Relazione shock sulla Campania: ”Danni incalcolabili, che graveranno sulle generazioni future”

ambiAgli americani nelle basi Nato della Campania viene detto di non bere o mangiare prodotti locali, la Federcontribuenti dopo l’agghiacciante relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti presieduta da Pecorella dovrebbe invitare, i campani, a non bere o mangiare i loro stessi prodotti alimentari, la loro stessa acqua.

Di certo invita le onlus che da anni tentano di avere giustizia ad unirsi nell’ultimo tentativo di evitare un eccidio di massa. A rischio tutta la produzione agricola, dai caseifici, agli ortofrutticoli, alla macelleria. Quando questa relazione finirà nelle case degli italiani chi acquisterà più i prodotti campani? Non solo in Italia, soprattutto in Europa.

Oltre alla salute, rischia di crollare una già precaria economia regionale e nazionale.

Se è vero che le mafie hanno radici ovunque, in questa battaglia, deve unirsi tutta la nazione.

In attesa del Sistri o del Mud che a nulla servono e del registro tumori è tempo di portare sul banco degli imputati tutti gli uomini, anche di Stato, responsabili di questa tragedia.

Federcontribuenti, attraverso la sua vice presidente Roberta Lemma, chiede venga, finalmente, tirato fuori dai cassetti dello Stato il Disegno di legge recante Disposizioni concernenti i delitti contro l’ambiente. Testo approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione del 24 aprile 2007 firmato dall’allora presidente Prodi e che arma la magistratura contro la guerra all’ecomafia”.

772 pagine di relazione sulla Campania che la commissione riassume in quattro frasi da far impallidire chiunque: «Quanto l’inquinamento si sia trasferito nel terreno, quanto dal terreno ai prodotti alimentari, quanto dai prodotti alimentari all’uomo non è dato sapere con esattezza».

«Si tratta di danni incalcolabili, che graveranno sulle generazioni future. Il danno ambientale che si è consumato è destinato, purtroppo, a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni con un picco che si raggiungerà, secondo quanto riferito alla Commissione, fra una cinquantina d’anni. Questo dato può ritenersi la giusta e drammatica sintesi della situazione campana».

” La descrizione di una tragedia che ancora deve esplodere e che dobbiamo in qualche modo evitare o tamponare ”. L’avvelenamento delle falde acquifere di Giugliano e zone limitrofe causa dello smaltimento dalla seconda metà degli anni Ottanta fino al 2004 di 30.700 tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dalla bonifica dall’Acna di Cengio (Savona). Quelle falde servono diversi pozzi, non tutti autorizzati e variamente dislocati sul territorio, utilizzati per l’alimentazione bovina e umana. Dichiara Milita in audizione: «Si tratta di un caso paradigmatico perché… vede un accertato avvelenamento delle falde con, dato più preoccupante, un culmine di contaminazione, pur attualmente presente, che raggiungerebbe l’apice nel 2064. Si tratta quindi di uno di quei casi (l’unico in corso di celebrazione in Italia) in cui una condotta permanente prevede un aggravamento nel corso del tempo, per cui, facendo un parallelismo tra organismo umano e ambiente, può essere soltanto paragonata all’infezione da Aids (…)».

Dalla perizia del geologo toscano Giovanni Balestri, per conto della Procura di Napoli, emerse che tutta la zona a nord di Napoli, un tempo fertilissima ed incontaminata, attualmente ancora utilizzata per la produzione agricola – attraverso la predisposizione da parte della criminalità organizzata di discariche abusive in quell’ambito territoriale e al confine con la provincia di Caserta, nei Comuni di Giugliano, Parete, Villaricca, Qualiano, Villa Literno – patisce un gravissimo inquinamento. Secondo Balestri l’apice si raggiungerà fra 50 anni perchè: si realizzerà in pieno la precipitazione nella falda acquifera del percolato e di altre sostanze tossiche derivanti dalle migliaia di tonnellate di rifiuti.

La Commissione parlamentare è impietosa sulla “macchina” che ha gestito l’emergenza rifiuti in Campania. «E’ evidente che il sistema – si legge nelle conclusioni – risulta essere stato riprogrammato per far funzionare una macchina capace senz’altro di produrre profitti, ma destinata a non risolvere i problemi, dal momento che il raggiungimento dello scopo costituirebbe evidentemente motivo per far cessare ogni possibili spunto di guadagno riguardo al ciclo dei rifiuti. In questo preciso momento storico il problema dei rifiuti in Campania non è più un problema regionale, se mai lo è stato, ma è un problema nazionale che sta esponendo l’Italia a sanzioni gravissime da parte della comunità europea, che ha avviato procedure di infrazione per violazione delle norme comunitarie».

 

 

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