La mafia si è evoluta: la società civile e gli organi preposti fermi al 1992.

mafia-tangenti-pizzo-corbis--672x351Mercoledì 11 dicembre il presidente di Federcontribuenti, Marco Paccagnella, sarà all’Università della Calabria, nel dipartimento delle scienze educative per presentare il nuovo dipartimento di antimafia civile: verrà consegnato anche il primo premio nazionale Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990. La giornata si concluderà alle ore 18,30 presso il centro sociale Baccelli di Marano Principato dove ci saranno importanti ospiti e protagonisti odierni della lotta alle mafie.

«La mafia è quella cellula tumorale che ha metastatizzato l’intera nazione. Io sono veneto, e so molto bene che la mafia da molti anni non è più solo il sud di Italia. Abbiamo smesso di parlarle, lasciando credere che le mafie siano state combattute, relegate in punti geograficamente remoti. Messe nell’ovile e recintate e non più in grado di nuocere. Falso». Presenti il professore Giancarlo Costabile che sarà membro attivo del nuovo dipartimento.

Mai come oggi la mafia è una forza politica ed economica spaventosa. Una lotta che invece di conoscere nuove stagioni di forza si sta affievolendo sempre più. Mentre la mafia si è evoluta la società civile, e gli organi competenti sono rimasti fermi al 1992. Calabria, Campania e Sicilia sono rimaste indiscusse roccaforti, ma è al nord che oggi operano con grande spavalderia e profitto. È la descrizione di una Italia sempre più disunita culturalmente ed intellettualmente, «solo chi ha approfondito la storia sfugge ai luoghi comuni così come chi le mafie le subisce o le combatte». La mafia non fa vincere appalti, fa fallire le imprese e le ricompra all’asta. La mafia ha una rete fatta di contatti insospettabili, ha il potere di creare dal nulla immensi bacini di voti, ovunque. La mafia inventa consorzi, cooperative, gestisce banche, manipola il mercato. La mafia unisce i diversi poteri, li assembla a suo uso e piacimento, a sua immagine e somiglianza, mentre, la società civile resta spaccata a metà, il nord non crede di essere il sud e viceversa, quando l’Italia è una sola e deve essere motivo di orgoglio ma anche di resistenza contro chi ci vuole dividere, vedere divisi e quindi deboli.

Parole come legalità, giustizia, senso civile e dello Stato diventano sciocche e inutili quando restano senza seguito. È infatti l’azione a dare concretezza alle parole, è il potere di una legge e di una condanna a non farci sentire ipocriti e complici omertosi.

«È l’azione in se ad essere di difficile attuazione e noi in questo vogliamo riuscire».

Se un cittadino non denuncia la mafia o è complice o è spaventato da tutto ciò che tale denuncia porta con se. «Cosa mi aspetto faccia questo dipartimento? Voglio parlare innanzitutto agli studenti della Calabria, dirgli che non sono soli, che la mafia non inquina solo il loro territorio che non monopolizza solo le loro vite. Che uno studente universitario calabro vale quanto uno studente universitario veneto, milanese ect. Che ha gli stessi diritti, lo stesso Stato».

Il dipartimento ha intenzione di iniziare con una approfondita raccolta dati su tutto il territorio nazionale. Catalogare e mappare le vittime di racket e come le varie cosche si sono suddivise il territorio e in che modo. Conoscere il nome delle aziende e società pubbliche e private nelle quali operano, anche utilizzando presta nomi. Sviluppare una proposta di legge per riconoscere i nuovi reati delle mafie e per rafforzare le condanne.

Ci sarà anche Masciari: «chi denuncia la mafia diventa testimone di giustizia subendo un esilio lungo anche 20 anni, questo è ingiusto e dobbiamo modificare questo sistema che punisce chi denuncia e regala troppo tempo ai criminali. Lo Stato non può dire ai cittadini denunciate la mafia e poi lasciarli al proprio destino, si incentiva la denuncia quando si tutela. L’emarginazione è la paura più grande per ogni vittima mentre la denuncia pubblica obbliga la società civile a confrontarsi con la propria coscienza facendosi carico del destino di chi spezza la catena mafiosa. »

Riteniamo debba nascere un solo sportello nazionale specializzato nel ricevere le denunce e disporre quindi di tutti quei canali nazionali e locali utili alla vittima. Una sinergia di poteri civili e politici. Alle 18,30 saranno presenti: Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti, Pino Masciari, testimone di giustizia, Silvio Carbone, responsabile Federcontribuenti Calabria, Giancarlo Costabile docente Unical e membro del dipartimento antimafia, Arcangelo Badolati caposervizio alla gazzetta del sud e membro del dipartimento e Pino Aprile, giornalista e scrittore. Presenti anche altre associazioni. 

Lascia un commento