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Costretta a fuggire dalla sua città, Nadia, è in attesa della giustizia

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Nadia, un’ex immobiliarista in fuga dalla sua città perchè spaventata. Minacce di morte denunciate alla magistratura, sabotaggio e atti di intimidazione che non fanno scattare le indagini o misure di tutela nei confronti di Nadia. Presentata sul caso anche una interrogazione parlamentare da parte del deputato Marco Brugnerotto. Scriveva la procura «un più ampio e complesso disegno criminoso, in cui il reato di rivelazione del segreto bancario e fiduciario sembrerebbe rivestire un’importanza del tutto marginale». Quando una operazione commerciale diventa oggetto di desiderio di poteri senza scrupoli. Federcontribuenti, ”la magistratura dia segnali forti ai cittadini”

La signora Nadia ha dovuto cambiare regione a seguito della determinazione di un gruppo di persone che le hanno rovinato la vita osteggiandola nel lavoro, incudendole paura, facendola vivere sotto la costante minaccia di atti contro la sua vita. Ha denunciato, ma nulla si è mosso per lei e contro quegli ”ignoti”. Una storia politica, civile e giuridica tutta sbagliata. Una città, una operazione finanziaria, una amministrazione pubblica già raggiunta da sentenze definitive, eppure Nadia è stata costretta all’esilio. Federcontribuenti: ”occhi più attenti e mani meno legate avrebbero girato tutto all’antimafia”. Non si tratta solo delle denunce depositate da Nadia, sarebbe bastato agli inquirenti approfondire l’operazione finanziaria per capire che quanto denunciato dalla donna era solo la punta dell’iceberg”.

Tutto ha inizio a Chiavari nel 2000 e il sindaco era Vittorio Agostino, mentre suo figlio Alessandro Agostino, architetto, si occupava dei progetti edilizi: ”gli Agostino mettono gli occhi su quello che tutt’oggi resta l’affare più ghiotto della riviera di levante, «l’operazione Preli». Nelle memorie di Nadia, ” l’allora assessore all’urbanistica Marina Tascornia indirizzava terzi ad affidare i propri progetti al figlio del sindaco, Alessandro Agostino, per il buon esito della pratica”. Nadia finisce al centro di questi interessi del tutto inconsapevolmente perchè chiamata in causa dalla Milena Gavazzi, presidente della Cantiere Navale di Chiavari, e proprietaria dell’area navale da riconvertire: area individuata per dar vita proprio all’operazione Preli . La Gavazzi aveva affidato l’incarico della vendita esclusiva degli immobili ricavati in una parte del complesso navale all’agenzia immobiliare della signora Nadia e non all’agenzia immobiliare Costruttori Associati Edilnord. Nadia non sapeva che la Gavazzi da anni riceveva a sua volta pressioni per vendere l’area tanto che Vittorio Agostino e Alessandro Agostino sono stati condannati in via definitiva nel 2012 per tentata concussione. Sentenza d’appello del 2011: Vittorio Agostino «ha escogitato un programma di intervento, arrogandosi indebite competenze, per far ottenere al figlio e ai suoi soci la completa gestione dell’affare, con l’imposizione della sua presenza nei confronti della Cantieri Navali di Chiavari». Nadia, ignara, presentava i progetti di riqualifica nel comune amministrato dagli Agostino e viene convocata, ”trovai oltre all’architetto altre persone e mi fu chiesto di rallentare le vendite degli immobili per indurre la Gavazzi a svendere la prestigiosa area. Quando mi rifiutai ricevetti giorni dopo una bocciatura totale sui progetti presentati ed è qui che decido di denunciare il tutto alle autorità competenti”. Ricorre al Tar e arriva la sentenza che decide per l’archiviazione, nonostante emergano «elementi di fatto da ritenersi discriminatori e in violazione di legge». Nei verbali di Nadia, «in questi anni ho subito diverse intimidazioni da parte di ignoti. Il 16 novembre 2009 ho richiesto l’intervento della Polizia perché qualcuno ha forzato il cruscotto del mio scooter per riporvi 6 coltelli in bella vista. Mi è stata rubata l’auto e fatta ritrovare in ordine sulla strada che conduce alla camera mortuaria dell’ospedale di Lavagna, ho accertato prove alla mano che gestivano la mia corrispondenza». Intanto passano gli anni e si accumulano le denunce senza che nessuno intervenga. Nadia decide di aprire una nuova società, con altro nome, visto che non riusciva più a lavorare, ostacolata e sabotata e subito ha la possibilità di ristrutturare una palazzina di Chiavari; un’operazione importante, tanto che per la Nadia si rende necessario un prestito che chiede a Banca Sella, il progetto parte; l’istituto di credito aveva garantito condizioni vantaggiose con l’erogazione di un credito da un milione di euro, ma, a pochi giorni dalla stipula del primo atto notarile, racconta Nadia, ”il direttore dell’agenzia Banca Sella mi convoca per informarmi che la sede di Biella ha cambiato le condizioni, ovvero la banca erogherà il credito solo a me e non più a La Paragina tramite apertura di conto corrente ipotecario, un modo per assumere il controllo del mio patrimonio immobiliare’‘. Nadia sospetta una violazione sul segreto bancario e presenta un nuovo esposto; la procura competente, quella di Biella, si pronuncia riconoscendo, addirittura, «un più ampio e complesso disegno criminoso, in cui il reato di rivelazione del segreto bancario e fiduciario sembrerebbe rivestire un’importanza del tutto marginale»; un disegno al centro del quale finisce appunto Nadia contro la quale «venivano posti in essere una serie di comportamenti tesi ad ostacolare le sue iniziative immobiliari»; il tutto portato avanti su due fronti, «uno interno alle istituzioni liguri» e uno attraverso «l’ostruzionismo di Banca Sella».
La procura decide nuovamente per l’archiviazione e Banca Sella inizia a chiedere indietro i fondi, non più nella disponibilità della Nadia. Scatta il pignoramento di tutti i beni immobili della Nadia che lascia Chiavari e chiude l’agenzia. L’intera vicenda è costellata da inquietanti procedimenti giudiziari su cui cadono ”legittimi dubbi”. Il tribunale di Chiavari, scrivono i magistrati di secondo grado, «più che operare una approfondita valutazione della vicenda, stilerà una distinta di argomenti, favorevoli e contrari, e perviene a una contraddittoria assoluzione»; senza dimenticare che nelle motivazioni vi è una apparente presa di posizione» dalla quale sarebbe «lecito attendersi conclusioni certe», che invece poi non sono arrivate. Come se non è bastasse sono spariti tutti i fascicoli con le prove e le denunce, chi deve far luce su quanto ampiamente denunciato? Concludendo, come rivendica Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti, ”quando un cittadino denuncia violazioni così gravi nell’amministrazione pubblica e di essere al centro di gravi minacce, la giustizia, dovrebbe essere decisamente più rapida della malavita e oltre a fare scattare tutte quelle misure di tutela necessarie le indagini andrebbero passate all’antimafia. Ravvisiamo nella storia di Nadia un comportamento che rientra a pieno titolo nel 416 cp, associazione a delinquere perchè è evidente che ci troviamo di fronte ad un gruppo di persone organizzate. Invece in queste circostanze, a seconda della competenza e del reato, al posto di un unico faldone nelle mani di un solo pool, abbiamo più procure e tribunali che tra loro non conversano e il risultato è questo, impunità garantita”.

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