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La responsabilità degli imprenditori e quella superficialità politica

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talk” Chi ha i bilanci in ordine deve fare il possibile per mantenere i livelli occupazionali” parole del ministro dello Sviluppo Federica Guidi. Paccagnella: ”è dovere del governo dare agli imprenditori gli strumenti per incrementare il livello occupazionale, basta scaricare barili”. Il ministro Guidi dichiara: ”non è con un taglio alle tasse che si permette alle aziende di assumere”, salvando il bonus degli 80 euro adottato dal governo. Il taglio alle tasse, caro ministro, non è la richiesta di un favore, semmai la necessità di riportare la spesa fiscale nei limiti della capacità contributiva degli imprenditori. Ad esempio non si vuole proprio capire che gli studi di settore sono uno strumento per legalizzare l’evasione fiscale. ”Se ho una azienda che va bene mi basta dichiarare secondo l’indicatore per rimanere al sicuro dai controlli e il resto lo si può eludere. Mentre lo studio di settore assassina quelle aziende che sono realmente in crisi, creando una grave discriminazione che ancora una volta privilegia i potenti”. Per non parlare dell’incoerenza intellettuale: ”abbiamo in cassa integrazione a zero ore circa 530 mila lavoratori, 4 mila e 700 euro netti in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore. Sono quindi per prime le grandi aziende e fabbriche ad essere al collasso, come chiedere alle piccole imprese di non licenziare?”. La differenza tra il costo sostenuto dal datore di lavoro e la retribuzione netta del lavoratore, il cosiddetto cuneo fiscale e contributivo, è pari, al 46,2%: i contributi sociali dei datori di lavoro ammontano al 25,6% e il restante 20,6% è a carico dei lavoratori sotto forma di imposte e contributi. Non sempre però l’impresa ha guadagnato tanto da coprire quel 25,6% di contributi a lavoratore senza contare le altre tasse e scadenze fiscali che deve pagare. Altro dato: il numero delle ditte individuali dal 2010 al 2013 chiuse per fallimento causato dalla richiesta fiscale sono circa, 65. 000 unità. I titolari di ditte individuali chiuse per fallimento non hanno potuto mettere in piedi una nuova attività perchè finite nel registro dei cattivi pagatori, perchè hanno subito il blocco dei conti correnti, l’esproprio di quei pochi beni necessari a vivere. Ecco perchè abbiamo questo crollo occupazionale ed economico, perchè si è falcidiata la capacità produttiva, il tessuto industriale e manifatturiero. Si ribadisce che le misure fin qui adottate non cambieranno la situazione.

 

 

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