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Un 2013 di fuoco: «carbone per Bankitalia»

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befaFedercontribuenti e Unionliberi anticipano di 24 ore la Befana e portano una calza piena di carbone nero alla sede della Banca d’Italia a Padova. L’azione simbolica serve a sottolineare i risultati di un sondaggio condotto dalle due associazioni in Veneto da cui emerge come il 78% degli intervistati dall’ufficio studi di Federcontribuenti imputi come prima causa della crisi la stretta al credito da parte delle banche. A lunga distanza nel questionario a risposta multipla, arrivano concorrenza straniera (45%) e corruzione (36%). A sorpresa le risposte che imputano come principale responsabile della crisi il Governo Monti sono al (24%).

“L’augurio che ci facciamo per il 2013 è che le banche tornino a fare il loro mestiere – spiega il presidente di Federcontribuenti nazionale Marco Paccagnella – in quanto continuiamo a registrare casi di aziende che rischiano di chiudere a causa di richieste di rientro di finanziamenti, spesso in corso da decine di anni, nel giro di pochi mesi. E’ come chiedere ad un ciclista che affronta una salita durissima di sgonfiare le ruote della bici. Occorre invece che la Banca d’Italia stimoli gli istituti di credito ad aprire i cordoni della borsa: questa crisi è cominciata a seguito dei fallimenti conseguenti ai mutui subprime ed ai titoli tossici, ma si sta mangiando in Veneto centinaia di aziende che lavorano in settori che con il mondo finanziario non hanno proprio nulla a che fare”.

Dello stesso avviso il presidente di Unionliberi, associazione imprenditoriale che nelle provincie del Veneto conta cinque sedi territoriali ed oltre quattromila associati, Vincenzo Lazzaro.
“Chi spiega che il 2013 sarà un anno durissimo denuncia il problema senza indicare la soluzione. Il problema è che non ci sono più soldi che circolano – analizza il presidente Vincenzo Lazzaro – la soluzione è semplice: che si riapra il credito verso le aziende piccole e medie che sono il vero motore dell’economia italiana. L’alternativa è far morire migliaia di posti di lavoro a favore delle imprese concorrenti in Germania o nei paesi delle nuove economie emergenti: il vero spread da comprimere è questo, il differenziale tra i posti di lavoro che si perdono e quelli che si creano”.
Caso emblematico della stretta del credito è quello della Celplast di Vigonza (Padova) il cui titolare, Gualtiero Bisiol, si è rivolto a Federcontribuenti ed è assistito dall’avvocato Fabio Gabrieli.
L’azienda ha dovuto fronteggiare negli ultimi tre anni oltre ad una situazione congiunturale tuttaltro che favorevole, anche un piano di rientro con alcune banche davvero difficile. Nonostante tutto la Celplast, che a Vigonza occupa 21 persone, ha continuato la produzione ed ha scoperto di avere un tesoretto di 500mila euro di interessi anatocistici e dovuti allo sforamento del tasso di soglia di usura pagati in più alla banca, e di spese non giustificate, da 500mila euro.

“Abbiamo avviato la procedura per andare in causa contro uno degli istituti di credito di cui siamo stati clienti dagli anni ’80 perché facendo il riconteggio del conto corrente abbiamo scoperto come a fronte di un credito vantato dalla banca di circa 25mila euro, emerga come la mia azienda in 30 anni di attività abbia invece pagato commissioni bancarie sul credito commerciale difformi dalla legge in materia bancaria per oltre 500mila euro. Quei soldi pagati in più li abbiamo chiesti alla banca in questione, ma evidentemente l’istituto di credito ha tutto l’interesse a fare orecchio da mercante. Se entro il 2013 non arriveremo ad una composizione della questione, rischio di dover chiudere e di dover comunicare ai 21 dipendenti della Celplast, tra cui ci sono anche due dei miei quattro figli, la cessata attività. Sul motivo della lettera di licenziamento scriverò “voracità bancaria”. L’hanno chiamata guerra finanziaria. E il campo di battaglia di questa guerra sono le imprese. Noi abbiamo di fronte una scelta: o subire questa guerra o contrattaccare”. Queste le parole di Gualtiero Bisiol, titolare della Celplast Srl di Vigonza (Padova), azienda attiva da trent’anni a Vigonza nel settore della lavorazione di materiale plastico.

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