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MULTIPROPRIETÀ – Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00561

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  Una interessante interrogazione parlamentare al Senato
Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-00561

Atto n. 3-00561

Pubblicato il 4 aprile 2007
Seduta n. 137
– Ai Ministri della giustizia e dell’interno. –
Premesso che:
da anni stanno operando nel territorio nazionale società, principalmente a Padova, che raggirano e arrivano a truffare pesantemente i cittadini italiani: fanno credere di vendere viaggi, scontatissimi e in tutto il mondo, in realtà piazzano multiproprietà mascherate, in time-share e a settimane floating, cosiddette fluttuanti, seguendo un copione molto poco chiaro;
da un’indagine giornalistica partita dal Friuli-Venezia Giulia e rilanciata da parecchi giornali, fra cui anche il giornale on line “Affari Italiani” oltre che il quotidiano web del Friuli, Friulinews, gli interroganti sono venuti a conoscenza di una situazione gravissima. L’ultima società in questione, di nome Holiday, con sede a Peraga di Vigonza (Padova), sta colpendo in quasi tutte le Regioni. Grazie a una giornalista freelance, Irene Giurovich, che si è infiltrata in questo meccanismo, fingendosi interessata all’affare, si è definito il sistema;

la Guardia di finanza di Padova, e non solo, sta indagando per cercare di definire la rete entro cui si muovono questi personaggi. Qualche anno fa la Guardia di finanza di Pistoia, con la maxi-operazione “Vacanze sicure”, aveva inferto un colpo ad un’altra società di Padova, di nome, guarda caso, Holiday, che sembra essere rinata dopo tre anni;
la truffa si svolge sempre con un copione rodato che non solo la Holiday, ma anche altre società hanno attuato, come la Media Weeks e Vacanze&Vacanze, sempre di Padova e, fra l’altro, tutte nella stessa sede e con la stessa partita Iva. Nascono e muoiono con nomi diversi queste società che carpiscono la buona fede dei cittadini. Come se non bastasse, società che adottavano tipologie simili sono già state condannate dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato per pubblicità ingannevole (Rainbow, Le Tour du Monde, Travel Group di Padova);
le truffe di questo genere, che condannano ignari cittadini a pagare rate di finanziarie e a non poter uscire da circuiti “a matrioska”, partono da una telefonata a casa in cui gli operatori comunicano la vincita di un buono-omaggio (anche se i destinatari delle telefonate non hanno mai partecipato a concorsi) da ritirare, previa comunicazione di un codice d’accesso, in un hotel di lusso della città. Ma il buono-omaggio (negli ultimi casi i buoni erano quelli dell’agenzia Nuvole e Fragole di Bologna di proprietà della Gheo), si rivela soltanto uno specchietto per le allodole, che serve per attrarre i cittadini in un hotel dove gli agenti delle società patavine fanno di tutto pur di mettergli sotto gli occhi un contratto-capestro da 20.000 euro, ufficialmente per viaggiare una settimana gratis all’anno e per offrire tutte le vacanze che una persona può volere, purché il singolo sottoscriva un non meglio specificato certificato di associazione che si aggira attorno ai 20.000 euro;
i truffatori mostrano il buono, cui, però, non è collegata alcuna brochure, dopo di che, dopo aver ricordato che con loro, la Holiday, si può viaggiare a prezzi da favola, presentano un primo contratto capestro. Si viene a sapere, poi, che gli agenti di queste società, dopo il primo incontro in hotel, si presentano a casa per consegnare il certificato di associazione in time-share, occasione in cui spuntano finanziarie (sempre la Carifin, fra l’altro, altro punto su cui bisognerà andare a fondo), e rate con interessi alle stelle. E di finanziarie e rate nel primo incontro in hotel non si fa mai parola. È proprio in questa circostanza che i cittadini, messi alle strette con le minacce psicologiche e i ricatti economici (“Se non firmi, devi pagare penali pesanti, il 20 per cento del valore del certificato più altre spese”, così raccontano gli agenti della società), firmano. In questo modo si è messi nelle condizioni di non appellarsi al diritto di recesso entro dieci giorni. Le persone sono convinte di aver acquistato la possibilità di viaggiare e soggiornare in hotel, villaggi, bed&breakfast, residence, e invece si ritrovano con una sottospecie di multiproprietà, in Spagna, al Club di Cala Pì, gestito dal Club Estela Dorada, nome che ritorna nei contratti che portano il marchio di Media Weeks e Vacanze&Vacanze, le cui società di gestione si trovano ora in Liechtenstein, ora in Finlandia, ora nel principato di Andorra, tutti noti paradisi fiscali. A seguito dell’inchiesta sono arrivate segnalazioni di cittadini truffati dalla Media Weeks e da Vacanze&Vacanze da tutta Italia. Grazie a queste testimonianze, inoltre, si scopre che non è vero che si può uscire dal circuito dopo un anno e senza spese. Non soltanto piombano addosso spese di gestione e manutenzione di oltre 300 euro, rivalutabili di anno in anno secondo l’inflazione nel Paese in cui si trova la struttura acquistata, ma non si riesce proprio a partire per le destinazioni. È quasi sempre tutto occupato da altre persone, gli scambi con altre strutture non sono praticabili. È evidente come dietro questo giro ci siano legali e notai compiacenti, agenzie di viaggio che non possono non sapere e chissà quali altri legami. Spunta anche la Tag World Services di Milano cui ci si deve rivolgere per rivendere la multiproprietà, ma sembra sia impossibile: non solo non la rivendono mai, ma nel frattempo si è costretti a continuare a pagare le spese di gestione fino al 2053, nonché le rate della Carifin,
si chiede di conoscere:
quali iniziative di propria competenza i Ministri in indirizzo intendano adottare al fine di modificare l’articolo 640 del codice di procedura penale ed inasprire le pene in materia di reato di truffa, oggi piuttosto lievi, e per modificare le norme che regolano la materia dei contratti, ed in particolare il diritto di recesso introducendo il principio della conferma;
se si conoscano i sistemi in violazione della privacy adottati dalle società sopraindicate per individuare le persone da contattare per poi truffarle.

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