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Il 40,56% di tutte le scuole italiane hanno 70 anni e solo il 7,53% sono antisismiche. Gli asili nido? Verso la privatizzazione

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Asili nido: ”solo 4 regioni coprono il fabbisogno”. La denuncia di Federcontribuenti tra povertà didattica e assunzioni illogiche. ”Per sostituire una bidella a Bologna 2 ore al giorno per 250 euro mensili si sono chiamati collaboratori da Napoli. Come dovrebbero pagarsi l’affitto e il viaggio?

Il 40,56% di tutte le scuole italiane sono state costruite oltre 70 anni fa. ”Solo il 7,53% delle scuole sono antisismiche e sono stati stanziati solo 145 milioni agli enti locali per le verifiche di vulnerabilità e la progettazione di eventuali interventi di adeguamento nelle scuole che si trovano all’interno delle zone sismiche. Una inezia”.

La denuncia della Federcontribuenti riguarda tutto il sistema scuola da nord a sud e include lo stato pietoso degli edifici che accolgono i nostri figli, la difficoltà dell’iscrivere i bambini negli assenti asili nido e il sistema lavoro degli insegnanti e dei collaboratori. ”Ma si può offrire un lavoro a 250 euro al mese a 480 km da casa? Possibile che a Bologna non c’era un sostituto ATA? Non è tratta umana questa? In questo modo la scuola, ”istituzione fondamentale, viene imbarbarita e impoverita mandando allo sbaraglio figure professionali che non avranno la serenità per affrontare un compito così difficile, l’educazione. Tra l’altro ovunque mancano scuole, dagli asilo alle superiori al nord come al sud”. La scuola, secondo Federcontribuenti ”ha perso la sua funzione anche a causa del poco rispetto che la politica ha della scuola stessa. Avevamo una scuola, ora contenitori privi di diritti e rispetto per chi ci lavora e per chi ci studia”.

Gli asili nido come le materne in una società dove lavorare in due è un obbligo e non un privilegio sono carenti, mancanti e fin troppo costosi anche quando pubblici, ”significa che da decenni i soldi stanziati per le scuole sono stati spesi male e finiti in chissà quale luogo, non certo dentro le scuole”.

Gli asili nido sono la prima opportunità educativa per i bambini e una esigenza per le famiglie: ”perchè le mense sono così care? A Napoli con un ISEE minimo la mensa costa fino a 70 euro al mese, a Milano arriviamo a 200 euro ma chi gestisce la ristorazione, qualche chef stellato?”

La valenza formativa di tutto il nostro ordinamento scolastico è stata seriamente compromessa creando disuguaglianze, precarietà e povertà sociale sotto il punto di vista formativo, educativo ed etico. È nella scuola che occorre concentrarsi per riconoscere i diritti dell’uomo ed è per questo che la normativa europea e quella nazionale hanno fissato degli obiettivi da raggiungere nell’offerta di asili nido. Il consiglio europeo tenuto a Barcellona nel 2002 ha posto come traguardo per gli stati membri che i posti disponibili nei servizi per la prima infanzia coprano almeno un terzo della domanda potenziale, cioè il 33% dei bambini sotto i 3 anni. Obiettivo recepito anche dalle leggi italiane, ultimo il decreto legislativo 65 del 2017 che ha ribadito questo impegno senza mai concretizzarlo se non riproponendo lo stesso impegno come una nenia convulsa.

0-3 anni. In questa fascia d’età, l’Italia copre solo il 24% del fabbisogno costringendo le famiglie a scegliere strutture private con rette altissime oppure, scegliendo di non fare figli.

In Sicilia, Calabria e Campania, troviamo posto per un bambino su 10.

I nostri figli non hanno scuole, quando ci sono risultano pericolose perchè senza manutenzione e adeguamenti antisismici. Hanno rette troppo alte anche quando totalmente pubbliche e personale carente sia per numero di insegnanti sia per numero di collaboratori. Stesso discorso per le scuole di tutti gli altri gradi. ”In sintesi occorre investire almeno 2 miliardi di euro per l’adeguamento delle strutture scolastiche maggiormente a rischio, per l’edificazione di nuovi complessi, per l’assunzione di nuovi insegnanti e collaboratori e per tagliare il costo delle rette portandole a zero per redditi non superiori ai 20 mila euro l’anno. La scuola è un diritto e un diritto non lo si può e deve pagare. Qualcuno dovrebbe anche occuparsi della gestione delle mense, visti i menù ci risultano essere troppi cari e poco controllati”.

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