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Impianto fotovoltaico in comodato d’uso. Cosa si rischia e come fare

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Impianto fotovoltaico a zero costi, in comodato d’uso, e risparmio del 50% sulla bolletta della luce. Federcontribuenti: ”contratti pericolosi dove si cede il diritto all’uso del tetto o del giardino fino a 20 anni e svincolarsi senza penali è difficilissimo. Il risparmio in bolletta? Tutto falso”. Cosa c’è da sapere nei contratti di concessione del diritto di superficie. Attenzione anche agli impianti fotovoltaico acquistati: ”nessun bonifico o assegno, le aziende obbligano ad un prestito al consumo con tassi di interesse che arrivano fino all’8 o addirittura 10%. Se il contratto viene giudicato viziato il consumatore ha diritto al rimborso anche del finanziamento.

Il fotovoltaico ad uso domestico e venduto porta a porta continua a mietere vittime, in questo caso a farne le spese è una piccola associazione locale che si è rivolta alla Federcontribuenti in cerca di aiuto: ”incantati dal poter avere un impianto fotovoltaico a zero costi, di usufruire di un risparmio in bolletta calcolato al 50% e di aiutare l’ambiente ci siamo fatti convincere. Ora abbiamo bollette raddoppiate rispetto all’altro fornitore e siamo impossibilitati a recedere senza pagare una penale calcolata in 12 mila euro. Pensate che nei mesi in cui siamo chiusi, cioè da giugno a ottobre, abbiamo avuto bollette da 430 euro. Siamo disperati e ci sentiamo truffati, cosa possiamo fare?”.

Nei contratti di installazione di impianto fotovoltaico a titolo gratuito troviamo scritto che: ”il cliente conferisce e riconosce all’azienda in via esclusiva il diritto di superficie incluso scambio sul posto dell’energia come da convenzione con il GSE”. Questo significa che tutti gli incentivi andranno, come da contratto, all’azienda alla quale il cliente avrà ceduto per 20 anni la superficie perdendone il diritto d’uso. Al cliente resterà l’onere di pagare bollette della luce sempre più alte. Questo perchè l’energia prodotta dall’impianto non verrà lasciato in uso al cliente, ma sarà venduta e i ricavi andranno all’azienda. ”Il consumatore deve contrattare e mettere nero su bianco che è disposto a cedere il 50% dell’energia prodotta e non di più”.

Praticamente funziona così: ”l’azienda convince il cliente a farsi cedere il diritto di superficie per 20 anni in cambio di un impianto fotovoltaico gratuito. Al cliente viene fatto firmare il seguente accordo: io azienda produco energia pulita dalla tua proprietà, la vendo al gestore e ne traggo profitto più gli incentivi, e tu cliente sarai obbligato a consumare l’energia che io ti venderò’‘.

Nel contratto anche una clausola di riservatezza: ”azienda e cliente si impegnano a non rilevare a nessuna persona fisica, giuridica o altro soggetto, le informazione contenute nel contratto”.
Come interrompere il contratto senza pagare la penale?

Ce lo spiega il presidente della Federcontribuenti, Marco Paccagnella: ”un contratto si estingue quando una delle parti non rispetta quanto pattuito sul contratto stesso. Per prima cosa occorre fare una visura dell’immobile dove si è ceduta la superficie verificando il regolare rogito notarile; secondo occorre procedere con una messa in mora della bolletta da inviare con ar e ricevuta di ritorno; terzo affidarsi ad un professionista abilitato a rilasciarvi una relazione valida e tecnica sull’impianto che vi è stato installato a verificarne i requisiti tecnici e di legge. Questi contratti sono particolarmente vincolanti, il punto è trovare l’anello debole capace di spezzare la catena che obbliga i consumatori a cedere e subire quanto gli viene imposto”.

 

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