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Anatocismo, prima causa di morte per le aziende

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luigi brustio e marco paccagnellaC’è il caso di un imprenditore di Vigonza (Padova) che ricontrollando i conti del conto ha scoperto di avere diritto alla restituzione di 540mila euro dalla banca, che gliene chiede 29mila. E c’è anche l’imprenditore edile che ha avviato otto cause risarcitorie contro altrettanti istituti di credito, e che per avere gli estratti conto del proprio rapporto bancario, ha dovuto chiamare i carabinieri. Storie di ordinaria follia anatocistica, come la definisce Marco Paccagnella, presidente nazionale di Federcontribuenti, associazione che in Veneto conta oltre 600 imprenditori con altrettanti contenziosi con le banche clienti, ree nella stragrande maggioranza dei casi, di aver applicato negli anni, ed in particolare all’inizio degli anni ’90, interessi per massimo scoperto che superavano abbondantemente il tasso d’usura.

“Lo schema è sempre lo stesso – spiega Marco Paccagnella, che oggi si è riunito con un gruppo di imprenditori nella sede della Celplast di Vigonza (Padova) – e stimiamo che in Veneto riguardi almeno duemila aziende: le banche approfittavano dei castelletti degli anticipi delle fatture per lucrare ben oltre gli interessi previsti dalla legge. E’ come se per anni si fossero appropriati del 2 o 3% del fatturato di migliaia di aziende. Stiamo parlando di cifre enormi che se restituite alle aziende a cui i soldi sono stati indebitamente sottratti, rimetterebbero in carreggiata l’intera economia del Nord Est”. Ed invece le banche, anche di fronte alle argomentazioni inoppugnabili dei consulenti tecnici dei giudici che si stanno occupando delle cause intentate da Federcontribuenti in tutto il Veneto, fanno melina.

Come nel caso della Celplast di Vigonza. Azienda che produce confezioni per uova. Ventuno di pendenti ed un contenzioso con una banca di cui è stata cliente per trent’anni e che, alla chiusura della linea di credito, chiedeva 29mila euro per la cessazione del rapporto.

Gualtiero Bisiol, titolare dell’azienda, ha fatto fare il riconteggio degli interessi praticati sul conto corrente dall’inizio del rapporto dimostrando che in realtà negli anni tra interessi e spese indebitamente gonfiate, la banca ha sottratto dalle casse aziendali 540mila euro.

“Da mesi stiamo cercando di capire come la banca abbia intenzione di regolare questo debito che ha nei nostro confronti – spiega Gualtiero Bisiol – e purtroppo sono mesi che nessuno ci da una risposta. Anche al tentativo di mediazione in Camera di commercio la controparte non si è presentata”. L’azienda nel frattempo continua la produzione, occupando 21 dipendenti. “Continuiamo a lavorare con mezzi nostri – analizza Bisiol – certo che con la possibilità di usufruire di quel tesoretto sottratto dalla banca potremmo fare il salto di quelità ed uscire definitivamente dalla crisi”.

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