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PMI: 44 miliardi di fatturato perduto per sempre

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potereNei prossimi mesi previsto un aumento del carico fiscale e nessuna voce a riguardo del rilancio dell’economia, del lavoro come di una immediata defiscalizzazione del lavoro! Grazie alla stupidità di tutta la classe politica abbiamo perso un fatturato di circa 44 miliardi di euro, si tratta del risultato politico in tema fiscale ed economico. Una valanga di imprese chiuse e fallite, interi quartieri industriali oggi deserti di cemento. Il dato peggiore riguarda le PMI che da sole portavano la metà del fatturato perduto, l’80% son state chiuse volontariamente spaventati da questa linea politica portata avanti dagli ultimi due governi. Mentre i leader si litigano le primarie, mentre i ministri od onorevoli si buttano in faccia dati e numeri presi a casaccio, mentre la loro unica preoccupazione è mantenere il posto dopo le prossime elezioni, lo Stato italiano continua a spendere 800 miliardi di euro quando le entrate sono inferiori del 12% delle spese. Tra vecchi debiti che scadono e nuovi debiti che si fanno per finanziare costi inutili l’Italia chiede annualmente 400 miliardi di euro in prestito.

«In una nazione normale, questi personaggi sarebbero chiamati a pagare di propria tasca questa distruzione e nessuno di loro potrebbe ricandidarsi a vita. Nel 2014 le cose non cambieranno, mancano piani strutturali di aiuto alle imprese e alle famiglie, moriamo sotto le mille parole inutili in attesa di un cambiamento politico che solo i cittadini possono pretendere. Il primo nemico di ogni lavoratore italiano è proprio lo Stato che tassa e non aiuta, che mangia e non rilancia, che ruba e non paga». La ripresa è frenata non solo dalla politica ma anche da chi, da questa situazione, ha tutto da guadagnare o da mantenere a seconda dei punti di vista, parliamo dei sindacati che nulla fanno per fermare il declino politico economico. «Chiacchiere a parte dobbiamo salvare il salvabile, oppure, molto presto il governo non avrà nessuno e niente da tassare. Va varato di corsa un condono per le PMI indebitate e a rischio chiusura, queste devono poter continuare ad avere tutti gli strumenti per lavorare e, conti alla mano, possiamo risparmiare 230 miliardi all’anno attuando pochi e semplici tagli alla spesa politica che servirebbero al condono».

Nella legge di stabilità un aumento di tasse da 20 miliardi di euro in tre anni, cadono le agevolazioni fiscali, comprese quelle su pensioni e lavoro dipendente, altro che defiscalizzazione del lavoro. «La tregua fiscale è appunto solo una tregua, – continua Paccagnella -, a partire dal nuovo anno e in maniera molto furbesca, la pressione fiscale aumenterà nuovamente attraverso il taglio alle agevolazioni e l’aumento dei costi dei pubblici servizi e con nuove tasse imposte senza criterio e che creeranno, tra i professionisti e i cittadini, un caos tale da metterli tutti a rischio insolvenza». Tutto ciò che i nostri politicanti riescono a partorire come idea è la dismissione del patrimonio pubblico, una operazione lunga e incerta, che non porterà nell’immediato nessun respiro agli italiani chiamati a pagare i stravizi della pubblica amministrazione. La leggenda che narra di una crisi economica che non ci abbandona è falsa come e quanto lo è l’intenzione del governo di tagliare i costi politici. Il problema del pareggio di bilancio è solo un paravento dietro il quale si convincono e costringono i cittadini a mantenere in piedi le loro maestosità.

Per quanto riguarda Equitalia: «è bene che i cittadini sappiano che i 120 mesi di dilazione di cui il governo ha parlato è solo uno spot visto che al momento manca il decreto attuativo e non è nemmeno in discussione». È bastato entrare in una qualsiasi sede di Equitalia per scoprire due cose, primo che le promesse politiche son rimaste tali, infine, che per avere giustizia occorre mettere in piedi un putiferio mediatico. Tutto ha inizio da una telefonata, un imprenditore sempre in regola con il fisco entra in difficoltà e accumula qualche debito, va all’agenzia sperando in una rateizzazione ma gli viene negata e il signore chiama la Federcontribuenti che non ci pensa due volte ad andare alla sede, un po di caciara ed ottiene la rateizzazione di 72 mesi di cui i primi 24 ad importo agevolato. 

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