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Equitalia intima 2 milioni di euro ad un contribuente. Immancabile l’errore

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Equitalia,una cartella esattoriale da due milioni di euro, da pagare entro cinque giorni. È successo ad un cittadino contribuente, non ad una multinazionale. “Le somme non sono dovute – dichiara Federcontribuenti – le richieste esattoriali sono frutto di un errore colossale”

Tre cartelle esattoriali il cui pagamento non è dovuto. È successo ad un cittadino che dall’83 all’86 era socio di una S.N.C. “L’amministrazione e la rappresentanza della società spettavano solo al socio di maggioranza – dichiara l’avvocato di Federcontribuenti Alessandra Cadalt – solo lui aveva il potere di compiere qualsiasi atto di ordinaria e straordinaria amministrazione. Dalla visura camerale della società, nonché dalla sentenza penale che ha colpito solo il socio di maggioranza, emerge l’estraneità del nostro assistito“.

Questi i motivi per cui le cartelle nei suoi confronti risultano prive di fondamento. È notorio come Equitalia non tenga mai conto delle cartelle annullate dalle commissioni tributarie, delle cartelle prescritte o delle sentenze penali discordanti.

Nonostante la documentazione e la sentenza penale che ha condannato il solo socio di maggioranza, Equitalia ha tentato di ipotecare l’abitazione del contribuente e di iscrivere un fermo amministrativo sul suo veicolo. L’agenzia di riscossione era a conoscenza delle circostanze che lo avrebbero liberato da ogni responsabilità? Non sarebbe infatti la prima volta che Equitalia procede alla riscossione forzata anche in presenza di sentenze che annullano le cartelle.

”Non sempre Equitalia dimostra la buona fede, spesso procede oltre i confini del lecito con atti persecutori e procedimenti illegittimi”, dichiara ancora Alessandra Cadalt.

Oggi, con l’intimazione di pagamento viene chiesto ad una persona fisica (non una multinazionale che peraltro avrebbe potuto trattare sugli importi) di pagare entro 5 giorni l’importo di quasi DUE MILIONI DI EURO.

”Per una cartella abbiamo ottenuto l’annullamento con una sentenza della Commissione Tributaria e Equitalia non ne ha tenuto conto – conclude Alessandra Cadalt – le altre due risultano notificate rispettivamente 13 e 11 anni fa, sono quindi palesemente prescritte”.

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