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Pensioni, ennesimo scivolone ” tecnico ”

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Un noto politico della prima Repubblica amava ricordare che, per gestire alcune trattative in gran segreto, ” c’è bisogno di creare il caos ”.

Deve essere chiaro al governo, che, anche solo 15 euro tolte dall’assegno mensile, per un pensionato minimo significano un pasto in meno, una scatola di medicine in meno.

I dati diffusi dall’Inps parlano chiaro: il 52,1% dei pensionati guadagna meno di 1.000 euro al mese. Il 17,2% non arriva a 500 euro. La prima certezza è che oltre la metà dei pensionati italiani non riceve un adeguato assegno mensile: non riceve abbastanza soldi per vivere. La seconda certezza è che il variegato mondo dei pensionati ci parla di assegni da nababbo, baby pensioni, vitalizi costosi e umilianti. La riforma pensionistica doveva servire proprio a questo, a ridisegnare una più equa spartizione di soldi tra gli aventi diritto. La pensione minima si da a quei cittadini che non hanno versato, nel corso della vita, un centesimo di contributi, o che ne ha versati pochi. Se si lavora in nero è difficile pagare i contributi, anche se si è precari. Poi succede che, nel corso della vita, hai lavorato per svariati enti, alla fine, per avere la pensione, si è costretti a pagare caramente questi ” traslochi ”. Insomma, il ” caos ” è tra noi. Proponiamo di semplificare la procedura in questo modo: contributo unico, assegno mensile unico. Lasciando decidere ai contribuenti se pagare i contributi all’Inps oppure se pagarsi una assicurazione privata. L’ente si troverà quindi a dover versare la pensione solo a quei cittadini che hanno pagato una quota nel corso della vita lavorativa. Senza diversificare le quote: i pensionati devono avere pari diritti di trattamento.

Veniamo al nuovo disagio creato dal mal funzionamento dell’ente pensionistico.

La spinosa questione delle 14esime, cioè le mensilità aggiuntive di pensione erogate nel 2009 a chi aveva un reddito basso al di sotto di circa 8.900 euro all’anno. Ben 200mila contribuenti non avevano diritto all’assegno, non perchè in mala fede, ma perchè ogni anno viene modificato il tetto massimo per aver diritto alla 14esima. Già in passato l’istituto della previdenza aveva richiesto indietro gli assegni della quattordicesima. Per ottenere l’assegno, che varia tra 336 e 504 euro, bisogna avere almeno 64 anni di età ed essere titolari di un reddito complessivo personale non superiore a una volta e mezzo la pensione minima. Purtroppo questo importo varia di anno in anno. Non vanno dimenticati gli ” esodati ” ancora in attesa di conoscere il proprio destino dopo che, alla Camera il Pdl ha bloccato il disegno di legge che li riguardava. “Credo che dopo la vicenda esodati e dopo quest’ultima prestazione dell’Inps, il governo Monti non possa più fregiarsi dell’aggettivo di tecnico”. A dirlo il presidente di Federcontribuenti Marco Paccagnella. La mancanza di regole fisse e precise, la mancanza di informazione da parte dello Stato nei confronti dei cittadini, crea questi disagi. Per Federcontribuenti quindi deve pagare chi ha sbagliato e in questo contesto sia il governo che l’Inps appaiono in mala fede. Deve essere chiaro al governo, che, anche solo 15 euro tolte dall’assegno mensile, per un pensionato minimo significano un pasto in meno, una scatola di medicine in meno.

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