Quei bonus che tolgono risorse al sistema produttivo

 

Bonus a pioggia per prodotti e servizi da anni caduti in mano a multinazionali o società estere. Roberta Lemma per Federcontribuenti: “in Italia le ultime fabbriche stanno lasciando a casa migliaia di operai. Fino a soli 25 anni fa avevamo fabbriche di stoffa, di abiti, di bottoni o di mobili, come di elettrodomestici grandi o piccoli. Tutti prodotti che oggi importiamo per il 90%. Questi bonus non daranno respiro né al nostro tessuto produttivo e né all’erario. Ci state indebitando per niente! “.

 

 

 

L’italia si riprende solo incentivando le imprese ad investire nel nostro Paese, per produrre nel nostro Paese, e quindi creando occupazione e benessere. “Da un lato hanno reso la nostra Repubblica un sistema assistenzialista togliendo risorse alle pensioni, alla sanità, come alla scuola e alle infrastrutture e, dall’altro lato, hanno ingrassato ancor più chi ci ha conquistato economicamente distruggendo, con una concorrenza spietata, le nostre fabbriche; senza contare che i poveri invece di diminuire sono aumentati e che chi ieri non aveva una casa o un reddito sufficiente ha mantenuto questo status intollerabile. Infine gli stipendi continuano a perdere valore a fronte dei continui aumenti in tutti i settori come nelle forniture anche di luce, gas, telefonia ed acqua”.

 

Cosa va fatto subito:” smetterla di dare soldi senza controllo a chi frode lo Stato fingendosi nulla tenente e nulla facente. Tassa con soglia unica per fasce. Iva al 17%. Zero tasse per chi acquista o affitta aree industriali abbandonate per ridargli nuova vita produttiva. Dobbiamo tornare a puntare sulle nostre maestranze e smetterla di importate prodotti che prima fabbricavamo noi”. Tra sgravi, bonus, incentivi si è creata una ragnatela di 695 voci che nessuno più al parlamento ricorda, controlla. La perdita per la collettività è stata stimata in 1,3 miliardi l’anno in favore di chi? Nessuno se ne preoccupa. L’economia di un Paese fiorisce con la costruzione e non la corruzione; con i posti di lavoro e non con le paghette da fame; con le infrastrutture e il welfare e non certo con opere fatiscenti appaltate ad una cricca criminale che lascia la società civile senza servizi, certezza e sicurezza”.

 

Se continuiamo a tollerare che in Italia si consumino prodotti bulgari, con una tassazione al 10%, oppure al 15% della Germania o addirittura al 3% della Romania non riscatteremo mai la nostra libertà economica. Diventeremo una scatola vuota, saccheggiata dagli stranieri.