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Zanetti, Orlandi, Padoan e Renzi. La domanda del secolo

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Il sottosegretario Zanetti, la Orlandi dell’AE, Padoan, Renzi, il concorsone mancato, il contante e l’evasione fiscale e noi cosa facciamo? Portiamo telecamere nascoste nei negozi di ignari commercianti. Spediamo accertamenti a caso sperando che i più cadino nella trappola, urliamo contro i contribuenti. Un circolo vizioso vigliacco che copre l’innominabile per ostentare una purezza che nessun elemento di governo può vantare.

”Tante storie e sberle per poco più di 1 miliardo di euro, tanto è il totale delle cartelle firmate dai dirigenti abusivi dell’Ufficio delle Entrate a rischio di opposizione, – sorride il presidente di Federcontribuenti -, un miliarduccio di euro, bottino di qualche ultima tangentuccia scoperta nelle ultime settimane nel mondo politico, mondo che su certe cose sembra ben allineato e concorde”.

Perchè invece nessuno domanda per quale assurdo motivo la AE non ha mai indetto il famigerato concorsone? Come anche affermato dalla Corte Costituzionale (sent. n.205/2004), il concorso, rappresentando «la forma generale ed ordinaria di reclutamento per il pubblico impiego», costituisce un «meccanismo strumentale al canone di efficienza dell’amministrazione». C’è da chiedersi chi siano mai questi 800 dirigenti, se dei veri geni o dei comodi strumenti!

Quindi continua a sbagliare la Orlandi che ha abbracciato la politica del suo predecessore, Attilio Befera. Sbaglia Padoan a difendere la Orlandi driblando la giusta posizione assunta dal Sottosegretario Zanetti, “Se lei – la Orlandi – si sente messa all’angolo è solo perché preferisce risolvere in un altro modo il nodo dei suoi dirigenti dichiarati illegittimi dalla Consulta. L’errore qui però è che difende i suoi uomini più fidati, non l’istituzione. Ma questo non è il suo compito. È ragionevole darsi una mossa e fare i concorsi. Questo fa un direttore”.

Forse sarà Renzi a spiegarci per quale oscuro motivo il concorsone non è stato mai organizzato e che non ci si voglia appellare al blocco assunzioni, sarebbe una penosa illogicità.

La soglia dei 3 mila euro.

Siamo ipocriti e lo abbiamo confermato negando la trascrizione dei matrimoni gay. Siamo talmente ipocriti dentro da risultare ottusi. Soltanto quelli che vanno in TV, politici, dirigenti, esperti, opinionisti hanno la possibilità di circolare con 3 mila euro in tasca per i negozi della città; tutti gli altri, i comuni mortali, 3 mila euro li accumulano con 3 salari. ”Il limitare del contante ha aumentato nel tempo la fuga di contribuenti e di capitali, se ne saranno accorti anche e soprattutto al MEF, per questo vogliono fare marcia indietro, – spiega Paccagnella -, si scappa da qualcosa che ci bracca, minaccia, terrorizza, appunto dagli uffici del fisco.

L’evasione fiscale.

Per combatterla occorre proprio ripristinare un rapporto di fiducia tra fisco e cittadino, occore ridare equità per evitare di far sentire i contribuenti braccati. L’evasore di professione resterà tale, ma è una minoranza rispetto al crollo del gettito dovuto alle migliaia di imprese chiuse o divorate. È preferibile lasciar eludere un centinaio di euro a testa piuttosto che uccidere i contribuenti, ne son rimasti talmente pochi a sostenere il peso fiscale…”Accorpiamo le scadenze fiscali, diamo un corposo arco di tempo per pagarle, lasciamo liberi i contribuenti di decidere il momento migliore per loro per pagare. Scaglioniamo per capacità contributiva l’importo fiscale annuo e non per professione. Rimettiamo, insomma, i rotweiler del fisco a cuccia e diamo più ore d’aria ai contribuenti”.

Le priorità.

Fare cassa. Per fare cassa occorre creare occupazione, invogliare i consumi, convincere a versare le tasse. Per pagare le tasse devi garantire occupazione stabile, una soglia contributiva che non strupri il reddito, permettere a chi lavora di non venir additato come evasore se a fine mese compra un televisore a rate o mangia tre pizze in più.

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