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Mutuo Fondiario, ”usato per sanare i debiti può rendere nullo il contratto”

Il mutuo fondiario è legittimo quando utilizzato per coprire le esposizioni debitorie? Monza e Salerno, la storia di 2 imprenditori in crisi. Federcontribuenti: ”Nato come strumento per far fronte all’acquisto della casa, il mutuo fondiario, è diventato il mezzo con il quale le banche spingono i propri clienti a rientrare da una situazione debitoria prossima al collasso, in questa maniera non si fa altro che peggiorare la situazione tutto a vantaggio della banca che metterà le mani sull’intero patrimonio del correntista”.

Anche se in linea teorica il mutuo fondiario offre vantaggi in termini di tempo di rientro e di costi, anche se ad un imprenditore con l’acqua alla gola può sembrare un aiuto prezioso, nel giro di pochi giorni diventa un boomerang.

” I funzionari bancari consigliano tale mutuo per risanare i debiti allo stadio terminale, ma resta un’operazione ad esclusivo vantaggio dell’istituto violando il precetto che vieta le pratiche aggressive a tutela del consumatore, (art. 24-25 del D.Lgs.206/2005) ed attuano una condotta contraria all’obbligo di correttezza, oltre che di diligenza”. E’ evidente il fine perseguito dalla banca, cioè, ”ampliare la sfera dei soggetti debitori, creare in suo favore garanzie, erogare una cospicua somma in mutuo per poi riprenderla a distanza di pochi giorni, assicurandosi: l’estinzione della posizione debitoria e la restituzione rateale dell’importo con il pagamento degli interessi.

La banca non fa altro che aumentare l’esposizione debitoria non solo dell’imprenditore in crisi, ma esponendo a gravi pericoli anche i garanti chiamati a firmare, in pieno abuso della propria posizione di contraente forte.

”Se è vero che sia i garanti che i debitori devono vagliare attentamente il contratto di mutuo e la posizione economica, è altrettanto vero che le banche hanno l’obbligo di presentare e descrivere la reale situazione come i rischi che si corrono”. Le banche possono perdere il beneficio della garanzia quando non adempiono ai doveri di correttezza e buona fede ed in attuazione del dovere di salvaguardia dell’altro contraente (Cass. 22 ottobre 2010 n.21730).

Quindi, “l’abusiva erogazione del credito inchioda alla responsabilità la banca, in quanto non ha agito con trasparenza e professionalità esponendo se stessa, il contraente ed eventuali garanti a rischi che non poteva ignorare”. Infatti gli organi di vigilanza hanno imposto alle banche di dotarsi di strutture di auditing e di definire metodi per la selezione ed il monitoraggio del rischio connesso all’erogazione del credito; sotto questo profilo, non è inutile sottolineare che la banca, dopo aver svolto approfondite indagini ed analisi al fine dell’erogazione del credito, dovrebbe essere in grado di provare l’attività istruttoria compiuta, in modo da dimostrare che, se il cliente versava in stato di insolvenza al momento in cui è stata conclusa l’operazione bancaria, il dissesto non era conosciuto né conoscibile (principi applicati dalla giurisprudenza nell’ipotesi di soggetto ammesso al credito e poi sottoposto a procedura fallimentare). Tutto questo porta alla nullità del contratto.

Non si è imprenditori senza l’appoggio di una banca ”il dare e l’avere con i fornitori, i pagamenti, gli investimenti, l’anticipo fatture e gli F24, tutto avviene attraverso la banca ed è quindi responsabilità di quest’ultima svolgere adeguata consulenza al proprio cliente”.

La storia di Monza.

Due soci, un ristorante e vari affidamenti dalle banche con cui operavano. I conti vanno gravemente in sofferenza, inizia il conto alla rovescia. La banca fa pressioni, spingendo i soci a stipulare a copertura della sofferenza un mutuo fondiario, ”qui la prima irregolarità delle banche. Concedere ulteriori soldi a chi è già in sofferenza rientra nell’abuso creditizio, inoltre concedere un mutuo in presenza di una grave situazione debitoria rende lo stesso nullo”. I soci perdono il ristorante come tutto ciò posto a garanzia del mutuo, anche la casa e ricevono l’ordinanza di sgombro ancor prima la casa venga venduta all’asta. ”Per questi due imprenditori il giudice non ha ritenuto di dover approfondire il malefico legame con le banche e le responsabilità di queste”.

Salerno.

Un agricoltore con una importante azienda e una banca che propone, durante la mediazione, un ulteriore mutuo di 400 mila euro a copertura della situazione debitoria, ”peccato che i nostri periti hanno calcolato di anatocismo 500 mila euro, quindi la mediazione non ha fatto altro che confermare la mala fede della banca, ora andremo in giudizio”.

Anche qui la banca ha stipulato un mutuo fondiario per finanziare l’azienda.

La mala fede delle banche si concretizza nel concedere ulteriori soldi a soggetti già in sofferenza con il solo scopo di porre ipoteca su tutti i beni in possesso degli imprenditori. ”Grave è l’atteggiamento dei giudici i quali, quando chiamati in causa, non giudicano basandosi sugli articoli violati, ma, anteponendo atteggiamenti del tutto arbitrari. In questo caso i mutui andrebbero definiti nulli in quanto finalizzati solo per battere cassa, serviti per chiudere posizioni debitorie in evidente abuso del credito da parte degli operatori consapevoli della grave difficoltà economica dei propri clienti”. La giurisprudenza è ben lontana dal diventare quella scienza esatta capace di far rispettare le leggi di un Paese falso e fondato sullo scopo di lucro.