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Il 25% del bilancio dello Stato gestito dall’Inps; la Camera denuncia ” poca trasparenza”

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Stiamo parlando del 25% del bilancio dello Stato in mano ad un organo monocratico, l’Inps.

I deputati lamentano una gestione dell’ente di previdenza sociale tenuta segreta e imputano a questa mancanza di informazioni e di dati oggettivi, lo stato fallimentoso del sistema pensionistico italiano. Come si può far discutere alla camera un disegno di legge sulle pensioni quando a chi dovrà votarla, discuterla, mancano dati oggettivi? L’Inpdap scarica sul bilancio del super Inps 16 miliardi di euro di passivo; 10,2 miliardi sono il disavanzo patrimoniale per l’anno 2011 mentre sono 5,8 miliardi le passività previste per il 2012. L’Inpdap è un disastro previdenziale in pieno dissesto economico.

Le amministrazioni centrali dello Stato non hanno mai versato i contributi all’Inpadap dal lontano 1996. Dal 1996, lo Stato e gli Enti Locali, hanno versato solo la quota della contribuzione a carico del lavoratore (circa il 9%) e non la quota a loro carico (circa il 25%). Va sottolineato e fatto notare che il 25% è proporzionalmente due terzi della percentuale che solitamente pagano tutte le aziende private. Anche in questo caso, quindi, lo Stato si agevola da solo pagando meno di qualsiasi altra azienda, creando inspiegabili privilegi quando riconosce pensioni ai dipendenti pubblici, a volte anche superiori dell’ultimo stipendio. Per questo si è pensato all’accorpamento? Un crack previsto in circa 10 miliardi di euro nel 2012 dell’Inps. Lo Stato e gli Enti Locali non pagano i contributi previdenziali dal 1996, Equitalia è una società formata da due proprietari: il 51% è dell’INPS, il 49% è dell’Agenzia delle Entrate. In qualsiasi altra situazione un’azienda sarebbe già fallita da più di un decennio. Le Amministrazioni statali sono in stato di insolvenza certificata e, oltre a esserlo nei confronti dell’INPS, lo sono anche con le imprese che forniscono e hanno fornito loro i servizi. Da sottolineare che solo a regime, l’accorpamento, porterà un risparmio di soli 100 milioni di euro. Una goccia nel mare. Ma come possono l’Inps, L’inpdap e l’Enpals avere dei debiti? Questi enti non si alimentano con le entrate, le detrazioni o i contributi che ogni mese si versano o detraggono dalle buste paghe? Si sono erogate pensioni non dovute, si sono erogate pensioni al di sopra delle entrate, cosa è successo, quali sono i punti fermi in questa spaventosa confusione amministrativa? Si ricorda che: i pensionati Inps pagano sulla pensione una trattenuta di 1 centesimo, indicato come “contributo ex Onpi”. Opera Nazionale Pensionati Italiani, è un ente nato nel 48 e soppresso nel 1977 e serviva a gestire alcune case di riposo sparse sul territorio nazionale. Quando l’ente fu sciolto si decise di mantenere la trattenuta sulle pensioni e girare l’importo alle regioni in proporzione al numero dei pensionati Inps residenti. Dagli anni ’90 questo contributo è sparito dai bilanci delle regioni, ma l’Inps continua a prelevare un centesimo per 13 mensilità l’anno. In totale parliamo di 3 milioni di euro che l’Inps trasferisce allo Stato.
Dove vanno questi soldi, dovrebbe spiegarlo il ministero dell’Economia.

Alcuni esempi di pensioni Inpdap:

Antonio Di Pietro: in pensione a 44 anni per 2.644 euro da Inpdap.

Oscar Luigi Scalfaro: magistrato 3 anni 7.796,85 Inpdap.

Romano Prodi: 4.246,00 Inpdap.

Publio Fiori: 16.000,00 Inpdap.

Giulio Andreotti: 5.800 euro Inpdap.

Renato Brunetta: 4.300 Inpadap.

La lista è lunghissima e a questa pensione va aggiunto lo stipendio da parlamentare.

Poi ci sono le pensioni e stipendi senza limite di cumolo: di seguito qualche esempio.

Porsi la domanda è lecito e giusto: per cosa lavoriamo?

 

 

 

 

 

 

 

 

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