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Indagati i poliziotti che hanno denunciato carente dotazione.

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Il questore di Roma, Nicolò D’ Angelo, ha disposto l’ apertura di un fascicolo d’ inchiesta interna dopo che alcuni agenti di un commissariato romano, in un servizio di Ballarò hanno dichiarato di lavorare, in un periodo di intensa prevenzione dal terrorismo internazionale, con «giubbotti antiproiettile scaduti, elmetti usati e automobili datate». Informa la questura che l’indagine è «a carico di persone dichiaratesi appartenenti alla Polizia di Stato, attualmente in fase di identificazione». Gli agenti «hanno reso dichiarazioni che recano un grave pregiudizio all’ immagine della Polizia, alimentando la percezione di insicurezza dei cittadini». Tutto questo è inaccettabile.

A seguito di quanto accaduto, Federcontribuenti e Federscudo in una lettera a firma dei due presidenti, Paccagnella e il generale Pappalardo, fanno presente l’inoppurtuna presa di posizione del questore che invece di adoperarsi silenziosamente a coprire le falle inveisce contro chi ha denunciato una situazione gravissima.

”L’Europa è nuovamente sotto attacco. Siamo tutti sull’orlo di una crisi di nervi. Abbiamo paura, una paura del diavolo. La paura di sentire all’improvviso uno schianto, un boato, il sibilo di uno sparo. Dove il tema della sicurezza diventa determinante, dove l’unità nazionale come la coesione sociale devono farla da padrone, non possono essere i capi della sicurezza a cadere in una crisi isterica. Ci sono verità che vanno dette, anche quando non sembra il momento più adatto. I nostri agenti dell’ordine pubblico sono nudi, disarmati ed affamati”. La lettera è stata scritta dopo il servizio di Ballarò andato in onda lo scorso martedì, un servizio di Alessio Lasta sulla situazione dei nostri agenti di polizia. E indovinate un po? Invece di tacere e correre ai ripari, al rientro in studio il prefetto Mario Morcone, capo dipartimento per le libertà civili e immigrazione, affermava, riferendosi alle immagini di alcuni poliziotti che spingevano una loro auto rimasta in panne: “Lo posso fare pure io, usciamo di qua e la facciamo una cosa del genere”. Poi non contento aggiungeva anche che: “il servizio strumentalizza le necessità vere delle forze dell’ordine e lo fa assieme a un sindacato”. Il giorno dopo il questore di Roma ha aperto un’inchiesta interna per risalire all’identità degli agenti, la cui grave colpa era quella di “aver reso dichiarazioni che recano un grave pregiudizio all’immagine della Polizia, alimentando la percezione di insicurezza dei cittadini”.

Sempre nella lettera: ”Potrebbe sembrare giusto ritenere inopportuno in un momento come questo denunciare lo stato pietoso degli agenti. Per noi no, perché bisogna finirla di negare l’evidenza, gridare al complottismo per screditare chissà chi o cosa. Le immagini dell’auto in panne e il lavoro di documentazione giornalistica mandato in onda non possono non ritenersi sufficienti, non possono essere fonte di attacco da parte di chi dovrebbe vestire e armare gli agenti. Sappiamo dargli solo i manganelli per le manifestazioni contro gli scandali o le ingiustizie politiche? Che razza di Paese siamo diventati? Il giornalista di Ballarò, Alessio Lasta, ha fatto il suo dovere, e gli agenti altrettanto considerando che dall’alto nessuno li ha ascoltati. L’atteggiamento del prefetto è stato dunque fuori luogo. Noi diciamo a Renzi che è inutile che dia 80 euro al mese ai poliziotti, dopo aver dato migliaia di euro a dirigenti e generali. E’ uno scandalo che il Capo della Polizia prenda uno stipendio che è due volte quello del Capo dello Stato, mentre il poliziotto e il carabiniere con 1.500 euro debbono pagare l’affitto, il mutuo e tutto il resto. Alla fine del mese non ci arriva più nessuno. E allora ci si arrangia: ben il 70% del personale ha già impegnato un quinto dello stipendio, molti carabinieri e poliziotti hanno il doppio lavoro. Noi del sindacato SUPU diciamo da tempo che la sicurezza va riformata e che occorre dare dignità ai poliziotti e carabinieri, che hanno il diritto di lamentarsi se vengono mandati allo sbaraglio contro la delinquenza e il terrorismo. Chiunque li persegue non avrà solo noi contro, ma anche il popolo italiano, che sa bene che a proteggerlo è l’agente e il carabiniere semplice e non di certo i loro vertici!

Nel 1989, da Presidente del COCER Carabinieri, scrissi un documento sullo “Stato del morale e del benessere del personale”, indicando in 39 punti le angherie che subivano i Carabinieri da parte di taluni ufficiali, che non si preoccupavano minimamente delle loro condizioni di vita e di servizio. L’equipaggiamento era scarso e il personale si lamentava di tutto. Quel documento venne pubblicato per 15 giorni su tutti i giornali. I vertici dell’Arma reagirono scompostamente, denunciando me e i delegati alla Procura Militare della Repubblica, che non iniziò alcun procedimento penale perché si sollevò indignata l’intera opinione pubblica, sensibilizzata dai sindacati di polizia e dai partiti di opposizione.

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