma nel settore della vendita al dettaglio esiste ancora un grado di concorrenza troppo basso. I nuovi operatori nel mercato libero si contendono meno del 6 per cento del mercato. Occorre, quindi, perseguire interventi di forte impatto, finalizzati allo sviluppo del mercato libero retail. Ad esempio, dovrebbe essere definita per via normativa la data oltre la quale uscire definitivamente dal regime di maggior tutela ed affidare alla sole forze di mercato il sistema delle offerte di vendita al dettaglio. Questa situazione può essere trasformata in opportunità, sfruttando la maggiore flessibilità che caratterizza il sistema italiano rispetto a quella di altri Paesi europei come Francia e Germania, dove prevalgono forme rigide di produzione basate sul nucleare e il carbone.

Il mercato del gas soffre delle gravi carenze di flessibilità dei sistemi di approvvigionamento. Il nostro Paese è fortemente dipendente dalla fornitura via condotte, e quindi dai produttori esteri. La rigidità dell’offerta di gas “a monte” mantiene i prezzi alti e ostacola la concorrenza nei mercati “a valle”. Ne risente il prezzo dell’energia, stante la prevalenza nel mix produttivo di centrali a gas, e la possibilità che la concorrenza nei mercati all’ingrosso e al dettaglio – rafforzata dalla recente separazione della rete dall’Eni – possa dispiegare i suoi effetti benefici. Pertanto, andrebbero attuati subito gli indirizzi contenuti nella Strategia Energetica Nazionale, che insiste sulla necessità di creare abbondanza di offerta di gas, attraverso i terminali di rigassificazione già costruiti o autorizzati;

Settore farmaceutico si riscontrano ancora rilevanti ostacoli all’ingresso dei farmaci generici, mentre nei principali paesi europei il mercato dei farmaci generici rappresenta circa il 60% delle unità vendute. Questa situazione determina un aggravio della spesa a carico del Servizio Sanitario Nazionale e di quella sopportata dai consumatori per quei farmaci che non sono soggetti a rimborso;

Settore dei servizi pubblici locali (rifiuti, acqua, trasporto urbano, illuminazione, ecc.). In questo campo attualmente prevale la formula secondo la quale gli enti locali gestiscono il servizio tramite una società da essi direttamente controllata. Accanto a realtà caratterizzate da notevole efficienza ve ne sono molte altre in cui la gestione risulta in perdita, con notevole aggravio per la finanza pubblica e inefficienze del servizio, che si traducono in un pregiudizio grave per gli utenti.

Settore delle Telecomunicazioni è un mix di incongruenze. A partire dalle televisioni con il canone Rai che contrasta la libera concorrenza. Al cittadino va data la libera scelta, come vale per gli abbonamenti Sky o Mediaset Premium. Le compagnie telefoniche sono invece prive di qualunque forma di vigilanza a discapito della tutela dei consumatori.

Nel contesto economico mancano le risorse adeguate per assicurare la qualità del servizio e per migliorare, o anche solo mantenere, le infrastrutture. Una simile prospettiva va necessariamente armonizzata con l’esigenza che l’ingresso di privati non porti pregiudizio ai fondamentali diritti che sono tutelati tramite l’erogazione del servizio stesso e con il fatto che tali servizi utilizzano comunque dei beni comuni (come l’acqua). Perciò, la presenza dei privati va bilanciata da forti poteri di regolazione delle autorità pubbliche.Quando l’ente locale sceglie di riservare per sé il servizio ovvero di mantenere un regime di esclusiva, previa un’approfondita analisi economica e finanziaria, il parere dell’Autorità Antitrust dovrebbe diventare vincolante. Per rafforzare l’efficienza e le economie di scala in alcuni settori (in particolare i rifiuti) vanno riorganizzati rapidamente gli Ambiti territoriali ottimali. Infine, all’acqua, soprattutto a seguito del referendum del 2011, va garantito lo status di bene comune e va, conseguentemente, assicurato ai consumatori a basso reddito l’accesso a condizioni di favore all’uso delle percentuali d’acqua necessarie per un pieno soddisfacimento dei bisogni fondamentali, mentre vanno incrementati i prezzi per altri usi della risorsa (per esempio, riempire una piscina). Solo in questo quadro, si potrebbe pensare alla presenza di privati circoscritta alla gestione del servizio.

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