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Alice da Trento: vessata dalle tasse non mi arrendo

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imagesLetta esulta per un diritto acquisito in sede europea, ci chiediamo se tale prezioso servigio risolverà i drammi umani. Quando e come metteremo mano agli orrori prodotti dagli studi di settore, ai meccanismi contorti che se ne fregano della mancanza di lavoro, malattie e tutto quanto può contribuire a sfasciare la vita di un lavoratore. Se vale la pena continuare con la logica delle fabbriche e negozi chiusi in virtù di pochi denari pretesi e ottenuti spellando chi vorrebbe solo poter vivere lavorando.   Conosciamo Alice, una signora di 49 anni, trentina, lavora da quando ne aveva 14. ” La schiena l’ho piegata tanto, pagando sempre tutto ciò che mi si chiedeva. Ad un certo punto della mia vita, la schiena a forza di piegarla si è rotta. Ho subito 3 operazioni alla spina dorsale in 4 anni e dopo un anno di sedia a rotelle e morfina per i dolori, finalmente mi rimettono in piedi. Sostengo le visite all’ASL e mi dichiarano invalida al 47% anche per il lavoro., tant’è che il mio datore di lavoro approfitta degli incentivi per l’assunzione di un invalido. Il titolare pretendeva che salissi sulle impalcature di 3 o 4 piani delle case in costruzione per prendere misure così son stata costretta a cambiar mestiere, aprendo una mia attività artigianale, con una partita IVA e devo pagare i contributi come se fossi sana al 100% mentre da dipendente ne pagherei solo una parte, stessa cosa vale per gli Studi di settore che pretendono da me un lavoro al 100%. Ho cartelle Equitalia che non riesco a pagare, e quando vado a fare quel poco di spesa conto soprattutto i centesimi. Ripeto, non ce la faccio più a sopportare questa umiliazione e non riesco più a lavorare come un asino (quando ho le commesse per farlo) con conseguenti giornate a letto per il mal di schiena (che non vengono conteggiate come possibili fermi lavoro dall’Agenzia delle Entrate). Ho provato a contattare l’Agenzia del Lavoro locale e mi è stato detto che nessuno richiede più nemmeno gli invalidi… Credetemi, mentre Vi scrivo ho le lacrime agli occhi, per la vergogna, per la rabbia e per un grande senso di impotenza che non ho mai provato prima. Sono sempre stata autonoma, ho sempre provveduto per me e per gli altri, ma adesso mi rendo conto che non mi rimane nulla. Cosa mi resta da fare? Non lo so. Forse nulla, forse ribellarmi, forse andarmene. So solo che dovrò decidere in breve tempo perchè la situazione sta precipitando ”.

La signora Alice per effettuare ricami personalizzati su capi di abbigliamento o su altro materiale pubblicitario ha dovuto acquistare una macchina da 20 mila euro che gli fa guadagnare poco più di 30 centesimi l’ora. Però, secondo lo Stato e i criteri degli studi di settore, se ha investito 20 mila euro è perchè ne guadagna altrettanti. Questa è una ingiustizia, la signora Alice lavora se ha lavoro quelle poche ore al giorno e non tutti i giorni, pagando ogni imposta diretta e indiretta.

” La tassazione sul lavoro, e la politica fiscale in generale, – spiega il presidente Paccagnella -, annulla tutti quei diritti costituzionali a partire dal contribuire alle spese dello Stato secondo le proprie possibilità, al diritto al lavoro e alla salute e alla casa. Un abuso bello e buono nei confronti dei cittadini e noi stiamo ancora aspettando di vedere tagliare i costi dove effettivamente, in nome della corruzione, speculazione e clientelismo, vengono sperperati i soldi pubblici. Non serve una commissione per scoprire dove lo sperpero avviene, tutto è sotto i nostri occhi.

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