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Svincolarsi dalla multiproprietà, un labirinto per i consumatori. Rottamazione o tribunale?

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Liberarsi della propria multiproprietà non è mai una operazione a costo zero. La rottamazione o risoluzione stragiudiziale, consiste in una cessione a titolo gratuito del diritto di godimento. Un tribunale può riconoscere la nullità del contratto e con la sentenza il diritto di multiproprietà viene di fatto cancellato e se collegato viene cancellato e spesso rimborsato anche il finanziamento. Federcontribuenti: ”entrambe le soluzioni sono valide perché non tutte le multiproprietà sono uguali. A seconda del tipo di contratto, con o senza rogito, certificato di associazione o punti club vacanza, italiana o estera: per ogni prodotto esiste una soluzione definitiva e nessuna a costo zero”.

Le multiproprietà non sopravvivranno al covid-19

La pandemia è stato il colpo di grazia per il mercato delle multiproprietà. Lo è stato per i consumatori che pur volendo non hanno potuto godere della propria settimana e per le società che le gestiscono sempre più povere e cattive. ”Il consumatore deve abbandonare definitivamente l’idea di possedere una qualche forma di investimento: o la usa o se ne deve liberare. In entrambi i casi non c’è guadagno ma solo spese. Se usufruisce della settimana in possesso deve sottostare alle spese condominiali come alle spese per la manutenzione straordinaria, formula abusata dai residence per appianare i propri debiti. Se se ne vuole liberare comunque deve affrontare delle spese, non esiste il titolo gratuito e non esiste il guadagno”.

Se il consumatore pensa di vendere o regalare la propria multiproprietà scoprirà ben presto come sia impossibile. Per ogni multiproprietà ci sono almeno tre società pronte a fregare altri soldi ai proprietari illudendoli di liberarli definitivamente da questo incubo.

Cosa fa solitamente il proprietario di una multiproprietà?

In primis tenta di subaffittare la propria settimana: ”soluzione valida fino a qualche anno fa, mentre oggi le società che gestiscono le multiproprietà fanno di tutto per impedirlo al sol fine di affittare quel vuoto loro stessi guadagnandoci due volte.

Poi si fa tentare da società o finte associazioni che promettono la cancellazione sia dei debiti maturati sia del contratto: ”attratti dalla soluzione low cost vengono convinti a sborsare un anticipo per i costi di avvio pratica per poi scoprire di essere stati nuovamente truffati. Queste società o associazioni spariscono dal giorno alla notte”.

Accumulano debiti sperando di farla franca: ”nel giro di pochi anni si vedono di colpo pignorare buste paghe o beni in proprio possesso con ingiunzioni di pagamento che lasciano ben poco scampo”.

Le uniche vie che permettono la cancellazione legale e permanente della multiproprietà sono due: ”si va in tribunale se si ha in corso un finanziamento o un monte debiti accumulato con la società che gestisce la multiproprietà. Anche se la giurisprudenza italiana ha ormai conclamato la nullità dei contratti questa strada conviene solo in alcuni casi specifici. Negli altri casi resta valida la cancellazione del titolo in via stragiudiziale ma, solo se perseguita da professionisti italiani con una esperienza conclamata. Ogni altra via non solo non permette di liberarsi dalla multiproprietà ma rischia di peggiorare la propria situazione costringendo a perdere ulteriori somme di denaro”.

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