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Sentenza punitiva contro una ex correntista. ”Vietato attaccare una banca in pubblico ”

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La denuncia di Federcontribuenti: ”la signora Masiero aveva uno scoperto di 1.800 euro e la Cassa di Risparmio voleva vendergli casa all’asta. Dai 1.800 euro si arriva a 5.300 con le spese di istruttoria. Denuncia pubblicamente l’operato della Cassa di Risparmio che replica con un comunicato diffamatorio nei suoi confronti”. Come è andata a finire?

Una Cassa di Risparmio inizia la procedura di messa all’asta di una casa per uno scoperto su conto di 1.800 euro e quando la proprietaria propone una rinegoziazione, la banca chiede di ottenere la restituzione di 5.300 euro di spese legali per la pratica giudiziaria.

La proprietaria dell’abitazione, si sente chiedere dalla banca per chiudere la procedura di pignoramento la somma di €3.400 euro da sborsare subito e 12 rate da 160 euro. Ricordiamo che lo scoperto del suo conto corrente ammontava ad 1.800 euro. La signora con grande sacrificio riesce tuttavia a dare alla Cassa di Risparmio la somma di 4.200 euro. Purtroppo non riesce a fare fronte al pagamento degli ulteriori ed ultimi 1.100 euro a causa di sopraggiunti problemi di lavoro e di salute e la Cassa di Risparmio in questione, torna a all’assalto pignorando nuovamente la casa.

A questo punto la signora Masiero decide di portare nelle pubbliche piazze la sua vicenda, atteggiamento che ha fatto innervosire la banca la quale ha replicato con un comunicato nel quale dipingeva la signora come cattiva pagatrice e più precisamente coperta da Ingenti crediti vantati da altri Istituti, cosa assolutamente non vera.

Di fronte a questo ennesimo atto di ripicca nei suoi confronti, la signora citava la CDR per diffamazione chiedendo i danni. Il Tribunale di Padova rigettava l’istanza intimandole di pagare le spese di giudizio. Non volendo cedere di fronte a quello che F.M. reputava un vero e proprio accanimento decideva di proseguire nei successivi gradi di giudizio. Nel Giugno scorso la Corte d’Appello di Venezia conferma la decisione di primo grado condannando F.M. al pagamento di oltre 3mila euro di spese varie.

”La CDR ha di fatto reso pubblico informazioni di natura privata e in più false e tendenziose su una sua correntista, non è diffamazione questa? – Marco Paccagnella, Presidente di Federcontribuenti –

Ricordiamo che fino a prova contraria un correntista e una banca devono avere lo stesso peso in una aula giudiziaria, devono potersi difendere a pari modo e soprattutto essere giudicati al di sopra di ogni ingerenza”.

Federcontribuenti non si arrende

Prenderemo in esame tutta la posizione dei mutui e dei conti correnti, valuteremo tutte le spese e gli interessi addebitati alla nostra associata negli ultimi dieci anni e se dovessero emergere anomalie o – peggio ancora – usura o anatocismo, ricorreremo alle vie di tutela del consumatore-contribuente messeci a disposizione dalle attuali normative vigenti per far valere gli interessi della nostra associata. Ci auguriamo” conclude il Presidente di Federcontribuenti “che i Vertici della CDR si attivino per venire incontro alla loro ex cliente, coprendole almeno le spese di giudizio che F.M. è stata condannata a pagare. Noi saremo sempre al suo fianco”.

Il potere delle banche nell’economia nazionale come nelle aule giudiziarie si conferma in salute però sia chiaro, ” mai arrendersi o mortificarsi, i correntisti devono imparare a difendersi ben prima di cadere nelle trappole. Ogni correntista dovrebbe farsi guidare da un consulente esterno per la gestione delle pratiche e dei contratti bancari per stroncare sul nascere un sistema criminoso”.

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