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Paccagnella: ” stanno trasformando la nazione in un cimitero fiscale ”.

Nessuna misura concreta per il rilancio economico, rubinetti chiusi e fisco dilagante.                                       Manca liquidità: fermo ogni settore e i cittadini tornano al materasso

 

Continua l’estenuante e inutile sagra sulla lotta all’evasione fiscale che, secondo Befera, si annida tra i piccoli contribuenti, quelli da 1000 euro di stipendio, più o meno. Befera parla davanti alla commissione Finanze della Camera: «da quando sono direttore abbiamo recuperato oltre 40 miliardi di euro di evasione. Befera dal 2008 ad oggi ha recuperato, dice, 40 miliardi di euro, cioè 10 miliardi all’anno. Numeri eccepiti dalla Federcontribuenti: ” i 40 miliardi recuperati non riguardano la lotta all’evasione, ma, le rateizzazioni degli onesti contribuenti caduti nella trappola della crisi economica, o peggio, soldi recuperati con riscossioni forzate, case vendute all’asta, insomma, dal sangue degli italiani ”. Befera guadagna come direttore dell’Agenzia delle Entrate circa 460 mila euro ai quali si aggiungono le 160 mila come presidente Equitalia. In tutto 620 mila euro l’anno e parla di lotta all’evasione, di repressione, a deputati che quanto meno hanno uno stipendio tale da avere perso il senso della realtà. Per dirla tutta, non rappresentano la classe sociale, tanto meno la tutelano. “La scure che il governo abbatte sul potere d’acquisto delle famiglie italiane aggraverà ulteriormente la recessione in atto nel nostro Paese che è la seconda in Europa, inferiore soltanto a quella greca” – dichiara il Presidente di Federcontribuenti Italia Marco Paccagnella – ” invito Befera e Monti a dismettere i panni dei tecno-burocrati, ponendo in atto le misure necessarie ad iniettare con urgenza liquidità nei mercati per far ripartire investimenti e consumi, prima di trasformare definitivamente la nostra bella Italia in un cimitero fiscale” .  Per giunta siamo in attesa del nuovo redditometro, anzi dei nuovi redditometri perchè uno sarà per la selezione preventiva e uno per le attività di controllo. Un meccanismo in due tempi che darà la possibilità al contribuente di dimostrare la compatibilità delle proprie spese con il reddito dichiarato prima di far scattare gli eventuali controlli. Il messaggio è chiaro, infilate i soldi nel materasso e non spendete o sarete fregati. L’inutilità del redditometro. Il redditometro servirà a scovare gli evasori confrontando il reddito dichiarato dal contribuente con il suo tenore di vita, letto attraverso una serie di voci «spia»: non solo la barca o la macchina di lusso, ma anche le spese per la colf, per il cellulare, per l’asilo o l’università dei figli, fino all’abbonamento in palestra, alla parcella del veterinario, alle donazioni alle onlus. In tutto cento indicatori, divisi in sette grandi categorie, che disegnano la capacità di spesa del contribuente e quindi stimano il suo reddito «presunto». Se quel reddito presunto dovesse essere troppo al di sotto di quello dichiarato, il Fisco potrà far scattare i controlli. Saprebbe spiegarci Befera, quale evasore di professione dichiara un reddito? Come pensa di scovare i prestanome? Perchè mai un cittadino che lavora deve, oltre alle imposte, alle detrazioni e alle accise che versa allo Stato, dichiarare come spende quel poco che gli rimane? Questo strumento da polizia fiscale è invasivo e si trasformerà in una doppia scure per oltre 50 milioni di contribuenti. Un ulteriore studio di settore che schiavizza e non rilancia l’economia.

 

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