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Processo tributario: Equitalia e il vizio del potere

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marco paccagnellaFedercontribuenti: ”continuano a pervenire richieste di aiuto per illegittime apposizioni di ipoteche, fermi amministrativi, procedure esecutive basate su pretese creditorie prescritte o inesigibili. Lo studio legale dell’Associazione fa quindi chiarezza sulle poche norme introdotte dal decreto e che non hanno a monte risolto il problema, perchè ”solo una riforma del processo tributario poteva porre fine a questo strapotere. – precisa l’avvocato Forcellino – Oggi al contribuente mancano gli strumenti adeguati e soprattutto ispirati al principio costituzionale del giusto processo per potersi difendere. La legge che regola il processo tributario non tutela adeguatamente il diritto di difesa del contribuente, che continua a porlo in uno stato di assoluta inferiorità rispetto all’agente della riscossione. Mentre il contribuente, che introduce il processo è soggetto a termini ben precisi per impugnare la pretesa creditoria, cartelle e/o intimazioni di pagamento, il discorso non vale invece per l’agente della riscossione che può costituirsi in giudizio anche pochi giorni prima della udienza di discussione. E ancora: non si contano i giudici di merito sia tributari che ordinari che hanno sancito la giuridica inesistenza della cartella di pagamento notificate direttamente e a mezzo posta, perché il legislatore ha escluso tale possibilità, eppure, molti giudici e la stessa Cassazione, con la sua giurisprudenza altalenante, cerca di riconoscere questo potere all’agente della riscossione ”. Per non parlare poi della possibilità concesse ad Equitalia di procedere con fermi, iscrizioni ipotecarie, pignoramenti, limitandosi ad indicare, in questi atti, solo l’identificativo della cartella e la sua data di presunta notifica.Un sistema giuridico che si rispetti, dovrebbe fare in modo che l’agente della riscossione, quando intende far valere una sua pretesa creditoria, lo faccia compiutamente, o, almeno, come un qualsiasi altro creditore, vale a dire dando prova rigorosa della fondatezza e della sussistenza del proprio credito. Secondola Cassazione, che negli ultimi tempi è riuscita a contraddire se stessa, l’iscrizione ipotecaria è un atto semplicemente cautelare e non espropriativo, pertanto Equitalia può procedere ad iscriverla senza notificare preventivamente intimazioni di pagamento. La differenza non è di poco conto; sostenere che una ipoteca ha valore cautelare e non espropriativo, significa sostenere che all’agente della riscossione viene concessa la possibilità di cautelarsi vincolando il bene del debitore contribuente, anche sulla scorta di crediti, prescritti o inesigibili. Se davvero si voleva concedere ossigeno ai contribuenti tartassati, sarebbe stata incisiva una norma introdotta nel decreto del fare o in qualsiasi altra disposizione normativa, che avesse obbligato gli istituti di credito a non tener conto della iscrizione ipotecaria accesa da Equitalia su beni del contribuente, atteso che essa è solo una misura cautelare. Inutile quindi ampliare i termini della rateizzazione o impedire ad Equitalia di pignorare la abitazione principale, se non si creano dei limiti preventivi e se non si mette mano ad una profonda e seria riforma del sistema della riscossione e del processo tributario che finalmente realizzi , fattivamente le garanzie, al momento solo enunciate nello Statuto del Contribuente ( legge 212/2000) e, soprattutto garantisca al contribuente italiano di essere giudicato da un giudice terzo rispetto alle parti in causa. Il presidente Paccagnella: ” i nostri utenti ci chiedono: viste le varie indagini che riguardano sia Equitalia e sia l’Agenzia delle Entrate, perchè non procedere con una denuncia alla Procura della Repubblica? Si dovrebbero bloccare gli interessi come i pagamenti di tutti quelli che hanno ricevuto cartelle nei periodi riguardanti le indagini della magistratura fino a quando non saranno chiare le responsabilità di queste infamanti accuse. Una richiesta legittima alla quale voglio rispondere pubblicamente: entrambi gli enti come la stessa procura sono organismi dello Stato. Basta domandarsi quindi, chi ha voluto e chi intende mantenere vivi certi meccanismi? Del resto non mancano le denunce già fatte.”

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