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CRIF, l’inferno dei correntisti ribelli

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Avete chiesto un mutuo e vi è stato negato? Siete finiti nel CRIF e non sapete come? Risultate nella black list anche passati i 36 mesi? Vediamoci chiaro.

Per noia, curiosità o necessità vi sarà capitato di usare quei siti che fanno la comparazione prezzi per i più svariati bisogni o consumi, contratti di telefonia, mutui e via dicendo. Avete inserito il vostro nome e codice fiscale e vi sarete visti aprire una pagina con vari preventivi. In questa fase i vostri dati son già finiti nel cervellone sistemico, di voi si sa già tutto: se siete puntuali, morosi, soliti ai reclami. Poniamo il caso che facciate questi preventivi più volte nel corso del tempo senza mai procedere alla sottoscrizione e un bel giorno invece, vorreste avere un prestito di qualunque genere e vi sentiate dire di no, perchè? I vari preventivi mai accettati vengono letti in altro modo dal cervellone, cioè, diventano dei rifiuti e l’undicesima volta la finanziaria troverà su di voi dati scoraggianti al rilascio di un credito.

Un vero e proprio sistema informatico che non da scampo al cittadino che prova a reagire davanti ai soprusi degli istituti finanziari. Avete scoperto delle scorrettezze dalla banca che ha aumentato lo sconfinamento facendo scattare l’avviso di iscrizione al CRIF, avete trovato interessi e costi illegitimi che hanno alzato l’asticella e lo fate presente, tuttavia, il procedimento automatizzato non si ferma. Tutti detestano le banche e ciò che rappresentano ma nessuno può farne a meno; con la scusa della lotta all’evasione, della tracciabilità, dello scoraggiare l’uso dei contanti il potere bancario è cresciuto a dismisura fino a sfidare i confini legali.

Il CRIF è considerato l’inferno dei correntisti ribelli.

Federcontribuenti ci spiega le difficoltà riscontrate nel suo impegno verso gli associati che cercano aiuto dal baratro del CRIF, ”precisiamo prima di tutto che esistono due entità nate per informatizzare i correntisti, abbiamo la Centrale Rischi gestita dalla Banca di Italia e il CRIF, rete commerciale, di natura privata. La prima riguarda solo i correntisti bancari che hanno sostenuto un prestito di qualunque tipo e la segnalazione avviene dopo comunicazione fatta al correntista per una cifra sui 30 mila euro. Il CRIF non ha il limite dei 30 mila euro. E se la segnalazione è errata o frutto di un sopruso? Il CRIF non valuta l’esattezza e la legittimità della segnalazione che avviene in automatico. La segnalazione avviene anche se un cittadino entra in conflitto con un fornitore di energia o telefonia per i più svariati motivi.

Teoricamente le banche avrebbero precisi obblighi prima di effettuare la segnalazione, ma in mancanza di pene severe e di adeguata informazione ai propri clienti procedono senza scrupoli. ”Le banche dovrebbero avviare un contraddittorio, un confronto con il correntista, ma le banche sempre più sono i leoni nell’arena dove padroneggiano”.

Possibile che sia venuto del tutto meno il rapporto tra impiegato di banca e correntista? Che il tutto sia stato automatizzato senza possibilità di intervento? ”L’imprenditore segnalato, uno su due, è costretto alla chiusura”.

”La normativa stabilisce una procedura antecedente la segnalazione la quale prevede un contraddittorio fra banca e cliente, ma chi aiuta il cliente in questa fase? Le verifiche sull’esattezza della segnalazione vengono svolte da Bankitalia che sappiamo non essere libera, – conclude Paccagnella, presidente di Federcontribuenti -, dovrebbe essere compito dell’autorità giudiziaria ordinaria e non della Banca di Italia il verificare un sistema che ha potere di vita o di morte sui cittadini. Federcontribuenti ha predisposto un ufficio in ogni regione per un arbitrato di mediazione, sia per privati e sia per le aziende che commercializzano energia, telefonia e anche per le banche per risolvere la controversia senza la distruzione economica del proprio cliente”

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