Dalla fuga di cervelli alla fuga delle P. iva. Intanto Conte perde tempo mettendo a rischio il Recovery Fund da 209 mld

Luca, amministratore di una Srl nel padovano affida alla Federcontribuenti la sua ultima lettera da lavoratore italiano: ”con o senza pandemia a gennaio non sarò più uno sfigato lavoratore italiano, ma un felice contribuente a Zanzibar. In Italia lascerò solo i debiti che il governo mi ha costretto a fare e lascerò, mio malgrado, senza lavoro i miei collaboratori; me ne vado perché non darò mai più i miei soldi e il mio lavoro ad un socio occulto, lo Stato, che mi tratta come l’ultimo schiavo o come il primo bancomat dove fermarsi per rifornire quelle casse pubbliche che, a me e a quelli come me, non hanno riconosciuto un solo euro in questi 10 mesi di sars-cov19”. Federcontribuenti: ”chiudiamo il 2020 con 300 mila P. iva in meno e la conseguenza sarà un milione di dipendenti nel settore privato in meno. Il 41,3% ha meno di 35 anni, il 57,9% percepiva meno di mille euro al mese. Ragioniamo: il 2020 ha dimezzato la generazione che ha costruito l’Italia e ha lasciato senza un futuro occupazionale e quindi economico la parte attiva della popolazione quella tra i 30 e i 55 anni. Il 2021 sarà segnato da uno spaventoso e impensabile divario socio economico con le diseguaglianze che raggiungeranno apici impensabili per un Paese, civile e democratico, come l’Italia. Intanto il governo Conte litiga, sgomita per restare in piedi ritardo il programma da presentare a Bruxelles per i 2029 mld di Recovery Fund; la nostra è una classe politica ostinata nel non crescere, maturare, dominare il futuro”.

Ci racconta Luca: ”cinque anni fa decido di crearmi il mio futuro e investo sulle capacità mie e dei miei collaboratori aprendo una srl di disbrigo pratiche. Ci riempiamo di debiti con banche, fisco e fornitori, perché in Italia prima ti indebiti con lo Stato e le sue sovrastrutture e poi ti lasciano lavorare. Tutto bene fino al 2019 quando le tasse divorano il 70% del nostro guadagno e fatichiamo a pagare tutti gli arretrati fiscali e poi arriva il 2020. In questo inferno di farneticanti avvisi catastrofistici veniamo chiusi. A marzo 2020 il governo ci parla di contributi a fondo perduto che non abbiamo mai ricevuto, ci è stato concesso un prestito bancario di 30 mila euro a luglio con la garanzia dello Stato, però non è bastato nemmeno per pagare tutte le tasse, contributi, affitti e fornitori e le utenze.

Ci hanno divisi per codici ateco però noi non rientriamo in nessuna categoria anche se la Camera di Commercio manda il bollettino da pagare. Siamo fermi da marzo, non abbiamo più potuto gestire le pratiche dei nostri clienti perché non abbiamo potuto accogliere i nostri clienti; non ci mancava il lavoro, ci è stato impedito di lavorare. Con me altri tre dipendenti e molti collaboratori rimasti anche loro con un pugno di debiti in mano. Così di colpo ho deciso, chiudo e fuggo da questa Italia affogata dall’ipocrisia, dall’ingordigia, dalla burocrazia costosa e praticabile solo per chi ha soldi da dare ai vari consulenti, avvocati, amministrativisti. Volevamo solo lavorare, incredibilmente questo governo è riuscito nel dare il colpo di grazia alle PMI, unico vero motore di sviluppo economico per un Paese come il nostro dalla potenzialità non riconosciuta, apprezzata, valorizzata ed espressa. Vi lascio i miei debiti! Voglio dire solo un’ultima cosa a questa classe politica: molti di voi siedono da 20, 30 anni su quegli scranni con gli stipendi che non conoscono ritardi. Il vostro lavoro è stato il chiacchiericcio e la manipolazione come le strategie napoleoniche pur di restare dove siete rimasti. Vergognativi!”.

Federcontribuenti: ”con il record di pressione fiscale e le cartelle esattoriali li pronte ad essere spedite e con le banche che non lasciano sconfinare più nemmeno di pochi centesimi si è allo stremo. Questo governo aveva delle missioni strategiche: tutelare tutte le PMI con meno di 15 dipendenti; salario minimo per tutti; riforma del sistema fiscale; un vero piano di sviluppo economico in grado di aprire vere imprese made in Italy; il dovere di cancellare lo schifo delle pensioni contributive sotto i mille euro o gli assegni ai non autosufficienti di poche centinaia di euro. A fine 2020 con una emergenza economica che nascondono ad ogni costo la maggioranza giallorossa perde tempo con Conte che si inventa una squadra con 300 esperti (di cosa?) che dovrebbero gettare le basi per il documento programmatico da inviare a Bruxelles altrimenti addio ai 209 miliardi. Sarebbe bastato che i nostri ministri preparassero, ognuno per il proprio dicastero, un programma da inviare a Bruxelles (le materie del Recovery Fund sono: sanità, sistema produttivo, green, infrastrutture, mobilità, scuola, ricerca ed equità sociale), se non sono in grado che si dimettano, ma subito o sarà la fine di ogni speranza in questo Paese che crollerà sotto il peso della disoccupazione, della povertà e delle macerie di infrastrutture carenti o fatiscenti”.