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Trading fuori controllo. Perdono tutti, economie e risparmiatori

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20 milioni di conti correnti online all’attivo, ogni mese 100 mila conti nuovi si aprono su internet. Aumentano le transazioni anche tra chi non ha mai masticato di Borsa, è la nuova frontiera bancaria che smantella la vecchia versione del risparmio sicuro e del posto fisso in banca. Le banche centrali e gli organi di vigilanza hanno il ”trading fuori controllo”.

Le banche fallite e quelle che a breve falliranno, non risarciranno gli obbligazionisti così come non lo farà lo Stato per effetto delle nuove regole europee ed è giusto che sia così perchè, entrare in banca è come entrare al casinò e ci si assume la responsabilità sui rischi.

Non sarà la Costituzione come nessun giudice in nessun tribunale a tutelare i risparmi andati in fumo, risparmi che si è deciso di investire con o senza colpa di broker senza scrupoli. Discorso chiuso perchè il mondo è cambiato e il sistema bancario cavalca l’onda senza nessuno a rincorrerlo. Anche se le banche centrali dicono di puntare ad una finanza sostenibile si scontrano puntualmente con un universo instabile che smuove interi PIL giocandoseli su ogni tipo di piattaforma esistente. Il trading è molto più di uno spot su internet, è un nemico micidiale ed invisibile.

Transazioni alla velocità di un click e nuove informazioni finanziarie ogni minuto del giorno e della notte. Un mondo virtuale dove si perdono e investono soldi veri di economie reali. Nuove frontiere dove fanno mercato anche le aziende senza utile.

Abbiamo visto cosa significa finanziare le attività speculative, come quelle di trading, con depositi garantiti dallo Stato perchè la bomba ci è esplosa tra le mani e le misure adottate non sono sufficienti a scongiurare nuove esplosioni. Quando le banche facevano solo prestiti alle imprese e famiglie locali, era semplice separare l’attività di trading da quella di prestito era il caro, vecchio, sistema bancario dove si entrava e si aveva a che fare con un impiegato, un direttore e non con un infernale computer che gioca i risparmi di tutti noi in Borsa, dove oltre alle materie prime, alle valute, si gioca sulla fine di questa o quella economia.

La crisi non è nata da banche commerciali che avevano assunto posizioni di rischio, ma da banche commerciali tramutate in banche d’investimento le quali hanno assunto rischi eccessivi e spesso scontati e contando sulla liquidità che detenevano e che dovevano far fruttare come sugli stanziamenti delle banche centrali che invece di servire a finanziare le economie locali son stati utilizzati al tavolo verde. ”Ci sono numerose interrogazioni parlamentari e inizio lavori nei nostri cassetti, – spiega Marco Paccagnella, Presidente della Federcontribuenti -, anche una buona proposta di Legge di alcuni deputati intitolataDelega al Governo per la riforma dell’ordinamento bancario mediante la separazione tra banche commerciali e banche d’affari” presentata il 16 aprile 2013. (Assegnato alla VI Commissione Finanze in sede Referente il 7 luglio 2015 ). Si tratta, in sintesi, ”della separazione obbligatoria, all’interno dello stesso gruppo bancario, del trading ad alto rischio dal resto delle attività di deposito”. In Italia la legge elaborata da Donato Menichella nel 1936, stabiliva già un’analoga separazione, poneva cioè dei limiti molto stretti tra attività bancarie a breve termine e a medio o lungo termine. Alle banche commerciali era poi proibito detenere quote di partecipazione (ancora meno di controllo) nelle aziende non bancarie ed era altresì vietata qualsiasi attività di trading su titoli e valute. Nel 1993 è stato approvato il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia che ha rivoluzionato l’intera struttura del sistema bancario eliminando la distinzione introdotta nel 1936: da una regolamentazione rigorosa si passava alla «banca universale», a cui erano lasciati enormi margini di azione. Invece una Legge come quella menzionata aumenterebbe il prodotto interno lordo (PIL) del 10%, porterebbe l’inflazione vicina allo zero senza rischi di deflazione e farebbe calare debiti pubblici e privati. Il denaro raccolto con i conti correnti non potrebbe essere usato per fare credito e creare moneta; verrebbe investito in moneta o depositi alla banca centrale. Tutti i tipi di prestiti dovrebbero essere offerti da altre aziende (investement trust), eventualmente specializzate, con soldi raccolti a questo scopo, attraverso quote di azioni, obbligazioni o altri strumenti. La banca insomma deve fare la banca, evitando operazioni speculative: il trading su valute e titoli non deve rientrare fra le sue attività. In altri termini, se il risparmiatore intende collocare i propri risparmi in un conto corrente, libretto a risparmio, certificato di deposito, pronti contro termine, si rivolge alla banca, ma non deve essere esposto ai rischi derivanti da attività speculative. ”I soldi in banca non sono più sicuri, una situazione da anni denunciata, – conclude Paccagnella -, non solo i risparmi di chi, di proprio pugno decide di giocarseli, ma anche i soldi dei semplici correntisti, quelli cioè dormienti sul conto corrente. Siamo in accordo nel non concedere più aiuti di Stato alle banche, ricordiamo la stratosferica cifra di 130 miliardi di euro che il nostro governo ha dato al sistema bancario con un ritorno di appena 15 miliardi in 4 anni, e siamo in accordo quando si dice che il sistema bancario italiano ne uscirà più forte, bisogna solo dire a danno di chi”.

Prima la banca giocava sul mercato con il guadagno frutto del ricavo degli interessi maturati da mutui, prestiti e movimenti vari dei propri clienti, ” il gioco al rialzo, le gravi perdite, le truffe manovrate dall’alto, hanno negli anni portato le banche ad investire i soldi, i risparmi, dei propri correntisti che invece di fruttare perdevano di valore”. Un serio organo di vigilanza avrebbe impugnato la situazione obbligando il sistema bancario a tornare sui binari e a rimborsare gli sventurati correntisti, invece, lasciate fare le banche ormai in perdita hanno e chiedono interessi e tempi così asfissianti da avere ucciso lavorativamente e moralmente i clienti e scatenando il panico tra i risparmiatori per rientrare dalle perdite. ”Molti ci domandano come mai i soldi sul conto non hanno più valore, come mai di anno in anno calano gli interessi e aumentano le spese, detto fatto, è il nuovo sistema bancario mondiale”. Quindi, tutto il discorso sulla necessità di aumentare il circolo di moneta elettronica non è altro che un modo per incatenarci sempre più alle banche di cui ormai siamo tutti dipendenti per causa forza maggiore. Tutto viene addebitato sul conto corrente, fateci caso, dalle utenze di nuovo contratto, alle schede telefoniche, pensioni e stipendi e tutto quanto segue. Ogni nostro centesimo passa da una qualche banca tanto che il numero degli utenti che decidono di mettere in banca ogni 10 euro guadagnate per poi ritirarle con un bancomat aumenta di giorno in giorno e non ne siamo ancora completamente coscienti.

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