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Di Maio contro i sindacati e forse non ha torto. A dirlo anche una sentenza contro la CGIL del tribunale di Roma

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Di Maio cerca lo scontro con le corporazioni sindacali, perchè? Federcontribuenti: ”oltre il 43% degli iscritti ai sindacati sono pensionati, circa 7 milioni, e l’importo della detrazione sindacale mensile varia da 2,50 euro fino a 5 euro, il ritorno economico è quindi altissimo senza alcuno sforzo. Intanto a maggio 2017 un tribunale di Roma accusava proprio la CGIL di aver agito in favore dei 1.666 licenziamenti Almaviva.

Per ogni pensione fino alle 500 euro la detrazione sindacale è pari a 2,51 euro e arriva a 5 euro per le pensioni oltre le mille euro. Poi ci sono i caf, i patronati che fruttano soldi, tanti soldi e se una volta i sindacati si finanziavano con le tessere oggi le entrate arrivano direttamente e ogni mese sul conto della federazione senza fare niente. ”A turno tutti i candidati premier attaccano i sindacati e se è vero che la Costituzione difende l’organizzazione sindacale è altrettanto vero che le stesse sigle hanno perso interesse nella lotta di classe”. Lo abbiamo detto tante volte, ”se guardiamo poco indietro ricorderemo le tante trattative finite male per i lavoratori, ultimo caso emblematico Almaviva. Nella sentenza RG2342/2017 il Tribunale di Roma contro il sindacato CGIL-Slc racconta gli strani fatti della notte di trattativa del 22 dicembre, la notte dove partirono le lettere di licenziamento: ”durante il drammatico confronto ospitato presso il Ministero dello Sviluppo, i delegati aziendali della CGIL – Slc si divisero facendo cadere ogni ostacolo ai licenziamenti di Roma – senza chiedere – alcuna interruzione delle trattative per attendere la consultazione dei lavoratori ”, fatto gravissimo e lesivo oltre che contrario alle funzioni sindacali. Il giudice ha sottolineato l’abnorme ruolo svolto dai sindacati nel via libera ai licenziamenti. 1.666 lavoratori hanno perduto il lavoro e tutt’ora sono in causa contro l’azienda, ma forse dovevano fare causa contro i propri rappresentanti sindacali, ” su questa sporca storia ci torneremo perchè molti soldi pubblici sono stati dati in favore di questi sfortunati lavoratori, dove sono andati a finire?”.

Questo sono diventate oggi le storiche sigle sindacali che dopo aver fatto man bassa di iscritti, soprattutto pensionati, dopo aver conquistato tutto il territorio nazionale con i loro caf e patronati, si son dimenticati di svolgere il loro compito primario – difendere i lavoratori; il diritto al lavoro; il diritto ad un salario proporzionato al costo della vita e andare contro le scellerate scelte governative sulle delocalizzaioni. Oggi in Italia la realtà sindacale è inadeguata ai drammi che vivono i lavoratori di ogni settore. Federcontribuenti, ”un governo non potrà ”riformare” le corporazioni sindacali, ma potrebbe rendergli la vita più difficile eliminando qualche privilegio concesso alle grandi sigle sindacali. Chi può riformare un sindacato sono gli iscritti, togliendogli la delega sulle pensioni, tesserandosi con sigle minori e più interessate a difendere i propri lavoratopri. Insomma, levandogli il pane dal tavolo”. Questa volta Di Maio non ha detto concettualmente una cavolata, ma le tifoserie si sono già schierate e si sa, tra i due litiganti il terzo godrà, i sindacati.

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