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Multiproprietà: il 15 novembre, undici imputati per truffa al tribunale di Padova

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INIZIA IL PROSSIMO 15 NOVEMBRE, PRESSO IL TRIBUNALE DI PADOVA, IL PROCESSO PER TRUFFA E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DI UNDICI IMPUTATI APPARTENENTI AD UNA SOCIETA’ DI PADOVA OPERANTE NEL MERCATO DELLE MULTIPROPRIETA’

Il prossimo 15 novembre, per Federcontribuenti Veneto e tutti coloro, e sono tanti, che in questi anni sono caduti in qualche trappola di cui è disseminato il mondo delle multiproprietà, sarà una data importante e a suo modo, storica. Comincerà infatti alle 10 e 30 di quel giorno, l’udienza preliminare presso il Tribunale di Padova del processo che vede imputati per truffa e associazione a delinquere (reati penali),ben 11 soggetti che in questi anni, operando tramite una nota società della provincia di Padova (che nel frattempo ha cambiato diversi nomi, ma ha mantenuto sempre gli stessi intenti), hanno aggirato parecchie famiglie e consumatori. Ben venti di loro hanno deciso di reagire e figureranno come parti offese al processo del 15 novembre (alcuni di loro sono rappresentati dall’avv. Desiree Gaspari del Foro di Pinerolo che già in precedenza e in altri tribunali aveva difeso, con successo, le ragioni di altri consumatori che si erano rivolti a Federcontribuenti contro i medesimi soggetti).

Tra gli undici imputati figurano M.G., in qualità di socio di maggioranza della società in questione, e P.R. in qualità di amministratore unico e legale rappresentante della stessa, entrambi promotori dell’associazione, mentre le altre nove persone chiamate in giudizio, sono in sostanza collaboratori della medesima società, anche loro accusati di aver commesso, dal 2005 al 2007, più delitti di truffa, tra cui e non solo quelli indicati dal capo 2 al capo 10 dell’art. 416 del c.p.

Sono ben 10 i casi citati e contenuti nel decreto di fissazione dell’udienza preliminare e tutti hanno in comune la partecipazione di P.R., ossia di colui che fungeva da Amministratore Delegato della società dietro il cui nome agivano lui e i suoi collaboratori, alcuni dei quali non sono stati identificati. Il copione? Sempre lo stesso. L’iniziale telefonata con la quale i due coniugi venivano avvisati di aver vinto un premio, la convocazione presso un hotel per ritirarlo, l’induzione, con raggiri e artifizi, a sottoscrivere una proposta di acquisto (con prezzi che variano dai 16 mila ai 18 mila euro) di un certificato di associazione per poter utilizzare un appartamento in un complesso turistico in periodi settimanali “floating” con l’aggiunta della frottola che avrebbero potuto godere ogni anno di una settimana di vacanza completamente gratuita più altri vantaggi, con l’immancabile promessa della possibilità di recedere dal contratto in qualsiasi momento. Cosa che naturalmente successivamente, non veniva mai permessa – se non a costo di una consistente penale – neanche quando il diritto di recesso veniva esercitato entro il limite di giorni previsto dal Codice del Consumo. A questo punto, l’agente in questione prospettava invece la sottoscrizione del contratto definitivo e la risoluzione dello stesso dopo un anno senza spese e con restituzione del capitale fino ad allora versato. Sempre uguale il finale: nessuna settimana gratuita di vacanze, nessun appartamento, nessuna restituzione dei soldi.

“Il prossimo 15 novembre – conclude Marco Paccagnella, presidente di Federcontribuenti Veneto – per noi è come se si chiudesse un cerchio aperto diversi anni fa, quando per primi, iniziammo a denunciare i raggiri che stavano subendo molti cittadini italiani a causa dell’opera truffaldina di personaggi come quelli che figurano come imputati nel processo che si terrà quel giorno. Dopo tante cause civili, sempre vinte, siamo finalmente giunti ad una causa penale che di fatto conferma quanto abbiamo sostenuto lungo tutto questo tempo: si tratta di truffatori, gente che ha deliberatamente pianificato una strategia per “gabbare” più persone possibili, facendo credere loro di aver fatto un ottimo investimento, quando poi concretamente, alla fine della fiera, si ritrovano con un pugno di mosche in mano e magari i risparmi di una vita andati in fumo. Voglio ringraziare, oltre l’avvocato Desiree Gaspari per l’ottimo lavoro fin ora svolto, anche quei giornalisti che fin dall’inizio, nonostante le intimidazioni e le minacce alla loro carriera, hanno seguito la nostra battaglia, aprendo una breccia affinché quanto stava avvenendo uscisse alla luce. Se oggi, anche la giustizia penale italiana, finalmente se ne occupa, è anche merito loro”.

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