Il collante nel Patto tra Stato e Mafia sono le banche

mafia-tangenti-pizzo-corbis--672x351Mafia, riciclaggio di denaro, sodalizio con il mondo politico e infine il legame perverso con le banche. Non stiamo svelando nessun mistero, è solo un fare il punto della situazione in Italia, dove le leggi per il contrasto contro questa catena invece di essere rafforzate continuano ad essere indebolite ed inoltre, evidenzia Paccagnella di Federcontribuenti, ” gli apparati giudicanti dei tribunali si mostrano rigidi e lunghi nelle cause per anatocismo ed usura, sembra che puntino i piedi per non condannare le banche e i loro responsabili e si parla di numeri e non di delitti di opinione, i numeri sono precisi e non mentono mai! ”

Le banche vivono di soldi e l’apparato mafioso ne ha tanti e non tutti sono macchiati di sangue, moltissimi sono puliti, sono soldi pubblici, i soldi degli appalti.

Le banche in Italia non danno credito e non aprono conti correnti a chi è segnalato al Crif o ha problemi con Equitalia, tuttavia, davanti a fedine penali sporche e sacchi di soldi, chiudono un occhio. Le banche sono gestite dagli azionisti, gli azionisti sono spesso dei gruppi, possono essere associazioni, fondazioni, marchi imprenditoriali. Tra gli azionisti abbiamo politici e importanti amministratori delegati, ognuno di questi uomini è un possibile referente per questo o quel sodalizio criminale. Il nostro sistema legislativo non punisce coloro che accolgono nelle proprie casse i proventi dell’estorsione, usura, prostituzione, droga e tutte le altre attività illegali e disumane. Nelle ultime settimane abbiamo avuto segnali inequivocabili in questo senso: arresti eccellenti in tutta Italia di avvocati, senatori, politici vari, medici, amministratori pubblici, ect.

Il sodalizio tra mafia, banche e politica non si è mai interrotto, anzi, sta conoscendo una stagione di grande ricchezza. Lo dimostra anche la bagarre sul voto di scambio quando abbiamo dozzine di grandi o piccoli politici, indagati, o arrestati e infine ripuliti come angeli tornati ad amministrare la cosa pubblica sempre più in linea con cosa nostra. In uno Stato dove la certezza della pena non dovrebbe essere un concetto astratto e dove la giustizia dovrebbe fare da capostipite, ci dovrebbe essere l’interdizione a vita per chiunque venga macchiato di una simile colpa: rapporti con la criminalità organizzata, di qualunque ordine e grado. Si è innocenti fino a prova contraria, una teoria giusta se si avesse la certezza di una giustizia sgombra da sospetti inquietanti. Zagrebelsky, presidente della Corte costituzionale dal 1995 al 2004: “È come se una rete invisibile avvolgesse le istituzioni politiche fossilizzandole; imponesse agli attori politici azioni e omissioni altrimenti assurdi e inspiegabili; mirasse a impedire che qualunque cosa nuova avvenga”. Circa dieci anni fa i media pubblicarono il caso eclatante del Tribunale di Milano, sulla dilagante corruzione giudiziaria legata alle vendite giudiziarie e ai fallimenti. ” Attraverso gli sportelli MPS, come di altri Istituti bancari accreditati ad aprire agenzie all’interno dei tribunali italiani, passano, tra l’altro, senza alcun controllo, il riciclaggio e l’autoriciclaggio di ingenti capitali di illecita provenienza, con il beneplacito degli stessi magistrati che dispongono la vendita e l’assegnazione degli immobili pignorati, grazie a una legislazione costruita ad hoc che, dopo le recenti riforme, nonostante la crisi economica, ha ristretto sempre più le possibilità e gli strumenti di difesa dei cittadini esecutati, lasciati in balia delle mafie locali che controllano i tribunali, seppure spesso risultino oberati da pretese illegittime e tassi usurari ”. ( Avvocati senza frontiere )

Pino Masciari, presidente onorario di Federcontribuenti, sul progetto di Legge volto a riformare l’articolo 416-ter del codice penale sul voto di scambio, ovvero la corruzione di un elettore che, in cambio della sua preferenza alle urne, riceve un qualsivoglia tornaconto dalla persona votata: “Il voto di scambio non è facile da perseguire: la legge dice che opera reato chiunque accetti il procacciamento di voti in cambio di denaro o di altra utilità. Io credo che più utile e più efficiente sarebbe introdurre il “reato di accordo”, ovvero fosse penalmente perseguibile il solo accordo tra un politico e un mafioso. Il reato, così, viene consumato nello stesso momento in cui esiste un patto, al di la di ogni scambio più o meno materiale o palese”. Per Masciari è difficile pensare a un’ipotesi non illecita nel momento in cui un politico viene a contatto con un mafioso: “La mafia è anche psicologica, perché in molti territori non serve venire a contatto direttamente con l’esponente di una determinata famiglia, basta sentirne solo il nome per essere assaliti dalla paura. Se il governo introducesse un “reato di accordo” sarebbe molto più facile individuare la colpevolezza dei vari soggetti, non bisognerebbe aspettare di vedere lo scambio di favori” dice il testimone di giustizia che, ironicamente conclude: “Sarei curioso di vedere quanti politici sarebbero ancora eletti se l’ordinamento prevedesse questo reato”.

 

Giovedì 25 Luglio, facendo seguito alla decisione di Standard & Poor’s con il declassamento dei primi 31 istituti finanziari italiani definiti “in crisi di liquidità e ai limiti del collasso finanziario” l’intero mondo finanziario internazionale sta dando l’ordine di non investire in Italia per via delle banche. Banca d’Italia sta in queste ore ispezionando 20 banche per crediti deteriorati: servono 3,4 mld. Il caso che sta sul tavolo dei politici, in questo momento, è la Banca delle Marche, una delle più solide banche italiane.

La Banca delle Marche ha pochi giorni di tempo per trovare 80 milioni di euro, altrimenti verrà commissariata. Sono le aziende che adesso vengono ricattate dal sistema bancario; una follia finanziaria tutta italiana. Banca Popolare di Spoleto, Ubi Banca, Cassa di Risparmio di Cesena, Banca Desio, Banca Popolare di Cividale. A finire sotto la lente della vigilanza Bankitalia e della magistratura, non c’è solo il Monte dei Paschi di Siena e i grandi istituti di credito. Il presidente della Popolare di Spoleto (già commissariata), Giovannino Antonini, ha tentato di corrompere il giudice del Tar che avrebbe dovuto pronunciarsi sul ricorso che Antonini aveva presentato contro il commissariamento della banca, arrestato poi dai Carabinieri del Noe con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. In manette, anche il giudice del Tar del Lazio, Franco Angelo Maria De Bernardi.

Altra vicenda quella del Banco Desio, che ha i vertici indagati, a cominciare dal presidente, Renato Caprile, per reati vari tra cui l’associazione a delinquere finalizzata al trasferimento all’estero di denaro. Decine di milioni di euro raccolti illegalmente in Italia e portati oltre confine. Le tre controllate – Desio Lazio, Brianfid Luxemburg e Credito Privato Commerciale (Cpc) in Svizzera – sono state costrette alla liquidazione o rinviate a giudizio. In particolare Ccp e Lazio avevano chiesto il patteggiamento ma il giudice ha respinto l’istanza e rinviato a giudizio le due controllate. Il 27 settembre la prima udienza. Brianfid, invece, è stata messa in liquidazione, una mossa strategica. Le autorità di vigilanza sia in Lussemburgo (Cssf) sia in Svizzera (Finma) hanno aperto delle indagini sull’azione delle singole banche nel loro territorio. la Consob di Lugano ha fatto di più: ha radiato 27 dirigenti del Desio, tra cui anche Agostino Gavazzi, all’epoca presidente del Cda del Cpc e oggi presidente della casa madre. Mentre l’ad, Nereo Dacci, è stato costretto a lasciare il gruppo, ma liquidato con una buonuscita di 1,2 milioni di euro. L’inchiesta che riguarda la Cassa di Risparmio di Cesena, invece, parte dalla denuncia di Enrico Ceci, che scopre movimenti sospetti. Lo fa presente prima ai superiori e poi alla Procura di Parma. Risultato? I responsabili di filiale sono indagati per riciclaggio, usura e vendita di prodotti con segni mendaci. Appena aperto, invece, il fascicolo che riguarda la presidenza del consiglio di sorveglianza di Ubi Banca a Bergamo alla quale si era candidato l’ex parlamentare del Pdl, Giorgio Jannone. Il presidente e amministratore delle cartiere Pigna è al momento l’unico indagato. Sospeso invece il vicedirettore della Banca Popolare di Cividale, Gianni Cibin a seguito dell’inchiesta avviata dalla procura di Udine per l’ipotesi di estorsione nella quale sono indagati anche il presidente Lorenzo Pelizzo e l’ex direttore generale Luciano Di Bernardo, che si è dimesso dopo la notifica dell’informazione di garanzia. I tre, per l’accusa, avrebbero ottenuto tangenti per concedere mutui e prestiti in particolare a immobiliaristi. Di Bernardo è ai domiciliari. Le verifiche da parte di Bankitalia parlano di “risultanze parzialmente sfavorevoli per criticità nei sistemi di governo e controllo” e “carenze nei sistemi anti-riciclaggio informatici e organizzativi della capogruppo e di alcune controllate”, ma senza prendere provvedimenti.

Il Patto tra Stato e Mafia, dove per Stato intendiamo gli uomini ai vertici dei più grandi gruppi finanziari, istituzionali e appartanti di sette storiche, ha contaminato larghi settori della magistratura, della politica, delle istituzioni e degli istituti bancari, dando vita ad un fenomeno di elevatissima pericolosità e allarme sociale, il cui fine è quello di arricchirsi indebitamente, fare carriera negli apparati della burocrazia statale e attingere, consenso, protezione, scambio di favori e illeciti vantaggi.

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