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Redditometro: tabula rasa dello Stato di Diritto

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Nato per scovare gli evasori, il redditometro, confronterà le spese con le entrate e se le uscite supereranno le entrate si attiveranno i controlli. Tabula rasa dello Stato di diritto.I primi dati forniti da Befera ed emersi dal Redditest non lasciano spazio a sorprese: fra le diverse  categorie di contribuenti, gli scostamento maggiori si sono verificati nel reddito d’impresa e in quello da lavoro autonomo. Il commento del presidente di Federcontribuenti, Paccagnella: ” un lavoratore con busta paga non ha necessità di subire nessun controllo incrociato e nessun dato discordante può emergere dal raffronto proprio perchè totalmente tracciato. Un imprenditore invece, non solo subisce la mannaia degli studi di settore, ora anche il redditometro il quale, senza alcuna logica, predispone per lo stesso un reddito: chi lo dice quanto ha guadaganto? Se ha lavorato poco, se non è stato pagato se è stato malato? Non ne è detto che se si hanno due impiegati è perchè ogni santo mese si guadagna un tot preciso, probabilmente l’imprenditore avrà attinto ai risparmi oppure ha risparmiato sul proprio stipendio pur di non avere debiti. Il redditometro in questo caso darà segnale rosso e si verrà chiamati negli uffici dell’Agenzia delle Entrate.Insomma, siamo completamente nelle mani di uno Stato di polizia fiscale, ma solo per i soliti noti, niente per banche, assicurazioni e grandi gruppi industriali e multinazionali che continuano a trovare il modo per eludere il fisco! ” In uno Stato dove ogni 10 euro di guadagno ben 7 euro vanno all’erario non c’è spazione per l’evasione fiscale, compiuta solo dai grandi gruppi aziendali. Va sottolineato che ad oggi, ogni stipendio, subisce già una decurtazione fiscale a monte, le detrazioni e una volta incassato lo stipendio le tasse non sono finite. Non si conteggia l’Iva pagata su ogni prodotto acquistato, non si conteggiano le accise sulla bolletta dell’energia elettrica o sul carburante. Il reddito non è quindi al netto. Ecco cosa andremo a tassare, un reddito già tassato. Il nuovo redditometro non scoverà nessun evasore e la sua entrata in vigore genererà un effetto domino che, secondo Federcontribuenti, avrà conseguenze devastanti: ” poniamo il caso un cittadino abbia acquistato una macchina in leasing, il redditometro non terrà conto dell’acquisto fatto a rate e avviserà l’Agenzia delle Entrate che, a sua volta, chiamerà il cittadino ad una verifica. Basterà poco per dimostrare di non aver evaso, resta il fatto che si violerà la privacy, si violerà la vita privata del cittadino costretto a giustificarsi al fisco. Visti i requisiti del redditometro solo un 10% dei contribuenti risulterà in regola, non per loro colpa, ma perchè si è tassato anche l’aria che respiriamo e le patatine fritte al bar. Partiranno a raffica controlli a tutto spiano, perquisiranno le case e le casse degli italiani a caccia anche di un solo centesimo avanzato. Qui la guerra all’evasione non c’entra, qui si tratta di scovare ogni euro pur di non intaccare la casta e i suoi privilegi ”. La Federcontribuenti denuncia soprattutto il clima di terrore e di controllo che il redditometro contribuirà ad instaurare: quanto carburante hai messo; quanto hai pagato di acqua, luce, gas; quante volte sei andato al cinema o a mangiare una pizza; se hai chiamato un idraulico sei fregato. Crolleranno i consumi, le saracinesche non si apriranno più per indotto fallimento, si eviteranno spese: ci si guarderà alle spalle mentre si entra dal parrucchiere o a farsi fare l’analisi del sangue. Si tornerà al mercato nero. Ogni voce, ogni scontrino e fattura fiscale dovrà essere dichiarata.

” Non esiste un modello fiscale simile in nessun’altra nazione. Un contribuente non può essere visto come portatore sano di guadagno. Un cittadino ha diritto di vivere del proprio lavoro senza dover dar tutto allo Stato incapace di legiferare in maniera tale da riproporzionare i redditi della casta a quelli dei cittadini ”. Non si sostiene la ripresa dell’economia e dei consumi, si sostiene il malsano principio che ogni singolo lavoratore è chiamato a sostenere con le proprie finanze una classe politica vorace.

 

 

 

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