Diamanti venduti in banca. Confermate le sentenze le banche abbandonano la mediazione

Diamanti venduti in banca. Si preannuncia un inizio di 2019 rovente nei tribunali. Federcontribuenti: clienti beffati due volte. I tentativi di mediazione per conciliare le controversie fuori dalle aule di giustizia snobbati dalle banche”. Ora la parola passerà ai Giudici di merito.

”Avevano chiesto tempo ai propri clienti – spiega il presidente della Federcontribuenti, Marco Paccagnella -, dietro la promessa di un risarcimento. Non ci è dato sapere se le banche, ai propri clienti, abbiano chiesto tempo dietro invito delle due società di diamanti finite al centro dello scandalo sui preziosi. Fatto è che, anche dopo l’ultimo gong, le banche si son tirate indietro in fase di mediazione e ora sarà tutto da stabilirsi, anche il risarcimento, nelle aule ordinarie”.

Natale amaro per le decine di migliaia di risparmiatori coinvolti nell’affaire diamanti.

Il Tribunale Amministrativo Regionale, dichiarando a novembre infondati i ricorsi presentati dai tre istituti di credito (Intesa Sanpaolo non aveva presentato ricorso) ha in toto confermato le sentenze con cui l’Autorità Garante aveva irrogato sanzioni per oltre dieci milioni di euro.

E’ stato pertanto riaffermato il teorema dell’Agcm che ha riconosciuto nel ruolo delle banche il vero ed unico grimaldello per convincere i correntisti all’acquisto dei preziosi; infatti, solo il rapporto di fiducia, in alcuni casi anche ultra trentennale, che legava l’istituto di credito al correntista, era in grado di dare l’auspicata credibilità all’operazione truffaldina.

”Peccato che le perizie a cui sono state sottoposte le pietre vendute hanno dimostrato un valore reale inferiore al 20-30% del prezzo d’acquisto. A guadagnarci pertanto, sono state le sole società di diamanti (IDB e DPI) e le banche, le quali avevano una grossa provvigione sulle vendite; in alcuni casi addirittura il 20% del prezzo pagato dai clienti”.

Sono state le stesse banche, contattate dai clienti e dai procuratori legali, ad invitare i clienti dall‘astenersi dall’attivare azioni legali in attesa dell’esito dell’appello al Tar Lazio, promettendo a sentenze pubblicate, di formulare proposte risarcitorie serie.

”Le sentenze del Tar Lazio sono arrivate a novembre ed hanno confermato in pieno la ricostruzione operata dall’Antitrust, nonché le sanzioni irrogate. Peccato che le banche abbiano fatto l’ennesimo passo indietro davanti le loro stesse promesse”.

Conclude la Federcontribuenti: ”ora non basta tentare di rientrare dell’investimento fatto, tanto meno accontentarsi di un misero rimborso. Passando il tutto in un tribunale ordinario va richiesto, ci sono i requisiti, oltre al totale rimborso il risarcimento danni’‘.